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Reportage Live

AFTERLIFE a Milano, c’é vita dopo la techno. Parola di TALE OF US

L’evento-concept realizzato dal duo italiano tra i migliori dj del mondo ha fatto tappa a Milano, il 21 settembre all’Ippodromo Snai, da cui in realtà tutto é nato. Non una serata, ma un’opera maestosa, che richiama tanti, ma si dichiara davvero a pochi.

AFTERLIFE - TALE OF US - MIND AGAINST - MASSANO - OLYMPE (Lagarty Photo)

Articolo di Marzia Picciano

Se c’é un genere musicale che più di altri puó e anzi deve farsi ariete da sfondamento per i (brutti, sinceramente) tempi che verranno, é quello dell’elettronica, dance, della techno. Non fatevi ingannare da jingle piacioni, peró, dai momenti di forum acchiappalike etc. Bisogna essere attenti nell’osservare l’evoluzione di un genere come pochi.

Sarà che quest’anno ci siamo ricordati tutti di andare a ballare (dopo la pausa pandemica, dico) e i festival soprattutto di elettronica hanno fatto numeri senza paragoni (pensare all’exploit del Kappa FuturFestival di quest’anno, 115mila presenza  da 157 Paesi, e poi venite a dirci che i festival non fanno turismo), ma Afterlife il 21 settembre a Milano si presentava come un evento sentito, atteso, voluto, anche solo per non chiudere immediatamente la stagione dei concerti all’Ippodromo (non sia mai che ci manchino parcheggi improbabili e lontanissimi oltre che dieci centimetri di polvere ovunque sul nostro corpo) e quindi, nel nostro immaginario, l’estate stessa (ma dobbiamo fare i conti anche con questo, lo sappiamo!), ma soprattutto per continuare a sentire quella spinta, nell’aprirsi dell’inverno milanese, mentre tutti (gli altri) si strappano i capelli per Madonna da D&G, per cercare la propria nicchia di straniamento sociale nel parterre terroso di San Siro. Non solo.

AFTERLIFE – TALE OF US – MIND AGAINST – MASSANO – OLYMPE (Lagarty Photo)

Stiamo parlando di un evento-festival, ormai lanciato con successo da Carmine Conte e Matteo Milleri, il duo italo-americano/italo-canadese che si é incontrato a Milano nel 2008 per capire che nella vita dovevano far ballare gli altri, e quindi fondare un loro progetto (Tale of Us, appunto), a Berlino, e una loro etichetta, Afterlife, per avere più libertà creativa. Oggi con loro lavorano tantissimi artisti, tra cui quelli che si sono esibiti sabato dalle prime ore del pomeriggio con loro Massano, Mind Against, Olympe. Sorvolando quella che senza dubbio é una bellissima storia di orgoglio italiano, arriviamo al punto. Tale of Us, come “gruppo” nel senso tradizionale del termine, non si é fermato all’idea di operare come DJ, ha fatto propria la missione esistenziale del riscrivere il concetto di fare musica techno, arrivando a un concetto assolutamente non scontato e che invero é condiviso da chiunque faccia arte, sia un artista (e loro lo sono) nello svolgere la propria creatività, ovvero: trovare un nuovo canale per comunicare una transizione. Rimanendo, a mio umile avviso, fedelissimi alla linea: la loro é una techno dinamicissima, serrata, ingaggiante, ma pura techno, quindi anche oscura, mitragliatrice, a volte anche inquietante. Lo stesso possiamo dirlo per i loro progetti solisti, che hanno sfilato (lo diremo solo perché si presta bene nel contesto) prima di loro e anzi hanno rappresentato il fulcro di Afterlife, MRAK e Anyma. La contaminazione arriva dal resto. Dalla tecnologia a cui guardano incessantemente. E da tutte altre arti che possono mischiarsi a loro. Da qui nasce Afterlife, che come concept, detto proprio male e chiedo venia, é quello del mini festival, ma senza giostre e bancarelline, qui c’é solo un maxi-schermo che é parte integrante della performance.

AFTERLIFE – TALE OF US – MIND AGAINST – MASSANO – OLYMPE (Lagarty Photo)

Si, perché lo show di Carmine e Matteo é un combinato-disposto di arte visiva e musica (e gente che balla, ma diciamocelo, qui é impossibile non rimanere imbambolato a vedere cosa succede intorno) che va vissuto con estrema attenzione per poter avere una comprensione completa del tutto. I DJ Set sono concerti veri e propri, se non racconti di viaggi, interiori e visionari, dei nostri eroi, dietro la consolle si puó solo raccontare a una folla che comprende e ascolta solo ballando. Così MRAK (Carmine) puó portare il suo progetto We Don’t Follow con tanto di violoncellista a fianco (e Bresh in chiusura, quasi in sordina) mentre il maxi schermo si infiamma e un logo che sembra ricordare più le vetrate di Notre Dame e vedere infiammarsi così i presenti mentre cala il sole e Anyma (Matteo) con il suo “The End of Genesis” puó raccontare la storia dell’umanandroide portantoci direttamente in un qualsivoglia Final Fantasy macchiato di una trama alla Blade Runner.

