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Le 5 canzoni che hanno plasmato il mondo dei Deaf Kaki Chumpy

Dopo aver inaugurato una nuova fase del proprio percorso artistico con il singolo “Ultime Volontà” pubblicato a fine maggio, i Deaf Kaki Chumpy tornano venerdì 26 giugno 2026 con “Agàpe” (fuori per Oyez), il nuovo album che segna il ritorno discografico della formazione milanese a otto anni di distanza da precedente disco “Stories”.

Dietro ogni band esiste una costellazione di ascolti, scoperte e folgorazioni che ne definiscono il linguaggio musicale. Nel caso dei Deaf Kaki Chumpy, formazione da sempre sospesa tra jazz contemporaneo, rock progressivo, sperimentazione e ricerca sonora, le influenze arrivano da mondi molto diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa attitudine: quella di superare i confini dei generi e immaginare nuove possibilità espressive.

In questa playlist Andrea Daolio, fondatore e bassista del collettivo, ha selezionato cinque brani che rappresentano alcune delle coordinate fondamentali del percorso artistico della band. Una scelta non semplice, come lui stesso ammette, divisa tra gli artisti che hanno accompagnato i Deaf Kaki Chumpy fin dagli esordi e quelli che hanno influenzato in modo particolare la scrittura del nuovo album. Da Tigran Hamasyan a Frank Zappa, passando per Donny McCaslin, Hiatus Kaiyote e Area, emerge il ritratto di una band che ha fatto della curiosità e della contaminazione il proprio tratto distintivo.

1. New Maps – Tigran Hamasyan

Tigran è un pianista e compositore armeno dalle capacità strabilianti. La sua musica è una continua esplorazione e sperimentazione tra musica tradizionale armena, jazz, metal, pop, elettronica e musica classica. Lo vidi per la prima volta, non conoscendolo bene, nel 2015 a Monza in una chiesa vicino l’Arengario. Era insieme a un coro armeno che cantava musiche sacre armene riarrangiate da Tigran stesso: è stato un momento catartico. La bellezza delle voci e delle melodie cantate, il modo in cui Tigran le accompagnava al piano e ci improvvisava sopra era meraviglioso.

2. Beyond Now – Donny McCaslin

Famoso per aver suonato con il suo quartetto nell’ultimo disco di David Bowie “Blackstar”, la sua musica dà a quella che chiamiamo “fusion” nuova vita e freschezza: il jazz si incontra con il rock, il pop e l’elettronica in un sound veramente inedito; complici anche i fantastici musicisti con cui suona (Mark Giuliana alla batteria, Tim Lefebvre al basso e Jason Lindner alle tastiere).

3. Molasses – Hiatus Kaiyote

Me li fece scoprire nel 2015 un amico bassista e in seguito li feci conoscere al collettivo, diventando un grande amore per molti di noi e una grande influenza nella nostra musica. Il loro modo di fare neo soul è veramente fuori dagli schemi e pieno di sorprese e si distacca da quello degli artisti americani (loro sono australiani).

4. Inca Roads – Frank Zappa

Zappa è l’esempio di come la propria personalità e la propria cifra stilistica possano trascendere i generi. Ascoltate un brano rock, di musica contemporanea, funk, jazz o altro, e capirete subito se c’è il suo zampino dietro. Un compositore prolifico come pochi e di una genialità disarmante. È una continua fonte di ispirazione e un modello d’artista a cui aspirare.

5. Cometa Rossa – Area

Uno dei gruppi italiani “pop” degli anni ’70 più incredibili che ci siano stati, senza nulla da invidiare ad altri gruppi inglesi e americani di quel periodo. La voglia di sperimentare ed andare sempre alla scoperta di terre inesplorate è stata la loro forza: jazz-rock, prog rock, psichedelia, improvvisazione radicale, musica medio-orientale si intrecciano senza soluzione di continuità; aggiungici un interplay magico e si ha una miscela che dir esplosiva è un eufemismo.

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