Reportage Live

DAMIANO DAVID: Re di Roma con il suo “Funny Little Fears”

Il gigante nostrano che viene dall’estero canta per la seconda sera le pagine del suo diario emotivo nella capitale natale, aka “città eterna”, accompagnando il pubblico in un viaggio tra paure e sogni grandi quanto un tour da solista di 34 date in tutto il mondo quasi tutte soldout. 

Damiano David concerto all'Unipol Forum Milano del 7 ottobre 2025 | Foto di Andrea Ripamonti

Articolo di Adriana Panico (Roma) | Foto di Andrea Ripamonti (Milano)

Al Palazzo dello Sport, zona EUR, all’ombra del Colosseo che in questo quartiere è Quadrato, nell’anno del Giubileo, a Roma c’è grande e ordinatissima attesa per la seconda serata del tour mondiale di Damiano David. La bella ottobrata che avanza gentile ha portato una giornata a raggi di sole spiegati e un cielo azzurro traslucido al limite dell’abbagliante. Qualcuno è andato al mare, qualcun altro, invece, al laghetto per raggiungere il tempio della musica fatto palazzetto e assistere al live del già noto cantante dei Maneskin.

La chioma collettiva, in evidente e predominante quota rosa, locale e internazionale, si prepara al concerto di questo ragazzo di 26 anni venuto dall’estero – oramai vive a Los Angeles- a presentare il suo progetto solista, Funny Little Fears. Un lavoro intimista intriso di paure, sogni, ansie, messe in discussioni, qualche certezza e seconde vite. Questa sera (sorpresa!)  Damiano ha una band che gli fa da spalla. Si chiama Tigri da Soggiorno, e sono amici suoi, come rivelerà più tardi. Anche loro hanno partecipato a quel talent lì e propongono una cinquina di brani dal sound rockettaro molto energico con un occhiolino al dub per intrattenere il pubblico dai 45 minuti che mancano dall’inizio dello show.

Ore 21:00: il palco si illumina, le luci on stage richiamano l’attenzione per una manciata di secondi, un “ciao, Roma” porta in scena il Re di questa sera.  È subito boato quando Damiano si palesa in un abito nero haute couture di fine manifattura. Un passo gentile muove un pantalone rigorosamente sartoriale e sorregge una camicia che lascia la schiena scoperta (la mostrerà più volte); la  faccia di chi può fare tutto nella vita (in effetti è testimonial, modello, cantante, ballerino e mezzo attore) accenna il sorrisetto sornione e timido di chi sa il fatto suo; quel timbro inconfondibile, profondo e graffiato, modula una voce unica che un bel po’ di cose le esprime talvolta con spavalderia a matrice “romana”, anche stasera in alcuni passaggi, una sorta di cifra stilistica che lo rende riconoscibile e immediatamente “nostro”, non solo geograficamente parlando.

Il live inizia con Born With a Broken Heart. Il pubblico esplode mentre prende il via questa rappresentazione in tre atti a cuore aperto, senza passerelle, scenografie, effetti speciali, che sarà lui stesso a illustrare. Solo la band, qualche corista e un’insegna con il suo nome sullo sfondo accompagnano questo Damiano versione poeta di e per sé stesso. E allora, narraci, o Divo, del David-e Damiano, di come si passa dal cantare per strada, a diventare il frontman di una delle band più incredibili mai uscite da un talent show (Maneskin)già vincitrice di Festival di Sanremo ed Eurovision, a mettere in discussione tutto, attraversare la notte senza luna per rinascere in versione solista più fulgido e splendente che mai. Veniamo agli atti.

