Articolo di Philip Grasselli | Foto di Andrea Ripamonti
Ogni volta è sempre la stessa storia. Raccontare il Sziget richiede almeno cinque o sei giorni di defaticamento, è letteralmente come stare nemmeno in un mondo, ma in un universo parallelo rispetto alla vita di tutti i giorni. Ma soprattutto richiede mente lucida e tanta calma: ci sono così tante situazioni parallele che vanno districate con la giusta calma.

Benvenuti, pertanto, alla serie di articoli dedicati al Sziget Festival di Budapest, una delle rassegne musicali più importanti al mondo. Giusto per darvi due numeri da capogiro, sono passati più di 416,000 visitatori e si sono tenuti 1,073 tra concerti e performance. Sono numeri allucinanti, considerato che i festival estivi in Ungheria, secondo uno studio di Portfolio.hu di qualche anno fa, possono portare circa 440 miliardi di fiorini (poco più di un miliardo di euro) e circa l’1% del Prodotto Interno Lordo nazionale. Un impatto non per nulla banale.
Il contesto di Budapest con Visit Hungary
La città di Budapest ha una tradizione musicale ricchissima e i musicisti più importanti sono stati così influenti da essere considerati dei veri e propri patrimoni nazionali. A partire da Ferenc Liszt, cui è stato intitolato l’aeroporto internazionale a mezz’ora di bus dal centro di Pest, passando per Béla Bartók e Győrgy Ligeti, l’Ungheria è sempre stata terreno fertile di grandi compositori e non solo.
Il teatro dell’Opera di Andrássy út
Verso la fine del XIX secolo, la Budapest dell’impero austro-ungarico sta vivendo un periodo di grande fioritura, tanto da essere considerata la Parigi dell’Europa orientale: una delle perle è proprio l’Operaház, il teatro dell’Opera di Stato dell’Ungheria, dove nascono opere prime di Brahms, Berlioz o Mahler.

Una grande opulenza che viene esternata poi nella strada che porta verso Városliget: tutto viene consolidato poi con il millesimo anniversario dell’arrivo dei magiari nel 896 d.C., con la costruzione della prima metropolitana dell’Europa continentale da Vörösmarty tér a Hősök tere.
La House of Music Hungary
Una chicca pazzesca che sta all’interno del più grande parco (e forse uno dei più belli che io abbia mai visto in Europa) di Budapest è la Magyar Zene Háza, la House of Music Hungary: un edificio modernissimo, progettato dall’archistar Sou Fujimoto e inaugurato nel 2022, che si integra perfettamente con la vegetazione circostante, con queste colonne slanciate che si confondono coi tronchi degli alberi.

L’interno è luminosissimo, dato che è interamente circondato da pareti vetrate, e comprende una mostra sulla storia della musica, sale per l’educazione musicale e aree per la creatività musicale, con anche l’audio spaziale. Per fortuna esistono questi spazi meravigliosi. Vedere per credere.
Proseguiamo verso l’isola di Òbudai
Finito il tour, è davvero semplice raggiungere l’isola dove avviene il Sziget, quella di Óbuda (“libertà” in ungherese). Prendiamo il famoso tram 4/6 per arrivare alla fermata di Margit híd, budai hídfő (o la linea M2 – quella rossa – e scendere a Batthyány tér) e prendere il treno H5 che passa da entrambe le stazioni, per poi scendere a Filatorigát.

La frequenza dei mezzi è pazzesca, perché ci sono treni ogni dieci minuti (e anche meno nelle ore di punta) 24 ore su 24 per tutta la durata del festival, quasi da rendere inutili i tragitti con mezzi propri. Anche in taxi, con prezzi molto popolari specie se non si è da soli, è possibile raggiungere in totale sicurezza il ponte K che porta all’isola.
Tra l’altro, se volete avere un’idea di come sia fatto questo ponte, poco meno della metà del video di “Mi fido di te” di Jovanotti è ambientato proprio lì.
Una volta superato il K-híd, l’ingresso verso il Sziget si divide in base alla tipologia di biglietto e i controlli sono piuttosto rapidi, nonostante siano approfonditi (e molto severi sul trasporto di alcol e stupefacenti).
Da qui, i 108 ettari di isola vi aspettano in tutta la sua grandezza, con un grande mix tra palchi e natura: Tomas Loeffen, Chief Brand Officer del Sziget Festival, durante la conferenza stampa, ha descritto bene una delle grandi novità di quest’anno, ovvero la suddivisione in distretti per avere un’esperienza più coesa e con un’atmosfera particolare. Un esempio molto chiaro è quelo del Szoho, che va a richiamare il quartiere Soho di Londra.
Il quantitativo pazzesco di palchi diversi
Oltre al numero di live, è anche impressionante il quantitativo di palchi all’interno dell’isola, tra quelli che ospitano live on-spot, DJ set o concerti a livello continuativo per tutti e sei i giorni: circa cinquanta. Dal Main Stage, al Revolut Stage, i due palchi più grandi, passando per il Bolt Arena e il Yettel Colosseum, quelli dedicati alla musica elettronica più mainstream o la techno più selvaggia, o, ancora, per stare più radicati alla nostra territorialità, il Lightstage.
Ma anche palchi nuovi, come annunciato sempre da Tomas Loeffen, come il Jukebox by Havana Club, con tributi a band famose, come gli ABBA, i Rage Against the Machine o Taylor Swift, ma anche nuove proposte. O il The Club by Don Julio, questo cubo quasi futuristico che incapsula dell’ulteriore musica elettronica più ricercata.

Gli eventi di contorno all’insegna della più grande libertà di espressione
Il Sziget Festival si conferma ancora di più come isola di totale libertà di espressione, quasi completamente distaccata dalla realtà ungherese, fortemente improntata su un’illiberalità a livello politico.
Quest’anno l’Ungheria è stata al centro delle polemiche a livello mondiale per il Budapest Pride, formalmente bannato dal governo, ma poi comunque realizzato con una delle partecipazioni più grandi della storia del Pride: più di centomila manifestanti hanno sfilato al corteo che partiva da Deák Ferenc tér a Szent Gellért tér, passando per l’Erzsébet híd (ponte Elisabetta). Ma anche il caos Kneecap, ma su questo ci facciamo un bel discorsetto a parte.


























