Interviste

Togliere i filtri, dire tutto, C’EST FANTASTIQUE. Intervista a MILLE 

In vista dell’uscita in autunno di Risorgimento, canto liberatorio della sempre in evoluzione Elisa Pucci, le abbiamo chiesto come si cresce e ci si libera senza negare il passato e, soprattutto, senza smettere di essere autentici e beceri

Articolo di Marzia Picciano

Come mi mette voglia di esplodere MILLE, lo fanno in poche. Soprattutto che cantano in italiano. Elisa Pucci, nome anagrafico di Mille, di Velletri, cantante, musicista, eclettica, attrice, rossa, ricciolosissima, dallo sguardo dolcissimo (che ammalia tutti, soprattutto i bambini) nasce come progetto musicale solista nel 2020, ma aveva conosciuto il grande pubblico con i Moseek di XFactor 2015. Eppure oggi, a cinque anni di distanza, possiamo dire che un disco come Quanti Me Ne Dai ha ben definito quella che é un’artista con un’immagine precisa, “vintage” per citare i comunicati stampa, autentica come dico io che canto sempre Sbagliare, Sbagliare come mantra di vita.

Che poi, quel pezzo mi dice essere nato durante un’epifania personale in una festa di compleanno in un locale gay a Madrid. Niente di strano, anzi.

Nella sua folle e assolutamente normale genesi mi sembra perfettamente allineata a quello che sono, o meglio, quello che é oggi una generazione di persone sbattute tra una lucida e feroce ironia dell’attuale e l’impellente urgenza di sogno e libertà. In sostanza: un gruppo di Millennial con la pretesa reale di una vita mai vissuta di grandi ossimori.

Da Quanti Me Ne Dai e la sua nota elettrica furiosa di synth, la voce graffiante di Mille passa per una serie di piccoli grandi pezzi verso quello che sarà Risorgimento, in uscita in autunno. Il Tempo, Le Febbri, La Sete aggiunge una nota di retró nostalgico da rock ballad e apre la pista a quello che ci aspettiamo sia il suo prossimo lavoro. C’Est Fantastique, pezzo in uscita oggi 30 maggio (Taiga/ Ada Music Italy), aggiunge un altro tassellino: una nota di punk (e un filo di Anna Oxa), in una danza anche questa furiosa, stavolta contro l’esaltazione di certe situazioni comuni, di cui faremmo volentieri a meno, soprattutto se pensiamo di arrivare scemi al 27 del mese (cit.).

C’é aria di cambiamento, ci conferma. “Mi sono scoperta ed é una cosa va di pari passo a livello personale. Lo ‘Scoprirmi’ é stato un aspetto fondamentale delle canzoni”, quelle su cui sta lavorando e che in parte ci ha fatto già sentire.

A definire Mille con un solo aggettivo mi viene in mente: feroce.

Che non vuole essere negativo, assolutamente no. Una feroce dolcezza é un’arma micidiale, ci parla della realtà poco ideale che ci troviamo ad affrontare. E non esclude niente.

Mille invece per descriversi prende come riferimento una definizione che le hanno dato: una moltiplicazione di possibilità. “Questa è la definizione che mi piace, perché poi effettivamente è così: nella vita ho imparato a darmi la possibilità di fare tante cose, di seguire le cose che mi piace fare. La possibilità di darsi felicità e gioia mi corrisponde. Ma al di là di questa definizione aulica e filosofica, io ti devo dire la verità: che questo nome l’ho scelto a cazzo di cane.”

Sì, ma neanche tanto. Era una parola che le suonava spesso in testa.

“Visto che avevo scritto le canzoni in italiano, e vengo da un progetto che scriveva in inglese, appunto una band (i Moseek, ndr), nel momento in cui iniziavo a scrivere le canzoni avevo bisogno di dare un nome che abbracciasse tutte le canzoni che avevo scritto in italiano, l’ho preso proprio di getto, Mille! Poi, con il tempo ho notato che questo nome mi appartinene sempre di più. Io mi ci sento, anche perché anche la musica la vivo in una maniera che ha a che fare con le moltiplicazioni”.