Atto I: un catalogo di singoli e cover che raccontano della vita con la band, quella in cui “tutto è stato gigantesco e velocissimo” finché non si è rotto qualcosa. Una sferzata energica suonata e scatenata va da Born With a Broken Heart a Nothing Breaks Like a Heart di Mark Ronson, passando per The First Time, Voices e Cinnamon (in collaborazione con Albert Hammond Jr -The Strokes per intenderci), Mysterious Girl, la cover di Locked out of Heaven dell’amato Bruno Mars e il suo ultimo singolo Talk to Me (in collaborazione con Nile Rodgers e Tyla già, proprio i vincitori dei Grammy). Si spengono le luci, esce a cambiare i pantaloni che ora si fanno bianchi, torna per completare il cambio d’abito sul palco. In questa atmosfera intimista da backstage, allegoria del suo personale making of, si infila una pregiatissima e lieve camicia bianca spiegando che ad un certo punto si è rotto qualcosa dentro di lui, così si è preso una pausa dalla band e ha iniziato il percorso per una “seconda vita”, magari “perfetta” più a modo suo. La riflessione pulsa nel ritmo pacato e cantautorale dell’atto II: Perfect Life, Sick of Myself, The Bruise e Tangerine.

Damiano David in concerto all’Unipol Forum di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Durante l’esibizione Damiano appare concentrato, asciutto. Meno rockstar, più cantautore popstar. Comunque, e compiutamente, “star” da qualsiasi angolazione lo si guardi. La folla, un po’ tiepida nei movimenti, lo segue con i cellulari schierati, pronti a immortalare il divo qualunque cosa faccia o a fargli da contorno con un mare di torce sulle note dei brani più raccolti. Il traghetto di questo viaggio senza Caronte approda a un nuovo cambio d’abito. Atto III: la presa di coscienza è avvenuta, le paure sono diventate coriandoli sulla rinascita, con Zombie Lady e Tango, si torna a ballare, ora con più svolazzo e più brio, un po’ come si faceva nei club Anni 50 o 60. Con leggerezza. Arriviamo a una pietra miliare della seconda vita, l’amore fatto persona, con Mars, con un sound da rock sperimentale o un po’ The Doors, avvicinandoci verso la fine della serata che si chiude con l’encore di due brani e una standing ovation.

Raccogliamo la meraviglia e andiamo a casa come lui che per una sera, anzi due, ci è già. Damiano sul palco ci sa e ci vuole stare, è evidente. Non è solo un cantante straordinariamente talentuoso che non ti fa mai avere nostalgia di una piattaforma di streaming musicale, è proprio “a casa” mentre fa tutto quello che in un’ora e mezza di live ha fatto. Damiano è una filosofia, un linguaggio, un’estetica, un manifesto. Uno che interpreta e imprime alle cose – dalla musica, alla moda, alla politica, quella che chi ha una esposizione pubblica può fare – la sua impronta cambiandole e rendendole memorabili. L’impronta propria di chi non ha demolito la sofferenza e la paura ma ha impedito a loro di demolire le cose divertenti dandogli una seconda vita intesa come caleidoscopio di storie, calderone di opportunità. Se “attendere è infinito del verbo amare” aspettiamo già il prossimo tour magari Next Summer.

DAMIANO DAVID – La scaletta del concerto di ROMA

  1. Born With a Broken Heart
  2. The First Time
  3. Mysterious Girl
  4. Voices
  5. Cinnamon
  6. Locked Out of Heaven (cover di Bruno Mars)
  7. Talk to Me 
  8. Nothing Breaks Like a Heart (cover di Mark Ronson)
  9. Perfect Life
  10. Sick Of Myself
  11. The Bruise
  12. Tangerine
  13. Zombie Lady
  14. Tango
  15. Angel
  16. Over
  17. Mars

ENCORE

  1. The First Time
  2. Naked / Solitude (No One Understands Me)

Adriana Panico. 
Figlia di madre sirena e padre vulcano, adottata da svariate divinità e griot. Fatta di mare, snack e rotelle alla liquirizia. Estranea ai numeri, capace di contare in lettere e note. Paladina di bellezza e di mezzelune sopra ai volti rivoltati verso l’alto, l’occhio strizzato a filantropia, educazione e altri affari istituzionali. Potendo, sarebbe la migliore amica di Kate Moss. O lei.

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