Interviste

Fermare il mondo, lentamente, con il folk immaginario dei ŠIROM

Sempre per Genius Loci in Santa Croce, Firenze, abbiamo intervistato Širom, band alternative e imaginary folk slovena che prova a salvare il mondo re-insegnandoci ad ascoltare. Il 25 settembre presentano il nuovo disco in occasione della manifestazione.

Articolo di Marzia Picciano

Genius Loci apre Santa Croce per sperimentazioni e contaminazioni, lo abbiamo già detto, lo capiamo ascoltando i BITOI il 26 settembre, lo capiremo anche ascoltando Širom la sera prima, il 25 settembre.

Abbandoniamo completamente il concetto di linguaggi naturali, naturalistici, concentriamoci sul suono.

Di che parliamo quando lo facciamo, della musica? Il mondo ci vuole voce su melodia, è la formula che comprendiamo più facilmente, una combinazione necessaria, ma sappiamo che per avere uditori non serve necessariamente incastrare le parole, bene, su una buona base, basta anche solo saper suonare. Esempio: Explosions In The Sky, Mogwai, Spiritualized, The Album Leaf, e non solo (chissà quanti ne sto tenendo fuori, di diverso genere, chiedo venia). Ora, prendiamo tutte queste idee di band, spogliamole della post-produzione e masterizzazione, andiamo allo strumento, alla natura dietro lo strumento. Abbiamo i Širom.

Iztok Koren, Samo Kutin e Ana Kravanj sono tre artisti (musicisti) nati e cresciuti in Slovenia, ognuno con un proprio passato artistico, in cui alla fine hanno trovato il piacere di fare musica insieme.

Non sono nuovi all’Italia: è da un paio di anni che girano e si fanno conoscere, a un pubblico attento (i.e. alla stampa internazionale, dato che i tre hanno ricevuto i complimento di Lankum, Sonic Youth e sono stati messi già in lista con i loro precedenti album nelle liste best-new-in-town o dischi dell’anno da non perdere) e in consessi dove la loro creatività (intesa come numero di strumenti da usare per un pezzo, considerato che i pezzi sono lunghi movimenti) possa esprimersi liberamente.

Ecco, la libertà è il concetto che rappresenta di più Širom.

Sarà che anche il loro nome vuol dire ‘andare lontanò, o sarà anche a parlare con loro in vista della data di Firenze, dove il loro terzo disco, In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper, verrà ufficialmente presentato non posso che vederli così: esseri assoluti, da ogni schema.

Basta pensare ai loro singoli: sono libri, a partire dai titoli, che poi hanno un ruolo limitatamente funzionale, di leva, alle emozioni che poi l’articolato musicale può determinare nell’ascoltatore. “Non voglio commentare i titoli, perché parlano in modo indipendente del loro messaggio. Semplicemente non nel linguaggio comune” dice Iztok.

In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper vuole essere un disco di continuità certo con il principio dietro il lavoro, assurdo, della band, collettivo in grado di portare sul palco più di una dozzina di strumenti anche per un solo pezzo, ma aprendolo ancora di più all’emozione e alla capacità di emozionare, scavando anche nei nostri grigi.

È come se i Širom si immergessero sempre di più nello spirto silvestre e d’arborea vita viventi cercassero di comunicare con il nostro immaginario istintivo.

Sarà per questo che tutto vogliono, fuorchè essere considerati una band folk. “Chiamiamo la nostra musica imaginary folk, il che significa che potrebbe essere una sorta di musica folk in un universo parallelo. Ma sì, sono anche d’accordo che non è affatto musica folk.”

Ci dice: prendono ispirazione dalle loro vite personali e da situazioni mondiali più ampie, a cui siamo naturalmente anche collegati.

“Usiamo strumenti folk tradizionali, ma non per la musica che di solito viene suonata con loro. È bello scoprire che alcuni strumenti possono dare una musica molto più diversa e diverse sensazioni, emozioni, che di solito sono ad essi collegate.” Di sicuro non sono turbo folk. “Di solito è collegato alle ideologie politiche di estrema destra nei Balcani e utilizzato da politici e musicisti. Inoltre, è una musica molto sgradevole di per sé, secondo me.”

Qual è stata la grande differenza rispetto al disco del 2022, The liquified throne of simplicity (già incensato dalla critica)?

“È stato più impegnativo rispetto agli album precedenti, perché le situazioni personali all’interno della band sono cambiate, il che ha influenzato anche le dinamiche e il modo di realizzare questo album. Questo album ha anche un suono un pò più dark rispetto ai precedenti, il che riflette le correnti che stanno fluendo nel mondo in questo momento.”

Possiamo immaginare un palco, anche quello del Genius Loci, praticamente pieno di strumenti (tra viola, ocarina, mizmar, ribab, daf, balafon, guembri, banjo, ghironda, liuto, tambura brač, carillon), e pronto per una sessione di discesa agli inferi guidati da questi tre demiurghi sloveni?

Per crederlo bisogna capirlo, e quindi focalizzarsi sul ruolo della natura per la band.

“Abbiamo diversi legami con la natura e vediamo questo termine, natura, in modi diversi. Ad esempio, attraverso un approccio molto tattile, trascorrendo molto tempo nella natura incontaminata (boschi, montagne, ecc.), con l’agricoltura biologica, o con riflessioni filosofiche su cosa sia in ogni caso il termine ‘naturà e cercando di vedere il mondo non solo in modo antropocentrico, il che significa vedere la ‘natura’ non solo come ‘natura per gli esseri umani’, ma la natura in sé. Il che può portarti a pensare che la distruzione umana della natura sia anch’essa un processo ‘naturale’ di per sé e che ci sarà sempre un ‘giorno dopo’, il che significa che quando le persone distruggeranno noi stessi e il nostro ambiente, gli animali, ecc., la ‘natura’ si riprenderà e la vita continuerà in qualche altra forma, senza gli esseri umani.”

I Širom sembrano chiedere una tregua alla frenesia di una vita urbana che sta erodendo tutto ciò (poche cose in realtà) che gli esseri umani avevano di buono. Come sentiamo arrivare dal liricismo di Curls Upon the Neck, Ribs Upon the Mountain che nasconde un’ombra nel suo cuore. “Il ritmo della vita è ovviamente troppo veloce al giorno d’oggi” sospira Iztok. E loro hanno (almeno) la musica per provare a fermare questo processo.

Anche in Slovenia, da dove vengono. Lì, ci dice Iztok ci sono alcuni bravi musicisti e gruppi. Anche alcuni bei locali. “Ma per me personalmente in passato era meglio. Spero che questa sia solo la natura del flusso. Ci sono alti e bassi.”

La Slovenia sta andando nella stessa direzione di un flusso distruttivo?

“Penso che in Slovenia non sia poi così male, ma poiché tutto nel mondo è connesso, non ha molto senso pensare a questo in termini di confini. Per fermare l’erosione e la distruzione della natura bisogna agire a livello globale, non solo locale, ma ciò che ogni persona può fare è agire solo localmente, altrimenti si esaurisce. È una specie di paradosso…”

Il live di Širom si terrà il 25 settembre alle 21:45 nella sala del Cenacolo.

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