Articolo di Roberta Ghio (Santeria Toscana 31) | Foto di Luca Moschin (Hiroshima Mon Amour)
In una serata di pioggia, in cui gli automobilisti si sentono i Kelly Slater della circonvalla e alzano onde, invece che cavalcarle, su noi poveri pedoni, una cosa mi motiva e scalda l’anima: l’incontro live con Stammi Accanto, il secondo album solista di Cristiano Godano, uscito lo scorso 8 aprile.
Il disco è stato accolto con entusiasmo dai fans. Ne abbiamo letto molto, ma personalmente quello che mi ha colpito di più, oltre alla scrittura oltremodo raffinata, alla delicatezza e al garbo dei suoni e del cantato, a tratti angelico, è l’aspetto taumaturgico. Testi di tale intimità sono sicuramente, in misura maggiore rispetto ad altri, soggetti ad una interiorizzazione e interpretazione del tutto personale, ma quello che mi danno (e sono certa non solo a me) è tanta, tanta speranza.
Perché nella confusione e nella volgarità con le quali ormai siamo venuti a patti (ahimè) per una sorta di sopravvivenza dal sapore un po’ codardo, la bellezza c’è. Basta mentalizzarsi e cercarla, come una nostra personale missione.
E Godano, nella consapevolezza di questo, con la sua arte, ci viene a prendere in mezzo al caos, ci riporta nella realtà facendoci aprire gli occhi. Ci scuote e ci mette davanti alle miserie e ai nostri limiti. Ma ci dà anche la poesia, la speranza e il modo per affrontare il percorso verso la bellezza e il godere di essa.
E chi è in sala (e chi lo è stato nelle precedenti date o lo sarà nella prossima di Torino che chiude il tour) comodamente seduto, sa bene che la serata sarà intrisa di tutte queste emozioni.
E arriviamo quindi alla serata. In apertura Guido Maria Grillo cantautore di origini campane, discendente del Principe (ovvero, Totò), ci presenta alcune canzoni tratte dal suo ultimo album Senza Fine: brani molto intensi e sonorità dal sapore mediterraneo con tinte arabeggianti e rivisitazioni della canzone napoletana.
Una manciata di minuti dopo le 21.30, via le luci, ecco entrare Cristiano Godano, vestito della sua eleganza cui negli anni ci ha abituati: abito scuro e, rigorosamente, camicia. Con lui, i Guano Padano, ovvero Alessandro “Asso” Stefana alla chitarra, Danilo Gallo al basso e Zeno De Rossi alla batteria, che accompagnano l’artista in questo tour.
Come avremo modo di scoprire, la scaletta attingerà principalmente dai due album solisti, ma non mancheranno alcune chicche.
Si inizia, ça vas sans dire, con il nuovo nato, Stammi Accanto, che, a parte un’inversione, viene eseguito per intero, traccia dopo traccia.
Il live prende il via con Eppure So (questa l’unica differenza rispetto alla tracklist del disco), con la sua poesia che, se da un lato evidenzia con pragmatismo le incertezze e instabilità che ci animano dovute questo periodo storico, dall’altro dà speranza e indica la via. La resa è delicata. Parole e note si irradiano nella sala e vengono respirate a pieni polmoni da un pubblico concentrato e desideroso di ricevere quella bellezza.
Con Nel respiro dell’aria si sale, cambia il tipo di grinta, che arriva più elettrica e ficcante, grazie anche allo scambio pieno tra chitarre: Asso lascia infatti i tasti bianchi e neri per l’elettrica, mentre Cristiano lato suo, avrà per tutto il live, la classica.
Percorriamo l’album. Dopo Dentro la ferita (che nel disco ospita Samuele Bersani) arriviamo a Stammi accanto, che affonda grave nei nostri animi, per poi elevarci e darci pace, nonostante il dolore.
Sfacciatamente e sontuosamente melodica, come la definisce lo stesso creatore, che solo ora si rivolge alla platea per un breve racconto, ascoltiamo Lode all’istante. Sensuale. Come solo la raffinatezza sa essere.
Però, diciamocelo: quello a cui siamo abituati (e direi anche molto ben abituati) non è solo la gentilezza, la cultura e il talento artistico di Godano, ma anche tanta fisicità, che caratterizza ogni sua esibizione. E questo live non è da meno. Sempre suonando e senza togliere la giacca (se non sul finale) lo vediamo saltare, inseguire e accogliere le note con il corpo, scalmanarsi, duettare energicamente con i compagni. Cerco il nulla o il godimento elettrico di Ti parlerò sono solo un esempio.
Un plauso meritatissimo alla connessione sul palco tra una band che porta sonorità robuste, consapevoli e molto stilose e il padrone di casa: una fusione virtuosa e matura, come quella che si percepisce nelle collaborazioni di anni.
Vacuità con le sue arie leggere e le sue parole che denunciano la difficoltà a raggiungere appunto, la vacuità (nell’accezione buddista) chiude il disco e questa parte di concerto.
Il brano Caronte, che ci traghetta verso una selezione di pezzi di Mi ero perso il cuore, è nientepopodimeno che Lazarus, cover di David Bowie. Esplosiva.
Il set dedicato a Mi ero perso il cuore è anch’esso un alternanza di pathos differenti e anche nuovi ascolti, grazie ad arrangiamenti vigorosi, che pongono un diverso accento sui brani. La mia vincita è impreziosita dal suono della lap steel (o forse una pedal, da dove sono seduta non riesco bene a capire), mentre sublimare è il verbo che visualizzo durante l’ascolto di Sei sempre qui con me.
Mi guardo intorno ed è proprio quello che stiamo facendo tutti. Sono rari i momenti in cui scorgo timidi telefoni intenti a portarsi via qualche secondo di serata: siamo tutti dedicati ed immersi nell’ascolto.
…E scossi! Uno dei pezzi che mi ha molto divertita e stupita è Com’è possibile, in cui le tinte country proprie del brano crescono, in maniera spavalda ed irruente, per una resa impressionante.
Si ritorna intimi, con Ti voglio dire. E il pensiero a Luca Bergia, che manca tanto. Chiude il set Dentro le parole.
Per la ripresa e gli ultimi 3 brani un’altra graditissima sorpresa. Karma Police dei Radiohead, che scatena sguardi ammirati e applausi in sala, dal finale Marleniano. Lieve, capolavoro, che tocca sempre i cuori e infine, il perfetto equilibrio di note e parole che crea l’effetto del caldo abbraccio di Ho bisogno di te.
Un concerto decisamente intrigante e carico di fascino grazie al talento, alla maestria e al potere delle parole e delle note. Un concerto, come dicevo, da sublimare, abbandonandosi e lasciandosi condurre senza paura nei meandri delle nostre emozioni, anche quelle più difficili. Perché è proprio là dove ci sono le paure che troviamo il coraggio e la volontà per andare a riprenderci la bellezza che ci meritiamo. Non è facile. Ma il come Cristiano ce lo mostra. Da anni.
Clicca qui per vedere le foto di Cristiano Godano in concerto a Torino (o sfoglia la gallery qui sotto).
CRISTIANO GODANO – La Scaletta del concerto di Milano
Eppure so
Nel respiro dell’aria
Dentro la ferita
Stammi accanto
Lode all’istante
Cerco il nulla
Ti parlerò
Vacuità
Lazarus
La mia vincita
Sei sempre qui con me
Com’è possibile
Ti voglio dire
Figlio e padre
Dentro le parole
Karma Police
Lieve
Ho bisogno di te
