Articolo di Serena Lotti
Negli anni ’00, Dita Von Teese era considerata la donna più glamour del pianeta, una sorta di Bettie Page 2.0 con una personalità debordante e raffinatissima al tempo stesso; una diva hollywoodiana, un’icona irraggiungibile ma con un grande senso dell’umorismo e, last but not least, sposata ad uno dei più controversi e grotteschi artisti metal di tutti i tempi, Marilyn Manson.
Nel 2026, per il tour di NOCTURNELLE che ha debuttato ieri in Italia al Teatro Arcimboldi di Milano e che si concluderà il 30 Aprile al Teatro Brancaccio di Roma, Dita Von Teese, ormai over 50 e bellezza senza tempo, non delude le aspettative e le promesse fatte “Sarà il mio spettacolo più glamour-osamente ambizioso fino ad ora, ho deciso di creare qualcosa di unico e incantevole…”
Lo show infatti è un perfetto balance di innovazione, sfarzo, sovversione, ironia, empowerment e tutte le politiche identitarie che nel frattempo hanno attraversato la scena del burlesque, incluso tutto lavoro precedente della stessa artista americana.
Lo “Show nello Show”: il pubblico degli Arcimboldi
Un sipario di velluto blu copre il palco del Teatro degli Arcimboldi mentre il foyer diventa un cortocircuito estetico tra passato distopico e glamour d’assalto. Un’orda di spettatori agghindati a festa diventano una scenografia vivente: un esercito di influencer, perfomer, sparapose debuttanti, creator, vip e semplici mortali, impiegati del catasto o del Conad in stile steampunk, neo vintage, pin up e via dicendo: ingranaggi d’ottone, corsetti stringati e tettone strizzate in bustier microscopici, lustrini, piume di struzzo, guanti di seta, trame leopardate in ogni dove. Ogni tanto uno scratch di soft punk: schiene tatuate, donne burrose con perizomi a vista sotto trasparenze hardcore, tacchi impossibili, rossetti rosso inferno, eyeliner fin dietro le orecchie. Non da meno gli uomini, dandy 2.0 con mustacchi scolpiti, tagli dalle linee aerodinamiche, bombette, bastoni, papillon. La presenza di sciure con tuppi e scialli restituisce la gioiosa immagine di uno show che è percepito come una festa, inclusiva e anche un pò tamarra.
Insomma la Golden Age di Bicocca prende vita in questo teatro pieno di fumo e profumo di rose. Io con le mie Adidas consumate, la t-shirt sudata dei Fleetwood Mac e il trucco sbavato come risultato di un lunedì difficile, mi sento come un centrifugato di cetrioli all’Oktober Fest: sto composta e osservo, divertita e affascinata, questo show nello show dove il pubblico trasforma l’attesa in un simpatico manifesto di libertà espressiva.
Nocturnelle: un mosaico di illusionismo e sensualità barocca
In Nocturnelle è evidente fino dal primo atto come l’ossessione di Dita Von Teese per l’estetica d’epoca trascende il semplice citazionismo per farsi manifesto di un’eleganza quasi esasperante. Ogni dettaglio, curato con un rigore assoluto, concorre a creare un’atmosfera di sospensione magica, dove il tempo sembra fermarsi.
L’allestimento non è solo scenografia, ma una feticizzazione nerd della cultura pop, che rielabora i codici di una femminilità manieristica e barocca. È una seduzione costruita su stratificazioni di strass, cristalli, seta, tettine a vista, gestualità studiate e stereotipate, che esplode con una potenza dirompente nel momento esatto in cui la Von Teese prende possesso della scena. Il risultato è un’opera d’arte vivente, dove la perfezione formale diventa il veicolo per un’emozione teatrale suggestiva e acchiappante.
La struttura di Nocturnelle non segue un filo logico lineare, ma si dipana attraverso una sequenza di quadri narrativi indipendenti, un mosaico di stili dove Dita sceglie di non essere l’unica protagonista, cedendo il passo a un cast di interpreti straordinari.
Il Cast Internazionale: Da BenDeLaCreme a Dirty Martini
A tessere la trama dello show è la trascinante drag queen BenDeLaCreme, impeccabile host e padrona di casa, che introduce una carrellata di performer d’eccezione: dalla debordante energia di Dirty Martini, leggenda del burlesque curvy, alla precisione acrobatica della minuta Tosca Rivola. La scena viene poi incendiata dal carisma selvaggio di Zelia Rose, la “donna letale”, fino ad arrivare alle evoluzioni scultoree di Laszlo Major, maestro del pole-striptease, e dalle performance ipnotiche di Rashid Alexander. Il risultato è un varietà corale dove ogni atto celebra una diversa sfumatura di fascino e virtuosismo.
Il racconto scenico: la levitazione e il Pink Pony Club
Lo spettacolo con Dita Von Teese prigioniera di una teca di cristallo, per poi dissolversi nel nulla. Torna poi per inaugurare ufficialmente il racconto scenico, e lo fa rievocando un grande classico dell’illusionismo: la levitazione. Sospesa in aria, tra tempo e spazio, l’artista mette a segno una performance di rara bellezza, apparendo come una creatura ultraterrena o mitologica. Il suo corpo, una scultura di carne e pelle perfetta, è rivestito di luce e si offre allo sguardo con labbra rosso fuoco e il punto vita striminzito in un corsetto strettissimo.
