Interviste

L’assurda bellezza del canto immaginato di BITOI

Abbiamo intervistato Cassius Lambert, mente dietro il progetto artistico di Bass Is The Original Instrument, aka BITOI, il 26 settembre in concerto al Genius Loci di Santa Croce che come altri famosi noti prova a parlare al pubblico attingendo liberamente al suono, o alla fonetica degli uccelli. E portandoci in un universo nordico dove a giocare alla libertà non è solo che suona ma anche chi ascolta.

Articolo di Marzia Picciano

Camus ne Il mito di Sisifo diceva che dal momento in cui viene riconosciuto, l’assurdo diventa la più straziante di tutte le passioni; il che è incontestabile, ma è anche giusto dire che all’ascolto di Sirkulu, primo vero e disco dei BITOI, acronimo dell’ammaliante payoff “Bass Is The Original Instrument”, l’assurdo, qui testimoniato da una combinazione di melodie di basso elettrico e coro femminile su testi fonetici che ricordano il verso degli uccelli, è tutto tranne che straziante.

C’è da dire che questa è comunque la verità nuda e cruda sui BITOI. Un collettivo scandinavo, che trova le sue origini tra Danimarca e Svezia e quelle creative in Cassius Lambert, bassista e compositore svedese/etiope residente a Malmö, e si ramifica nelle voci di Alexandra Shabo, Laura Marie Madsen ed Ella Cronberg (formazione attuale) che si alternano e incorniciano a vicenda in una serie di quadri esistenziali che poi possono essere praterie o boschi del nostro interiore. Se nei nostri sogni c’è un qualsivoglia scenario bucolico, probabilmente ha la magia rarefatta dei paesaggi del Nord Europa in estate, e pure ha come base una lingua che non è nemmeno tale, ma è il tentativo di definire un momento attraverso la voce quando le parole non sono abbastanza.

Per provare questa sensazione basta raggiungerli questa settimana a Firenze, per il Genius Loci di Santa Croce, il 26 settembre precisamente, per la prima data del loro mini tour italiano (poi toccherà Caserta, Spoleto e Modena).

Quello di usare una lingua inventata non è un esperimento o una modalità nuova.

I Sigur Ros ci hanno educato con enorme successo a concederci una pausa dalle parole, e lasciare spazio alle impressioni (da lì poi tutta una serie di artisti ne hanno seguito l’esempio). Quello di Cassius Lambert è un passo ancora più avanti, cercato disperatamente come come Camus parla dell’assurdo: ha detto che l’idea di una band con coro, basso a quarti di tono e testi basati sulla fonetica degli uccelli è qualcosa che probabilmente avrebbe scartato, ma in questa limitazione ha trovato qualcosa di potente.

Ecco, affascinati da questa ricerca lo abbiamo intervistato in vista di Firenze.

Il capoluogo toscano è qualcosa di nuovo per i BITOI, ma non l’Italia, dove quest’anno già sono stati ospiti di Paesaggi Sonori in Abruzzo. “Paesaggi Sonori è stata un’esperienza davvero meravigliosa. Suonare la nostra musica, così profondamente legata alla natura, in un contesto ‘naturalè, arricchisce davvero l’intera esperienza”. Dopo Firenze e il resto delle date italiane, ci sarà una pausa portoghese, dove si comincerà a lavorare sul disco nuovo.

Nel frattempo Cassius Lambert e i BITOI hanno esplorato il mondo italiano dal punto di vista delle sue location più interessanti (e meno scontate). “Abbiamo avuto la fortuna di suonare in una grande varietà di location, ognuna molto diversa dall’altra. Dalle chiese alle foreste, dalle black box ai club grandi e piccoli, ogni spazio aggiunge qualcosa di unico alla performance. Credo fermamente che palchi suggestivi e d’atmosfera possano far emergere qualcosa di speciale nella nostra musica. E sembra che l’Italia abbia molti luoghi naturalmente suggestivi, il che, credo, si adatti perfettamente al nostro sound”.

Un pò come il pubblico italiano?

Ci siamo sempre divertiti molto in Italia e ho la sensazione che la nostra musica sia stata accolta molto bene. Andare in tournée all’estero ti offre una prospettiva unica su come il pubblico reagisce a canzoni diverse e in Italia sembra che i nostri pezzi più drammatici ed emozionanti siano quelli che risuonano di più.” (suggerimento: mettetevi al tramonto a sentire SEKOMITSE)

Soprattutto se pensiamo alla ricezione di un linguaggio inventato, che non significa niente o forse significa tutto. Passiamo dal lato di chi lo usa. Cassius non si sentiva a suo agio nello scrivere qualcosa con un significato chiaro. “Tuttavia, ho sempre pensato che la fonetica giocasse un ruolo cruciale nella composizione. Non si tratta necessariamente di ciò che viene detto, ma di come suona.

