Reportage Live

TAME IMPALA: la simulazione di un rave psichedelico e futuristico

Tame Impala in concerto all'Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO) foto di Cesare Veronesi

Articolo di Umberto Scaramozzino (Torino) | Foto di Cesare Veronesi (Bologna)

Quattro anni dopo l’ultimo passaggio, quello agli Idays di Milano, il progetto Tame Impala torna in Italia, questa volta con il suo nuovo e lodato spettacolo indoor. Torino e Bologna si aggiudicano l’onore di ospitarlo e proprio all’Inalpi Arena, nel capoluogo piemontese, si prova a rispondere nuovamente alla domanda che chiunque non abbia ancora visto il progetto dal vivo si pone: quei trip psichedelici che il mondo ha imparato ad amare nei dischi di Tame Impala, come sono dal vivo?

La risposta non è mai scontata, neanche per chi ha già all’attivo uno o più concerti di Kevin Parker. Innanzitutto perché in ogni tour messo in piedi dal polistrumentista australiano l’attenzione si focalizza prima di tutto sulla produzione del live, in particolare sull’impianto luci che da molti anni è un interessante termine di paragone per tutte le eccellenze dell’intrattenimento dal vivo. E anche per questo “Deadbeat tour” Mr. Parker ha fatto le cose in grande.

All’attacco di “Apocalypse Dreams” si ha l’illusione di essere di fronte a un lavoro di stage e lighting design molto sobrio, quasi delicato. Un gioco di ombre fa apparire le silhouette dei musicisti su sfondi cromatici cupi. Ma l’illusione dura il tempo di una strofa, perché l’esplosione di strobo e laser mette subito in chiaro il tono della serata: siamo di fronte a uno spettacolo gargantuesco, che mira a surclassare anche quello del 2022, con la celebre struttura luminosa circolare denominata “The Ring”. La scenografia è più dinamica e spigolosa rispetto all’era di “The Slow Rush”, ma anche più ambiziosa.

Un problema tecnico durante “The Moment” mette in luce come ogni elemento del live sia un ingranaggio imprescindibile di una struttura complessa, studiata al millimetro, e come l’unico modo per risolvere eventuali intoppi sia il classico riavvio. Kevin si scusa, sorride e fa ripartire la sua grande macchina, come se nulla fosse accaduto. Da “Borderline” a “Dracula”, passando per “Gossip” e “Feels Like We Only Go Backwards”, brano dopo brano ci si dimentica di essere a un concerto rock e ci si immerge anima e corpo nella simulazione di un rave psichedelico e futuristico, come da intenzioni dell’autore.

A metà serata Kevin Parker abbandona il palco e, mentre un video ci mostra una sacrosanta “pausa wc” nel backstage dell’Inalpi Arena, gli occhi dei quindicimila presenti si spostano sul piccolo palco B, posizionato davanti al mixer. Un salottino sul quale Kevin si accomoda, tra abat-jour e cuscini, per deliziare la platea con un intimo dj set che dà respiro allo show. Si torna poi sul main stage per un cavalcata eccezionale, che parte con “Let It Happen” e si conclude con “New Person, Same Old Mistakes”, prima della perfetta tripletta conclusiva composta da “My Old Ways”, “The Less I Know the Better” ed “End of Summer”. E qui, va detto, il pubblico di Torino è il vero valore aggiunto, con una partecipazione capace di emozionare Kevin Parker e mantenere vivo il luogo comune del proverbialmente focoso pubblico italiano.

A fine scaletta, l’elefante nella stanza è lo stesso di sempre: se spogli un concerto di Tame Impala di tutti gli elementi produttivi e lasci solo la musica suonata, ciò che ne risulta è comunque un concerto degno dei numeri che riesce a muovere? La risposta più onesta probabilmente è no, non lo è. Perché il cantante australiano non è un grande performer, pecca in carisma come ogni anti-divo che si rispetti, e perché i musicisti che lo accompagnano suonano perfettamente ma restano sempre in ombra. Ma è davvero importante? Se parlassimo di una band, con tutti i crismi del caso, probabilmente sì, ma la peculiarità di Tame Impala sta proprio nella sua forma.

Quando se ne parla, il dubbio sull’uso del singolare o del plurale non è una mera formalità: il motivo per cui molti preferiscono dire Tame Impala e non “i Tame Impala” è che la conformazione solita del progetto è davvero importante per comprenderlo a fondo. Quello che vediamo nei concerti e ascoltiamo nei dischi è un lavoro di distillazione a partire da un universo sonoro che esiste già nella testa del suo creatore. Un po’ come i film di cineasti immaginifici come Tim Burton o Guillermo del Toro sono i frutti di un mondo visivo unico e irripetibile che vive a prospera nella mente di questi registi. E in tal senso, un concerto di Tame Impala è una trasposizione, più che una performance. Un modo per traslare ciò che sta nella testa di Kevin Parker in una forma nella quale il pubblico può essere parte attiva.

Nello specifico, il concept dei live di Tame Impala è sempre più aderente al fenomeno dei “bush doof” e alla cultura rave australiana. I bush doof sono infatti dei riti collettivi ambientati nell’outback, gli ostili paesaggi rurali dell’Australia. Luoghi vasti, caldi e silenziosi nei quali l’isolamento geografico crea anche una sorta di barriera protettiva: chi è lì, ha fatto uno sforzo enorme per arrivarci, il che seleziona una comunità con intenti simili. Esattamente come capita a chi al giorno d’oggi riesce ad affrontare l’ingente spesa per prendere parte a un concerto mainstream.

La sensazione di libertà selvaggia e di distacco radicale dalla civiltà spinge l’individuo ad affievolire l’ego e ricongiungersi con la sua nuova collettività. In questo scenario, il ruolo di frontman diventa futile e l’immagine di Kevin Parker perde i propri bordi, per mischiarsi con la sua musica, le sue idee e il suo straripante successo che, a ben vedere, è tutto fuorché casuale o immeritato.

TAME IMPALA – la scaletta del concerto

Main Stage
Apocalypse Dreams
The Moment
Borderline
Loser
Breathe Deeper
Gossip
Elephant
Afterthought
Feels Like We Only Go Backwards
Dracula

B-Stage
No Reply
Ethereal Connection
Not My World

Main Stage
Let It Happen
Nangs
Obsolete
Alter Ego
Yes I’m Changing
Eventually
New Person, Same Old Mistakes

Encore:
My Old Ways
The Less I Know the Better
End of Summer

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