In un gioco di contrasti tra la dolcezza della carne e la meccanica dell’illusione che ci mostra un corpo sospeso per aria (esco dalla poesia per un attimo e penso ad Aldo Baglio mentre urla “Non posso né scendere né salire”). Dita appare e scompare, padroneggiando l’effetto ottico con seduzione ed ironia. A scandire il ritmo di questo incantesimo interviene una fantastica BenDeLaCreme: altra queen dello show, unica capace di reggere il confronto con la Von Teese senza oscurarla.
In Nocturnelle, il repertorio iconografico di Dita raggiunge il climax nel quadro del Pink Pony Club dove si concede al pubblico montando con arrapante sinuosità su un cavallino da giostra, mentre le celebri Loubotine firmano ogni suo movimento con una boria di lusso inarrivabile: l’intera sequenza si configura come un’apoteosi cromatica in rosa confetto. Una scenografia sognante e confettosa dove la leggerezza delle piume e l’evanescenza dei palloncini trasformano il mito dell’infanzia in una sorta di fantasmagoria glamour e ficcantissima.
Oltre lo show: la satira e il potere della femmina
Dopo l’intervallo, BenDeLaCreme torna con un colpo di genio comico che gioca con i codici del genere: interpreterà una Von Teese un pò curvy, con i collant contenitivi e la panza, con enormi copricapezzoli i cui con fili di nappa sono talmente lunghi che si potrebbero chiudere almeno 20 pacchi di Amazon. Irresistibile, il momento più divertente della serata.
Il palcoscenico si tinge poi di atmosfere notturne per il quadro dedicato alle spade, ai diamanti e, ancora una volta, all’arte della magia. Assistita da due girls in perizomini, Dita Von Teese arriva fasciata in un abito nero d’ispirazione Art Déco, un masterpiece sartoriale tempestato di cristalli che ci fa sentire tutte delle caciottare appena uscite dal discount.
In questa cornice di lusso e mistero, Dita ce prova con Laszlo, per poi condannarlo a vittima sacrificale della sua superiorità (quello che tutte vorremmo fare con il caso umano di turno ma poi l’unica magia che viviamo è un brutale gosthing). È una narrazione della femme fatale che va oltre l’esercizio di stile, e che racconta una storia molto più complessa e stratificata: un gioco di potere e magia dove il ruolo del sottone e della dominatrice si confondono sotto i riflessi di un’opulenza quasi insopportabile.
Body Positivity e il Ditaverso
Sulla scia dell’ipnotica danza del ventre di Rashid Alexander, la scena viene presa dalla mitica Miss Dirty Martini, già Miss Exotic World e icona indiscussa del burlesque americano. Impacchettata in un outfit fiammeggiante e calzata di scarpette rosso fuoco, con le sue debordanti e burrose forme non rappresenta solo la celebrazione di un corpo morbido e lontano dai canoni di bellezza standard, ma incarna il flow pulsante della body positivity e dell’inclusività dello show.
BenDeLaCreme e Dirty nella leggendaria “sfida delle tettone”, trasformano il palco in una lezione su come far roteare i tassel dei copricapezzoli. Un siparietto che evidenzia la volontà di Dita Von Teese di abbracciare una pluralità di fisicità, generi e linguaggi. Il Ditaverso è qualcosa di cui sappiamo ancora poco ma quello che è certo è che si tratta anche di un inno gioioso alla riappropriazione del corpo e della propria libertà espressiva.
L’happy ending non poteva che essere affidato al celebre numero del bicchiere da martini, il sigillo di un’intera carriera. Avvolta in un tripudio di diamanti che rifrangono la luce in ogni direzione, Dita dilata il tempo, con uno striptease lento, inesorabile, sensualissimo, scivolando poi nella sua gigantesca coppa di cristallo, muovendo la schuma con grazia ed erotismo e gettandosi l’acqua su un corpo così bello e perfetto che sembra trasformarsi in un oggetto di culto: è un momento di estetica così assurda e pura da sembrare un’allucinazione cinematografica. Ecco la vera essenza del burlesque.
Perché Nocturnelle è uno spettacolo necessario
Insomma lo spettacolo di Dita è un affascinante mosaico stratificato dove la ricerca estetica vintage, rifinita con una cura ossessiva per ogni singolo dettaglio, si fonde armoniosamente con la magia dell’illusione.
Non di sole tettine e culetti vive l’uomo: parafrasando. Rendendo omaggio ai leggendari illusionisti del XIX secolo, Dita Von Teese eleva la performance oltre il canone del burlesque tradizionale: non è solo il corpo esibito, ma è abitare, occupare, reclamare uno spazio teatrale libero elevando l’erotismo a un sofisticato e ipnotico atto di prestigio.
Il valore di ‘Nocturnelle’ risiede nella sua capacità di rappresentare un radicale ribaltamento prospettico: il burlesque moderno si affranca dal ruolo di mero intrattenimento per lo sguardo maschile, per ergersi a sofisticato catalizzatore di self-empowerment.
Milano ha accolto con un entusiamo questa celebrazione della bellezza e dell’autodeterminazione femminile: in un’epoca dominata dall’ipervelocità, Dita Von Teese ci restituisce il dono della lentezza e il fascino dell’enigma, della sensualità e della seduzione. Con l’autorità di una grande maestra delle cerimonie, ci insegna che la vera eleganza rimane l’ultima, autentica forma di magia in grado di incantarci e l’unico sortilegio a cui, oggi più che mai, sia ancora lecito e necessario credere.