Durante la scrittura, il nonno di Cassius gli regala Alla Europas Fåglar i Färg (“Tutti gli uccelli europei a colori”), un libro di ornitologia ricco di illustrazioni di uccelli, mappe degli habitat, note comportamentali e, cosa più importante per lui, richiami trascritti.
Usando le sillabe di queste trascrizioni, sono riuscito a creare qualcosa che suonava come una lingua, ma mi ha dato completa libertà fonetica. Ho potuto scegliere le sillabe più adatte a ogni momento musicale, senza essere vincolato a un significato specifico.

È un atto liberatorio. E non solo per lui.

“Credo che ci sia una certa forza nell’usare qualcosa che non ha un significato specifico. Permette all’ascoltatore di creare la propria storia all’interno della musica. Attingere all’immaginazione dell’ascoltatore diventa uno strumento potente che lo invita a partecipare emotivamente, rendendo la musica più personale e aperta.”

Come se ci si raccontasse una storia, scegliamo noi che copertina e fine dargli. Per me, dico, si tratta di entrare in una dimensione di pre-coscienza, dove tutti gli elementi splendono ed esistono vigorosamente per sè, come se li guardassimo con gli occhi di bambini. Per Cassius, SIRIKULU racconta tante storie diverse: alcune parlano di rinunciare alla propria libertà, altre di custodire i ricordi di qualcuno che hai perso. “Ma credo che sia la tua immaginazione a suggerirti di cosa parlino le canzoni”. Non ci sono messaggi nascosti, eh no.

https://bitoi.bandcamp.com/album/o

Similarmente si approcciano alla creazione e produzione.

Il primo EP è stato registrato dopo averlo raccontato a un pubblico. Il secondo addirittura è stato quasi rivisto daccapo. “Quando abbiamo registrato il nostro album di debutto Sirkulu, lo abbiamo fatto anche qui prima di un lungo tour. Nel mentre ci siamo resi conto di quanto la musica fosse cambiata semplicemente suonandola sera dopo sera. Così abbiamo deciso di tornare in studio e ri-registrare gran parte dell’album per riflettere l’evoluzione dei brani.

E quindi rimane da definire il ruolo del basso.

Anche qui, nessun messaggio tra le righe. “L’acronimo Bass Is The Original Instrument è in realtà un pò una bugia: la voce è, ovviamente, il vero strumento originale. Ma in questo progetto stiamo esplorando alcune cose: da un lato, stiamo cercando di fondere la voce e il basso elettrico in modo che suonino come un unico strumento; dall’altro, stiamo trattando il basso come se fosse lo strumento originale, per sfidare e ripensare i ruoli tradizionali di voce e basso. Parte del nostro interesse risiede nel contrasto tra questi due strumenti. La voce è antica: è sempre stata con noi, utilizzata in innumerevoli modi e contesti nel corso della storia. Il basso elettrico, al contrario, è uno strumento molto giovane e tende a svolgere un ruolo simile indipendentemente dal genere o dall’ambiente. Esplorando queste differenze, stiamo cercando di trovare un terreno comune e spingere entrambi gli strumenti verso nuovi territori.”

Una combinazione che per BITOI porta il nome di miximalismo, un modo di cercare di estrarre il suono più ricco dal più semplice degli strumenti. “Minimalismo spinto al suo limite più ricco”.

Quello del coro femminile, una scelta precisa e voluta.

“Questo coro è stato creato appositamente per questo progetto, ancor prima che la musica fosse scritta”. La prima cosa è stata proprio studiare il coro. Si è chiesto: quali sono i loro punti di forza individuali? Come posso sfruttarli al meglio quando compongo? “In questo senso, anche la musica è stata creata appositamente per loro, su misura per chi sono e per il loro contributo come cantanti.”

Cos’altro ispira Cassius Lambert per i BITOI?

“Negli ultimi anni ho tratto molta ispirazione dalla musica folk di tutto il mondo. Ma quest’anno ho iniziato a guardare più da vicino le mie origini. Ho trovato una profonda fonte di ispirazione nella musica folk svedese, in particolare nel suo approccio unico al ritmo. La Svezia ha un modo distintivo di concedere e dare tempo in tempi molto brevi. È complesso sotto molti aspetti, difficile da teorizzare appieno, ma incredibilmente affascinante e stimolante. Un ottimo esempio di questo è l’album Bodalåtar.”

I BITOI si esibiranno il 26 settembre presso il GENIUS LOCI Festival di Firenze (Santa Croce), ore 20:30, secondo chiostro.

Prossime date del loro tour:

  • 26/9 Firenze @ Santa Croce, Genius Loci
  • 27/9 Casertavecchia @ Chimera Fest
  • 3/10 Spoleto (Pg) @ Cinema Sala Pegasus, Factory Festival – HB De.Mu.
  • 4/10 Modena @ Belcanto Festival

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