Ovvero? “La musica non é fatta solo di parole, ma é fatta anche di tutto quello che si vede, quindi la copertina, il video, i vestito, come vado sul palco, come allestisco il palco. Però se ti devo dire come è nato questo nome, non c’è niente di filosofico. Semplicemente, mi serviva un nome”.

Ci mettiamo poco a capire di Mille é che é proprio cosi: come la vedi e la senti, una moltitudine di cose e parole. Del resto, come immagini chi, con una voce piena di amore canta “sai che un posto sicuro/sarebbe il mio culo/lo so é divisivo ma é già a metà”?

“Questa canzone mia nipote di tre anni la canta con i suoi amichetti dell’asilo, e io suggerisco sempre di non cantare il ritornello, ma sono così carini quando dicono quella parola! Mi sembra proprio forzarli a non fare una cosa così bella!”

Come l’essere divisiva, o sferzante.

“Effettivamente io sono fatta così, nel senso che il mio aspetto, anche molto dolce, e se vogliamo, ispira maternità, esprime proprio tutto. I bambini mi dicono che ho cinque anni… e indovina che lavoro faccio? La fatina! Questo aspetto però è compensato dal mio essere molto becero e diretto, per cui non posso fare a meno che traslarmi nelle canzoni. Il mio modo di fare nella vita di tutti i giorni è lo stesso identico modo di fare che utilizzo nelle canzoni. Non potrei fare altrimenti. Anche perché il ritornello di Amare Cose Complesse è stato concepito a mo’ di battuta e poi è stato messo in musica.”

I suoi pezzi nascono così: da quello che vede e le succede ogni giorno, nell’ironia, a volte beffarda, a volte che beffa lei, della quotidianità. “Io non posso prescindere da come sono fatta. Non mi invento niente, metto semplicemente nero su bianco le cose che penso e le metto poi in musica.”

Anche se si tratta di cose pesanti?

“Ma si, e si puó mandare a quel paese col sorriso. Anche perché poi incazzarsi, fa male alla pelle, si cambia proprio la conformazione del viso.”

Ma per Risorgimento, Mille invece cerca un cambio di pelle. Uscire fuori allo scoperto per quello che si é e che si pensa. Per cambiare, o celebrare un cambiamento. Che lascia dietro cose belle o brutte, che certo bisogna saper gestire.

“Io non sono per prendere tutte le cose con filosofia, perché se poi succedono le cose brutte quelle sono. Cerco di farmi del bene non facendomi prendere dall’ansia dalla rabbia. L’ho sperimentato sulla mia pelle. Il mio essere iraconda di un tempo non mi appartiene più, ho lavorato anche su me stessa e sto molto meglio. Ed è un lavoro che ovviamente è sempre in continua evoluzione, nel senso cioè non si smette mai di imparare e di migliorarsi.”

Cosa é cambiato da Quanti Me Ne Dai?

“Ci sono stati una settantina di concerti in mezzo. Questo ha portato a livello musicale l’esigenza di suonare tantissimo le cose che scrivo. Quanti Me Ne Dai ha una componente elettronica più evidente, nasce in un momento storico quando stavo molto più in studio. É il frutto del lavoro nel 2023, eravamo usciti dalla pandemia da poco e io ancora non avevo iniziato a suonare in giro. Stare in studio ha portato una preferenza per quelli che sono gli strumenti elettronici: stavo da sola e dovevo inventare le canzoni nelle quattro mura di casa.“

Suonare tanto dal vivo é stato un po’ come riportare a casa la sua attitudine a suonare in giro con la band. “Imbracciare la chitarra e sentire il batterista che suona dietro è sicuramente diverso rispetto a stare in una stanza a immaginare quello che poteva essere il futuro. Il disco é molto più suonato”. Sono tutti pezzi nati come voce e chitarra e messi poi in suono con la batteria. “Questa cosa ti porta ad avere un approccio anche molto più sanguigno e passionale” ci dice, “perché tocchi subito con mano quello che è la dimensione, anche dal vivo, e perché non stai solo davanti al computer”.

Poi cantando si impara a cantare, a performare il proprio strumento senza farsi male, dice giustamente Mille, e poi si guarda anche il proprio corpo cambiare.

