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Reportage Live

ARCH ENEMY + In Flames + Soilwork: il racconto e le foto del concerto all’Alcatraz di Milano

Rising from the North Tour: un assalto di autentico swedish melodic metal che passa anche dall’Alcatraz di Milano

Foto di Luna La Chimia

Articolo di Jennifer Carminati | Foto di Luna La Chimia

Arch Enemy, In Flames come co-headliner e in apertura Soilwork. Questa la lineup del “Rising from the North Tour”, una serie di concerti che vedranno le band impegnate in UK ed Europa tra ottobre e novembre 2024. Prevista anche una data in Italia all’Alcatraz di Milano, mercoledì 16 ottobre organizzata da Vertigo Hard Sounds.

Appuntamento imperdibile per gli amanti del death metal melodico di stampo svedese che vivranno una serata indimenticabile in compagnia di tre band che, in maniera diversa, hanno contribuito a rendere questo genere mainstream e ne hanno certamente fatto la storia.

Una lineup che molti fan aspettavano da tempo, tre solide realtà che hanno vissuto il death metal in maniera differente, cambiando il loro sound negli anni ma riuscendo a mantenere un’impronta identificativa.

Vediamo dunque lo stato di salute musicale della compagine svedese che finalmente è arrivata a farci visita in questa serata milanese iniziata con i migliori auspici per una buona riuscita ma alla fine non sara’ proprio cosi.

Björn Strid - Soilwork - Rising From The North Tour 2024 - Alcatraz Milano
Soilwork in concerto all’Alcatraz di Milano, foto di Luna La Chimia

Soilwork

Anche oggi devo saltare la pausa pranzo per poter uscire prima dall’ufficio ed essere al locale di via Valtellina in tempo per non perdermi neanche una delle band in scaletta: cosa non si fa per una giusta e sana dose di musica live… la fame può attendere, la sete meno, ormai lo sapete che sono una bevitrice assidua di birra, inutile fingersi astemi.

Sono solo le 18.30 quando i Soilwork salgono sul palco, ma l’Alcatraz è già bello pieno e c’è un’atmosfera nell’aria che promette molto bene.

Poco dobbiamo aspettare affinché inizino i primi riff atmosferici di “Stabbing the Drama” con Bjorn ‘Speed’ Strid e la sua voce viscerale su di una pedana rialzata nella parte anteriore del palco a guardarci tutti.

Un bellissimo gioco di luci accompagna la perfomance dei nostri che sapientemente sanno come alternare la pesantezza dei riff di alcuni loro brani ad altri decisamente più melodici.

A distanza di venticinque anni dal loro esordio i Soilwork sono ancora genuini e mi paiono autentici sul palco, non troppo costruiti i loro spettacoli in sede live come spesso purtroppo accade.

Arch Enemy - In Flames - Soilwork
Soilwork in concerto all’Alcatraz di Milano, foto di Luna La Chimia

Il sentimento reciproco di affetto tra loro e i fan italiani è evidente: quasi ogni canzone della setlist proposta viene accolta in un boato e il livello di partecipazione attiva è altissimo. Quando si tratta della combo “Exile” e “Distortion Sleep” non c’è niente che freni l’inevitabile moshpit che si viene a creare, mentre il ritornello cantato in pulito riecheggia nella sala del locale di via Valtellina.

Il nuovo singolo “Spirit of No Return” vede un riff frenetico trasformarsi in note melodiche, mantenendo una grande potenza di stampo Soilwork a tutti gli effetti. Molto più malinconica invece “Övergivenheten” che ascoltata in sede live ha il suo perché, ancora più che su disco. Con “Death Diviner” assaporiamo anche il loro lato più epico supportato da sezioni ritmiche incisive, voce pulita e potenti blast beat e una splendida sezione centrale di tastiere, che lasciano il pubblico in totale visibilio. Un assolo di chitarra introduce “The Ride Majestic” dagli intricati riff quasi progressive.

“Stålfågel” chiude egregiamente il set dei Soilwork, e per un’ultima volta ascoltiamo il growl di Bjorn che si intreccia a una voce più pulita, come ci hanno ormai abituato gli svedesi.

Arch Enemy - In Flames - Soilwork
Soilwork in concerto all’Alcatraz di Milano, foto di Luna La Chimia

In Flames

Ad attendere la corazzata di Goteborg un ben nutrito plotone di fan: molti indubbiamente acquisiti dagli ultimi dischi; un buon numero reduce dagli antichi piaceri della svolta targata “Reroute To Remain” e anche dei giovanissimi supporter, che non conoscendo i primi In Flames non possono certo fare paragoni o avere nostalgia dei tempi in cui i nostri facevano metal duro e pesante, come piace alla sottoscritta, e a molti altri dei presenti in quest’Alcatraz al limite del sold-out per quest’altra serata targata Vertigo Concerti.