C’é da dire che quello di Milleri é un capolavoro. Da quando ho visto le prime immagini di Genesis comparire in giro ne ero rimasta così turbata (si, turbata) da convincermi subito della necessità di vederlo. Afterlife, con il suo omino brillante capovolto quasi a rappresentare un’umanità (quella guidata dai Tale of Us) pronta a vedere il sottosopra (o quello che c’é sotto, o dopo – la vita?), sicuramente porta un immaginario che rende necessaria una coesistenza tra performance musicale e visiva, ed é stato sicuramente il leitmotiv della serata per tutti. Eppure al momento della sessione di Anyma c’é stato qualcosa di incredibile.

AFTERLIFE – TALE OF US – MIND AGAINST – MASSANO – OLYMPE (Lagarty Photo)

A partire dall’inizio dell’intero “album” (possiamo chiamarlo cosi?) con l’ormai iconico opening fronte schermo un’androgina replicante che ci guiderà in una post-realtà fatta di incontri, sfioramenti, sfondamenti mancati di una quarta parete di pixel, con il suo venirci addosso e battere in ritirata stremata, fino agli scenari metropolitani futuristici, alberi che si replicano, mani che cercano di incontrarsi, figure tra il tolkeniano e il Neon Genesis Evangelion che cercano sempre di venirci addosso, mentre noi balliamo o filmiano o guardiamo estasiati: quella di Anyma/Matteo é un’esperienza di un altro livello. A volte ci si dimentica di ballare, tanto si é presi a guardare cosa succede lì, in quelle grafiche strepitose. Unica pecca: lo schermo orizzontale, verticalmente sarebbe stata tutta un’altra storia. Anzi due: il livello del suono, troppo basso per far godere davvero lo spettatore (del resto siamo a San Siro, all’aperto, e a mezzanotte tutti a casa). Tuttavia, consci di ció, immaginiamo come potrebbe essere ancora più incredibile.

Questo lo avremo pensato io e tutti quelli che sono rimasti fino alla fine (appena i due dj si sono riuniti San Siro ha cominciato a svuotarsi) maledicendo tutte le limitazioni ambientali che ci avrebbero cacciato a breve. E con un pó di amarezza. Afterlife é un’escape room di cui troppo spesso ci dimentichiamo dell’esistenza, o meglio, quando si palesa ce ne ricordiamo. Intendo: di quel momento collettivo di fuga dalla realta, per entrare in un’altra, paradossalmente legata alla nostra e separata da un velo quasi inesistente di distanza. Siamo qui eppure non ci siamo, siamo da qualche altra parte. É il momento perfetto per lasciare andare, per essere e stare senza necessariamnete giustificare. Si balla e basta ed é perfetto: ho una perfetta occupzone dello spazio e del tempo. Lontana dal pensare che sia un modo per prendere tempo o non prendersi responsabilità, é il modo più efficace che abbiamo per scaricarci da dosso il peso di un’esistenza troppo esigente. Senza neanche chiedere l’aiuto del pubblico.

AFTERLIFE – TALE OF US – MIND AGAINST – MASSANO – OLYMPE (Lagarty Photo)

É un dramma almeno per una patita come me non sentire quei bass arrivarmi dritti nello sterno mentre lo schermo si mangia la mia immaginazione. Più che altro, ricevendo solo chiacchericcio dal retro (ma tutta questa voglia di parlare, a un evento come Afterlife, come vi é venuta?), eppure questo non mi ha impedito di godermi lo spettacolo.

Ci dovrebbero essere più Afterlife, di seguito. E no, non semplicemente per estraniarsi. Ma per fare davvero questo viaggio nell’aldilà.

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Dall’Adriatico centrale (quello forte e gentile), trapiantata a Milano passando per anni di casa spirituale, a Roma. Di giorno mi occupo di relazioni e istituzioni, la sera dormo poco, nel frattempo ascolto un sacco di musica. Da fan scatenata della trasparenza a tutti i costi, ho accettato da tempo il fatto di essere prolissa, chiacchierona e soprattutto una pessima interprete della sintassi italiana. Se potessi sposerei Bill Murray.

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