Reportage Live

Gli Ospiti di NULARSE non se ne vanno da Milano

Abbiamo assistito al live dell’artista veneto e della sua band per la presentazione del disco Ospiti da Germi. Un concerto che conferma una delle vere gemme senza pretese di questo 2025 ricco di dischi eroici.

Articolo di Marzia Picciano

Il 2025 sta per finire: cosa rimane di un anno pieno di eroi e album imperdibili? Forse tutto, forse niente. Scherzi a parte, ogni fine anno mi torna in mente Brecht: “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”. Vale anche per la musica.

Naturalmente, anche noi di RockOn abbiamo le nostre liste. Ma quante volte ci fermiamo a pensare che siamo così proiettati nel futuro da dimenticare il presente? Da amante della cultura classica, trovo affascinante come gli antichi greci cercassero una chiave per restare immortali: esercitare il valore, superare prove estreme, senza social né internet dove “tutto si crea e nulla si distrugge”.

In questo contesto, iniziative come Controcultura di Costello’s Records (ne abbiamo parlato qui) sono occasioni preziose per scoprire chi prova a costruire il futuro, nella musica, in modo diverso.

Tra gli artisti del roster, la proposta più interessante è quella di NULARSE, progetto cantautoriale di Alessandro Donin. Lo abbiamo intervistato per il lancio di Ospiti (qui, se ve lo siete persi) e lo abbiamo visto live il 13 dicembre da Germi, insieme ad Antonio Ciulla, voce toscana dai tratti cremoniniani, accompagnata dal contrabbasso di Leonardo Guardenti. Un’accoppiata che manda un messaggio chiaro: tornare alle basi, toccare il legno dello strumento, levigare a mano.

Per riprendere in mano il discorso della durevolezza degli esseri umani nel e attraverso il tempo, c’è da dire che Ospiti non solo è un gran bel disco, una delle cose più interessanti e coinvolgenti che abbia sentito quest’anno, ma è anche molto bello da sentire live in full band, e se lo dico a questi giorni di distanza, sarà che l’effetto persiste, dura nei giorni.

Del resto, tutto il concetto alla base di Ospiti, aveva detto più volte il suo creatore, era proprio questo: guardare a noi come esistenze temporanee. Che, attenzione, non vuole dire relativizzare, razionalizzare, etc. Ma farsi cullare dalla bellezza di un’esistenza che ha l’irrazionalità di un via vai di un albergo: randomico, totalizzante, determinante, persistente.

Chi arriva non se ne va davvero mai, lascia un’impronta che ci fa sentire distanti, svuotati, desertici, che sia un amore o una madre. La Rappresentante Di Lista ne aveva fatto un brano che rimane ancora oggi tra i più buoni a vibrare nel mio cuore, Siamo Ospiti, come non apprezzare l’approfondimento tematico del nostro, con ben otto tracce di inabissamento sistematico? E magari con un approccio che ricorda un Contessa convertito all’esistenzialismo dolce di Bersani?

Poi Nularse sembra dirci che per apprezzare il tutto davvero bene, serve fare venire su tutta la band. 

Non che da solo non ce la faccia, ma questo è un lavoro di squadra. Ospiti è un disco strumentale, meno elettronico del suo trascorso, ora non e’ uno ma tanti, e ha bisogno di essere suonato (da dei gran professionisti, Alberto De Lazzari, Francesco Inverno, Luca Dall’Oro, Alessandro Ragazzo e Carlo Mezzalira). Non avevo ben inteso questo aspetto sinora. Non fino a quando ho compreso il contrasto tra la delicatezza incamiciata di Nularse e il resto della ciurma: musicisti vigorosi, tutti persi in una specie di gioco della classe in gita scolastica infine perfettamente allineata.

C’è la più piena coerenza tra pensato e prodotto (e riprodotto tra le mura di Germi). Lo si percepisce anche nei pezzi che ho tenuto in loop per mesi, come Deserto, quelli che necessitano di un’orchestra per capire meglio frasi come “E nel mio profondo mi nascondo”.

Per quanto gli artisti che prediligo siano i primi a portare strumenti sul palco, sono sempre stupita dal vederli lì, per poi essere effettivamente suonati (si, molto naive da parte mia). Mi stupisco ancora di più quando chi è a guidare la spedizione di sassofono, piano, basso e batteria, nell’intimità di una sala come quella di Germi, sembra dimenticarsi, per un momento, di avere un pubblico davanti e, nella migliore delle possibilità, si finisce a concentrarsi esclusivamente sulla proiezione di futuro che aveva definito per sè e per i suoi sogni – e molto banalmente, si gode il momento. 

Non possiamo dire ora se Nularse sarà o meno un ospite inatteso anche del prossimo anno, lo era per me quest’anno, e come tutte le cose che ci soprendono in positivo, scalda il cuore. Perché in quel momento ci sentiamo capiti, mentre magari fatichiamo a spiegarci. É un pò come quando pensiamo che la tautologia del nostro oroscopo abbia davvero visto bene nelle nostre giornate più disgraziate, e allora sì, va tutto bene. Basterebbe non proiettarsi nel futuro, pensare che qualcosa di noi sopravviverà comunque, come succede con tutte le cose che finiscono, nel bene e nel male, come quando rimane l’affetto dopo la fine di una storia.

Perché anche nella vita reale, tutto si crea e niente si distrugge, soprattutto gli Ospiti.

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