“Tutto quello che musicalmente cresce, lo fa insieme alla mia persona. Il mio corpo è uno strumento, non solo mie corde vocali. La voce si evolve e cambia.” E quello che dice Mille anche, cambia. “É sicuramente il non mettermi freni. Da Amare Cose Complesse ho tolto proprio qualsiasi qualsiasi freno inibitorio. Questo avviene anche a livello personale. Sono sempre più diretta e mi faccio sempre meno problemi a dire le cose e alle persone mi faccio sempre meno problemi a stare al mondo.”

Non a caso Risorgimento é un titolo azzeccato.

“Questa parola porta con sé la trasformazione. Il Risorgimento non è negazione del passato, ma è anzi un far confluire le cose del passato, a volte anche non positive, nello sguardo al futuro. É proprio un movimento, un Risorgimento in tutti i sensi: a livello culturale, a livello storico, lo è proprio come parola. Il moto al luogo, il movimento in questo senso per me è molto importante perché non si mette mai un punto alla crescita, alla maturazione, all’evoluzione.”

Cosa o chi l’ha guidata in questo Risorgimento é sempre lei, la vita.

“Mi ispirano tutte le persone che incontro, tutte le cose che mi succedono e ovviamente c’è poi una persona nello specifico che è il primo Spettatore di quello che mi succede, Umberto Primo, ovvero Davide Malvi, che oltre a essere il mio migliore amico, è il produttore con il quale produco e scrivo, suono ed é il mio specchio”.

Ma non c’é ansia di scrittura né necessità di vivere situazioni altrui.

“Non saprei parlare di qualcosa che non conosco o di qualcosa che vado a studiare a tavolino. Parlo di cose che mi circondano, che esistono nella mia vita. Non mi faccio nemmeno prendere dall’ansia della scrittura, scrivo quando ne ho bisogno. Il disco che sto facendo non è il disco di 30 pezzi non scelti. Le canzoni del disco sono la fotografia di quel momento, poi scriveró un’altro disco”.

Aiuta anche il teatro a fare tutto questo con calma e visione?

Mille é anche in scena con La locandiera (a long play), versione moderna dell’opera di Carlo Goldoni con il duo La Scapigliatura in cui si canta un repertorio di classici italiani che ci dice sembrano proprio essere stati scritte per quella piece e in cui ha messo molto del suo, nell’improvvisazione (e romanità).

“Il teatro aiuta ad avere quella fermezza di nervi. Differentemente dai concerti, lo spettacolo deve – quasi – sempre essere lo stesso. La battuta la devi dare in quel modo, altrimenti non funziona. Se fai cinque repliche di seguito, in quei cinque giorni sei quel personaggio lì. Impari ancora di più la disciplina. In questo lavoro é molto importante. La gente spesso pensa che sei una rockettara e quindi è tutto rock and roll. Non è così. Sta tutto su se sotto c’è una base di disciplina e costanza belli, forti, evidenti.”

In attesa del disco, per vedere Mille live i primi due appuntamenti dal vivo già annunciati (prodotti da Ponderosa Music & Art) sono in programma l’11 novembre a Milano (Santeria Toscana 31) e il 12 novembre a Roma (Monk).

Sono di oggi invece le date del tour estivo C’EST FANTASTIQUE TOUR:

27 Giugno 2025
Siena – VIVIFORTEZZA

1 Luglio 2025
Collegno (TO) – Flowers Festival 

8 Luglio 2025
Rio Saliceto (RE) – Musica in Castello

10 Luglio 2025
Morrovalle (AN) – Fool Festival 

12 Luglio 2025
Brescia – Arena Estiva Teatro Borsoni 

18 Luglio 2025
Polignano a Mare (BA) – Porto Rubino 

19 Luglio 2025
Avignone (FR) – Le Son du Off 

25 Luglio 2025
Gombola (MO) – Trasparenze Fest 

26 Luglio 2025
Genova – Balena Festival 

3 Agosto 2025
S. Benedetto del Tronto (AP) – TBA 

5 Settembre 2025
Montebelluna (TV) – Palio del Vecchio Mercato

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