Articolo di Philip Grasselli | Foto di Andrea Ripamonti
Lasciamo che un tweet (chiamiamolo ancora così, visto che risale al 2015) di Post Malone parli per noi:
Posty è tra i primi annunciati di questa edizione del Sziget Festival di Budapest e lo fa portando veramente il country (a voler essere precisi, in anticipo di un anno) sui palchi di tutto il mondo. “F-1 Trillion” poteva significare un buon successo o una gran ciofeca di disco, molto rischioso cambiare completamente genere. Anche perché non è l’unica grande star che ultimamente strizza l’occhio al country: basti pensare a Beyoncé con “Renaissance” o a Shaboozey con il disco “Where I’ve Been, Isn’t Where I’m Going”.
Un gradito ritorno
Austin Richard Post non è nuovo sul grande palco dell’isola di Óbuda, poiché ha esordito nell’oramai lontano 2019, con l’imminente “Hollywood’s Bleeding” in uscita nel mercato mondiale. Non è cambiato per nulla Posty. Anzi. Si presenta ancor più maturo e con una così consapevole voglia di divertirsi che si trova ad avere un rapporto molto intimo con il pubblico accorso a decine di migliaia verso il Main Stage, mentre i Fat Dog stanno a chiudere il loro live alla Revolut Arena.
Il palco è sempre infiammato
In alto un’insegna alla texana con la scritta “Posty Co.” appena sotto quella rosso-bianca inconfondibile del Sziget. Sotto una fila di otto lanciafiamme pronta per infuocare il palco nei momenti più intensi e, dietro di essi, la band al completo. Una semplicità che si differenzia molto rispetto a live decisamente più visivi ed opulenti (come quello di Chappell Roan il giorno successivo).
Il live al Sziget Festival
Come ad ogni festival che si rispetti, gli artisti seguono piuttosto fedelmente gli orari molto rigidi dei vari palchi. Alle 21:30, infatti, Post Malone entra trionfante con la maglia di CeeDee Lamb, wide receiver dei Dallas Cowboys (coincidenza vuole che io stia indossando la maglia di Jalen Hurts, quarterback dei Philadelphia Eagles, squadra arcinemica della stessa division), tra le note synth-rock di “Texas Tea”.
Con “Wow.” e “Better Now” torniamo indietro alle origini, con più hip-hop e lo stile inconfondibile che lo ha caratterizzato nella prima parte di carriera. Il primo vero momento country lo abbiamo proprio con “Wrong Ones”, la prima traccia di “F-1 Trillion”, che vede la collaborazione con Tim McGraw, uno dei più grandi cantanti country contemporanei.
Rimane a torso nudo (e tutti lo capiamo, il climax ascendente dell’ondata di calore è giunto al suo culmine proprio in quel giorno), imbraccia la sua Martin versione dreadnought e voliamo verso il Texas con i piedi per terra.
Posty si diverte un botto con il pubblico, è preso così bene che ogni tanto si accende una sigaretta o sorseggia birre, magari offrendole in giro: insomma, è proprio nel chill. L’empatia con i suoi fan è lampante, spesso e volentieri il cantante-rapper texano sprona e coinvolge mostrando anche le fragilità con cui ha avuto a che fare nel corso dei suoi dieci anni di carriera.
If you feel like a loser, welcome to my world, there are two of us.
Post Malone al pubblico del Sziget prima di “Losers”
L’introspezione alla Post Malone
Un tris “What Don’t Belong to Me”, “Feeling Whitney” e “Circles” ci catapulta nella parte più intima del concerto e come Posty affronta in tre album diversi le fragilità tra solitudine, il dolore nel lasciar andare ciò che non ci appartiene più e questo circolo vizioso di una relazione tossica. Canzoni che fungono da spalla su cui appoggiarsi se si è alla ricerca di un po’ di conforto in situazioni di tale disagio. Non ne sbaglia una Austin.
Verso il finale
Con “White Iverson” – diventato oramai grande classico del primo ambizioso Post Malone – ci avviciniamo verso l’ultima parte di questo live, con ancora l’alternanza tra soul trap e country, fino al culmine targato “Rockstar”.
Livin’ like a rockstar, smash out on a cop car
Sweeter than a Pop-Tart, you know you are not hard
I done made the hot chart, ‘member I used to trap hard?
Livin’ like a rockstar, I’m livin’ like a rockstar (ayy)
Post Malone – Rockstar (feat. 21 Savage) (2018)
Gli ultimi tre brani, sommati, sono la bellezza di quasi nove miliardi e mezzo di stream su Spotify: un numero allucinante, senza senso, ma fanno capire quanto Post Malone sia fondamentale negli ultimi dieci anni nell’industria musicale.
A fare l’outsider come lui, insomma, si vince sempre, nonostante le grandi fragilità sempre pronte a intralciare il futuro. E il 27 agosto lo riabbracceremo a Milano, all’Ippodromo SNAI “San Siro” per l’ultimo appuntamento con gli I-Days.
Clicca qui per vedere le foto di Post Malone al Sziget Festival di Budapest (o scorri la gallery qui sotto).
POST MALONE – La scaletta del concerto al Sziget Festival di Budapest
Texas Tea
Wow.
Better Now
Wrong Ones
Go Flex
I Fall Apart
Losers
Goodbyes
What Don’t Belong to Me
Feeling Whitney
Circles
White Iverson
Psycho
Pour Me a Drink
Dead at the Honky Tonk
Rockstar
Sunflower
Congratulations
