A due anni dall’ultimo album “Tornado”, la cantante e musicista Charlie Risso pubblica il nuovo EP “The Light”, disponibile in tutte le piattaforme digitali da venerdì 4 novembre e pubblicato da Incadenza.
Il terzo lavoro di Charlie Risso, seppur breve rispetto ai precedenti trattandosi di un EP, vede la produzione artistica di Federico Dragogna (Ministri) con mix e master realizzati da Mattia Cominotto già nei Meganoidi. I quattro brani del disco segnano l’evoluzione dell’artista genovese verso nuove dimensioni sonore ed emotive dai contenuti intimi e sinceri. I quattro brani del disco segnano l’evoluzione dell’artista genovese verso nuove dimensioni sonore ed emotive dai contenuti intimi e sinceri. Tra De Andrè, Enya e David Lynch, ecco cosa ci ha raccontato.
Quando e come nasce la tua passione per la musica?
Ho cominciato ad appassionarmi alla musica da bambina, in casa mio fratello ed io abbiamo ascoltato diversi tipi di generi musicali grazie ai nostri genitori. Siamo così entrambi cresciuti con la grande passione per la musica. Gli ascolti riguardavano tanta musica inglese e folk rock americana anche se naturalmente non mancavano i grandi classici della musica italiana come Battisti e De Andrè per citarne solo alcuni.
A quali artisti ti ispiri e come definiresti il tuo stile?
Non so se c’è un artista in particolare a cui di fatto mi ispiri, piuttosto un insieme di influenze e contaminazioni anche molto differenti tra loro. Tra il folk, che è uno dei miei primi amori (Joni Mitchell, Simon & Gaurfunkel), il rock, classico e sperimentale (Blondie, Radiohead), al early pop al dreampop (Beatles, Beach House) all’alternative indie al new age (Mazzy Star, Enya), al soundtrack/blues di David Lynch veramente il panorama dei miei ascolti spazia.
Chi sono i destinatari della tua musica?
Mi aspetto che siano persone di una certa sensibilità, abituate a diversi ascolti di musica proveniente da contaminazioni diverse. Non ritengo di essere il target ideale per un pubblico di giovanissimi e penso che sia anche dato dai tempi più dilatati/soundtrackeggianti che caratterizzano il genere che faccio. Penso che il mio pubblico ideale sia rappresentato da persone di paesi differenti e di un range di età simile al mio.
Il tuo nuovo EP, “The Light”, è uscito per Incadenza il 4 novembre su tutte le piattaforme digitali: come mai la scelta di un formato più snello rispetto ai tuoi precedenti lavori?
“The Light” voleva essere un progetto estemporaneo, un lavoro con un nuovo produttore, Federico Dragogna (Ministri) e che poi di fatto si è rivelato un perfetto ponte tra il precedente album “Tornado” ed il prossimo che è in lavorazione. Le sonorità di “The Light” collegano perfettamente i due lavori e la collaborazione con Dragogna si è rivelata vincente.
Con quali artisti hai collaborato per “The Light”? E con chi sogni di collaborare in futuro?
“The Light” è frutto esclusivamente del lavoro di Federico ed il mio. L’EP e stato registrato, mixato e masterizzato da Mattia Cominotto, produttore di “Tornado” e “Ruins of Memories”, al Greenfog studio di Genova.
Come è nata l’idea del videoclip della titletrack?
La titletrack racchiudeva perfettamente il concept dell’EP. The Light vuole essere un messaggio positivo, di conforto. Carico sia di una forte valenza spirituale (e non necessariamente religiosa), che artistica.
Quale il messaggio che vuoi dare a chi lo vede e ascolta?
Di dare importanza alle piccole cose, tutto si tramuta ma non scompare. Il bagaglio degli affetti e delle esperienze che abbiamo fatto e che faremo rimarranno per sempre. The Light invita a spogliarsi del superfluo per arrivare ad una maggior consapevolezza di sé.
Ti servi dei canali social come facebook e Instagram per promuovere la tua musica?
Moltissimo, in modo particolare di Instagram grazie al qualche sono entrata diverse volte in contatto con colleghi musicisti e produttori che mi hanno coinvolta in nuove bellissime collaborazioni, talvolta del tutto inaspettate.
Leggendo la tua biografia, apprendo che ti esibisci spesso live e che sei stata in concerto anche negli USA: com’è il pubblico statunitense rispetto a quello italiano? Affinità? Divergenze?
Difficile descriverlo accostandolo ad un mio pubblico, più che altro perché il periodo in America lo devo alla collaborazione con una band della scena country/folk/bluegrass i RedWine. Il loro pubblico fa parte di un mondo parallelo ed è di fatto un pubblico diversissimo rispetto alla scena dreampop/shoegaze. Quello che posso dire è che all’estero c’è una grande accoglienza verso le più diverse sfaccettature ed il mondo country in particolare è estremamente umile. Mi è capitato di condividere il back stage con alcuni musicisti tra i migliori che esistano del genere. Chitarristi, contrabbassisti, banjoisti che accompagnavano Emmylou Harris, Elvis Costello, etc. Di una semplicità e generosità uniche.
Prossimi eventi in programma?
Sicuramente un tour per la prossima stagione primavera/estate e qualche sorpresa invernale. Inclusa la presentazione live di “The Light” a Genova in data da destinarsi.