Sono le h 20.10 quando, chiamati a gran voce dal pubblico, gli In Flames irrompono sullo stage accolti da un’ovazione carica di entusiasmo. Anders Fridén, vera anima del gruppo, inizia sin da subito a muoversi da un lato all’altro del palco coinvolgendo il pubblico e mettendo in chiaro come gli In Flames vivano la dimensione live: divertendosi e facendo divertire.

Ci proporranno tre brani dal loro quattordicesimo album, “Foregone”, uscito lo scorso anno per Nuclear Blast, dove ritroviamo il loro sound fatto di melodia sì ma anche aggressività e velocità quando ci vuole.

Brani che non reggono però il confronto con “Only for the Weak” da ‘Clayman’ del 2000 o “Cloud Connected” da ‘Reroute to Remain’ del 2002, con la quale hanno iniziato lo show di stasera e sui quali il pubblico si scatena in pogo, moshpit e headbanging come se non ci fosse un domani.

La setlist saccheggia sapientemente dalla loro ampia discografia, inframezzando pezzi più nostalgici come “Food for the Gods”, saltando indietro fino al 1997, e l’immancabile “Take This Life”cantate a squarciagola da un’audience completamente rapita, a pezzi più recenti come “Voices” da ‘I, the Mask” del 2019.

“Voglio vedervi scatenare e cantare con noi” dice il carismatico frontman con l’immancabile cappellino per introdurre “Trigger”, una traccia potente che fa letteralmente rimbalzare il pavimento dell’Alcatraz. Dall’alto della posizione privilegiata in cui mi trovo guardare così tante persone creare un’onda di headbanging a ritmo è stato fantastico.

Tripletta finale di singoli, da “The Mirror’s Truth“ a “I Am Above” su cui un coro di voci si è unito a Fridén nei ritornelli.

In chiusura “My Sweet Shadow” da ‘Soundtrack To Your Escape’ del 2004, dopo la quale lasciano il palco sotto gli applausi scroscianti di questo Alcatraz entusiasta. È stata una performance da headliner e anche la reazione del pubblico lo conferma.

Il loro ennesimo tentativo di voltare pagina nei confronti dell’ingombrante passato e proporre una set list che ha puntato massicciamente sugli ultimi loro album, trascurando gli album storici degli anni ‘90, è stato tutto sommato azzeccato per la riuscita del live.

Gli In Flames ci hanno regalato una performance maiuscola sotto tutti i punti di vista con l’energia e la professionalità che i cinque sono sempre in grado di trasmettere on stage, tanto sui pezzi nuovi che su quelli più datati, e spegniamo sul nascere eventuali note polemiche con un unico commento: è stata una scelta ruffiana la loro? Assolutamente sì, ma va bene cos’ se questo è il risultato finale.

Arch Enemy

Non va cosi bene per gli altri headliner di questo tour, gli Arch Enemy di Alissa White-Gluz. Quando fa il suo ingresso sul palco, venti minuti dopo l’orario previsto, prende il comando con il suo solito piglio aggressivo, e la folla risponde con un boato, ed inizia un concerto che lascerà non poco amaro in bocca ai fan dell’ultima band svedese di oggi.

Arch Enemy in concerto all’Alcatraz di Milano 2022, foto di Federico Buonanno

“Deceiver, Deceiver” fornisce subito l’energia per aprire il pit con riff alla velocità di un proiettile e sezioni ritmiche micidiali. Ma, ecco che improvvisamente saltano le luci sul palco, e resterà al buio e in silenzio per altri venti minuti abbondanti. Non una parola da parte del gruppo, solo una persona del locale credo che si scusa al microfono per il “problema temporaneo in fase di risoluzione”.

Quando rientrano sul palco solo un “grazie per la pazienza” da parte di Alissa e riprendono un concerto che non decollerà’ mai. Luci frontali ancora assenti per oltre metà show e un atteggiamento che non mi è piaciuto per nulla.

Arch Enemy in concerto all’Alcatraz di Milano 2022, foto di Federico Buonanno

Michael Amott, spesso al centro del palco, sforna un assolo dopo l’altro, con il nuovo chitarrista, Joey Concepcion che ha sostituito nel 2023 dopo una decina d’anni Jeff Loomis, sembra funzionare bene.

