Articolo di Adriana Panico (Roma) | Foto di Andrea Ripamonti (Milano)
Al Palazzo dello Sport, zona EUR, all’ombra del Colosseo che in questo quartiere è Quadrato, nell’anno del Giubileo, a Roma c’è grande e ordinatissima attesa per la seconda serata del tour mondiale di Damiano David. La bella ottobrata che avanza gentile ha portato una giornata a raggi di sole spiegati e un cielo azzurro traslucido al limite dell’abbagliante. Qualcuno è andato al mare, qualcun altro, invece, al laghetto per raggiungere il tempio della musica fatto palazzetto e assistere al live del già noto cantante dei Maneskin.
La chioma collettiva, in evidente e predominante quota rosa, locale e internazionale, si prepara al concerto di questo ragazzo di 26 anni venuto dall’estero – oramai vive a Los Angeles- a presentare il suo progetto solista, Funny Little Fears. Un lavoro intimista intriso di paure, sogni, ansie, messe in discussioni, qualche certezza e seconde vite. Questa sera (sorpresa!) Damiano ha una band che gli fa da spalla. Si chiama Tigri da Soggiorno, e sono amici suoi, come rivelerà più tardi. Anche loro hanno partecipato a quel talent lì e propongono una cinquina di brani dal sound rockettaro molto energico con un occhiolino al dub per intrattenere il pubblico dai 45 minuti che mancano dall’inizio dello show.
Ore 21:00: il palco si illumina, le luci on stage richiamano l’attenzione per una manciata di secondi, un “ciao, Roma” porta in scena il Re di questa sera. È subito boato quando Damiano si palesa in un abito nero haute couture di fine manifattura. Un passo gentile muove un pantalone rigorosamente sartoriale e sorregge una camicia che lascia la schiena scoperta (la mostrerà più volte); la faccia di chi può fare tutto nella vita (in effetti è testimonial, modello, cantante, ballerino e mezzo attore) accenna il sorrisetto sornione e timido di chi sa il fatto suo; quel timbro inconfondibile, profondo e graffiato, modula una voce unica che un bel po’ di cose le esprime talvolta con spavalderia a matrice “romana”, anche stasera in alcuni passaggi, una sorta di cifra stilistica che lo rende riconoscibile e immediatamente “nostro”, non solo geograficamente parlando.
Il live inizia con Born With a Broken Heart. Il pubblico esplode mentre prende il via questa rappresentazione in tre atti a cuore aperto, senza passerelle, scenografie, effetti speciali, che sarà lui stesso a illustrare. Solo la band, qualche corista e un’insegna con il suo nome sullo sfondo accompagnano questo Damiano versione poeta di e per sé stesso. E allora, narraci, o Divo, del David-e Damiano, di come si passa dal cantare per strada, a diventare il frontman di una delle band più incredibili mai uscite da un talent show (Maneskin)già vincitrice di Festival di Sanremo ed Eurovision, a mettere in discussione tutto, attraversare la notte senza luna per rinascere in versione solista più fulgido e splendente che mai. Veniamo agli atti.
Atto I: un catalogo di singoli e cover che raccontano della vita con la band, quella in cui “tutto è stato gigantesco e velocissimo” finché non si è rotto qualcosa. Una sferzata energica suonata e scatenata va da Born With a Broken Heart a Nothing Breaks Like a Heart di Mark Ronson, passando per The First Time, Voices e Cinnamon (in collaborazione con Albert Hammond Jr -The Strokes per intenderci), Mysterious Girl, la cover di Locked out of Heaven dell’amato Bruno Mars e il suo ultimo singolo Talk to Me (in collaborazione con Nile Rodgers e Tyla già, proprio i vincitori dei Grammy). Si spengono le luci, esce a cambiare i pantaloni che ora si fanno bianchi, torna per completare il cambio d’abito sul palco. In questa atmosfera intimista da backstage, allegoria del suo personale making of, si infila una pregiatissima e lieve camicia bianca spiegando che ad un certo punto si è rotto qualcosa dentro di lui, così si è preso una pausa dalla band e ha iniziato il percorso per una “seconda vita”, magari “perfetta” più a modo suo. La riflessione pulsa nel ritmo pacato e cantautorale dell’atto II: Perfect Life, Sick of Myself, The Bruise e Tangerine.
Durante l’esibizione Damiano appare concentrato, asciutto. Meno rockstar, più cantautore popstar. Comunque, e compiutamente, “star” da qualsiasi angolazione lo si guardi. La folla, un po’ tiepida nei movimenti, lo segue con i cellulari schierati, pronti a immortalare il divo qualunque cosa faccia o a fargli da contorno con un mare di torce sulle note dei brani più raccolti. Il traghetto di questo viaggio senza Caronte approda a un nuovo cambio d’abito. Atto III: la presa di coscienza è avvenuta, le paure sono diventate coriandoli sulla rinascita, con Zombie Lady e Tango, si torna a ballare, ora con più svolazzo e più brio, un po’ come si faceva nei club Anni 50 o 60. Con leggerezza. Arriviamo a una pietra miliare della seconda vita, l’amore fatto persona, con Mars, con un sound da rock sperimentale o un po’ The Doors, avvicinandoci verso la fine della serata che si chiude con l’encore di due brani e una standing ovation.
Raccogliamo la meraviglia e andiamo a casa come lui che per una sera, anzi due, ci è già. Damiano sul palco ci sa e ci vuole stare, è evidente. Non è solo un cantante straordinariamente talentuoso che non ti fa mai avere nostalgia di una piattaforma di streaming musicale, è proprio “a casa” mentre fa tutto quello che in un’ora e mezza di live ha fatto. Damiano è una filosofia, un linguaggio, un’estetica, un manifesto. Uno che interpreta e imprime alle cose – dalla musica, alla moda, alla politica, quella che chi ha una esposizione pubblica può fare – la sua impronta cambiandole e rendendole memorabili. L’impronta propria di chi non ha demolito la sofferenza e la paura ma ha impedito a loro di demolire le cose divertenti dandogli una seconda vita intesa come caleidoscopio di storie, calderone di opportunità. Se “attendere è infinito del verbo amare” aspettiamo già il prossimo tour magari Next Summer.
DAMIANO DAVID – La scaletta del concerto di ROMA
- Born With a Broken Heart
- The First Time
- Mysterious Girl
- Voices
- Cinnamon
- Locked Out of Heaven (cover di Bruno Mars)
- Talk to Me
- Nothing Breaks Like a Heart (cover di Mark Ronson)
- Perfect Life
- Sick Of Myself
- The Bruise
- Tangerine
- Zombie Lady
- Tango
- Angel
- Over
- Mars
ENCORE
- The First Time
- Naked / Solitude (No One Understands Me)
Adriana Panico.
Figlia di madre sirena e padre vulcano, adottata da svariate divinità e griot. Fatta di mare, snack e rotelle alla liquirizia. Estranea ai numeri, capace di contare in lettere e note. Paladina di bellezza e di mezzelune sopra ai volti rivoltati verso l’alto, l’occhio strizzato a filantropia, educazione e altri affari istituzionali. Potendo, sarebbe la migliore amica di Kate Moss. O lei.