Con i loro accordi intrecciati veniamo lanciati direttamente in “The World Is Yours”, dove l’headbanging è davvero feroce.

Chitarre melodiche si fondono in un potente assalto sonoro del basso di Sharlee D’Angelo e la batteria di Daniel Erlandsonn in “House of Mirrors”, è implacabile: una miscela di blast beat e doppi pedali con un intricato lavoro sui piatti che non lascia scampo.

Durante “My Apocalypse” il pubblico viene invitato ad accendere le torce dei cellulari illuminando la platea, e le melodie accattivanti che i nostri sanno creare prendono il sopravvento.

“Liars and Thieves”, canzone contenuta nell’album ‘Blood Dynasty’ di prossima uscita (marzo 2025), è al solito un potente equilibrio di melodia e potenza, con il growl di Alissa che ben si presta all’interpretazione di questo ascolto in anteprima che gli Arch Enemy offrono ai loro fan in questo tour.

Il più grande circlepit della serata si forma con la conclusiva “Nemesis” e l’energia caotica tra la folla viene riversata sul palco, dove Alissa ci offre per un’ultima volta una performance che va oltre l’oggettiva bellezza fisica che non nasconde affatto, sotto quella tutina aderente che lascia pochissimo spazio all’immaginazione. Sfrutta appieno la sua femminilità nella presenza scenica, ha un volto angelico ma il suo growl non ha niente da invidiare ad altri cantati uomini.

Arch Enemy in concerto al Graspop Metal Meeting 2023 di Dessel foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it
Arch Enemy in concerto al Graspop Metal Meeting 2023 di Dessel foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Non c’è tempo a quanto pare per “Fields of Desolation” con cui hanno sempre chiuso le altre date del tour e si chiude qui una performance non certo tra le migliori degli Arch Enemy. Ah, quasi dimenticavo, la band non ha voluto fotografi, decisione comunicata solo pochi minuti prima dell’inizio con totale mancanza di rispetto per chi degli scatti in sede live ne ha fatto un lavoro.

Tiriamo dunque le fila di questa lunga serata all’insegna dello swedish melodic death metal: come detto all’inizio, avevamo di fronte tre band che hanno contribuito ampiamente a fare la storia di un genere. Col tempo alcuni di loro si sono decisamente allontanati dalle sonorità metal pesanti strizzando l’occhiolino e avvicinandosi a suoni ben più orecchiabili.

In conclusione, questo tour mette in mostra tre delle migliori realtà metal svedesi in circolazione, che rappresentano il perfetto emblema degli ultimi anni nel nostro amato metal: le band devono scegliere se restare fedeli al proprio sound a discapito spesso di fama e successo, o virare verso sonorità più melodiche e orecchiabili e aumentare così considerevolmente la fan base e arricchire al contempo il portafoglio.

Personalmente continuo a preferire la coerenza, ma “de gustibus non est disputandum”.

Sfoglia la gallery qui sotto per vedere le foto di In Flames e Soilwork:

In Flames

SOILWORK – la scaletta del concerto all’Alcatraz di Milano

Stabbing the Drama

Arrival

Exile

Distortion Sleep

Spirit of No Return

Övergivenheten

Death Diviner

The Ride Majestic

Stålfågel

IN FLAMES – la scaletta del concerto all’Alcatraz di Milano

Cloud Connected

Take This Life

Deliver Us

Paralyzed

In the Dark

Voices

Food for the Gods

Coerced Coexistence

Trigger

Only for the Weak

Meet Your Maker

State of Slow Decay

Alias

The Mirror’s Truth

I Am Above My Sweet Shadow

ARCH ENEMY – la scaletta del concerto all’Alcatraz di Milano

Deceiver, Deceiver

The World Is Yours

House of Mirrors

My Apocalypse

Dream Stealer

War Eternal

Liars & Thieves

The Eagle Flies Alone

First Day in Hell

No Gods, No Masters

Encore:

Snow Bound

Sunset Over the Empire

Nemesis

Written By

Bergamasca nell'animo, Milanese d'adozione. Di giorno Ingegnere di sera mi trovate con una birra in mano ad un concerto rock o metal. Amo camminare e visitare città che non conosco. Mi piace leggere e ovviamente ascoltare musica, immancabile sottofondo delle mie giornate. Per me essere Rock è una filosofia di vita. I'm hard on the outside but soft on the inside, come un tortino al cioccolato con cuore fondente, of course.

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