Lui prende tutto con ironia. Lui è Dario Brunori, passato da Brunori Sas a Brunori Srl con uno spettacolo che sta portando in giro nei teatri italiani. Chiacchierone per eccellenza almeno così pare, sempre ironico e sarcastico. Ma in realtà c’è bisogno di dire un paio di cose del tutto serie. Dario Brunori è uno dei pochi talenti a livello cantautorale che il panorama italiano ha il dovere di riconoscere. E’ un talento puro, un piccolo genio se vogliamo così definirlo. Scrive in maniera ironica quello che vuole e come vuole e non fa fatica a passare a una scrittura benché aspra anche carica di malinconica. Brunori ha questa capacità è come se cantasse un sorriso a mezza asta. Lo spettacolo si chiama “Brunori Srl“ musiche e parole per raccontare una società a responsabilità limitata, in bilico tra cabaret, teatro canzone e concerto.
Come mai hai deciso di fare questo spettacolo?
E’ venuto fuori da varie motivazioni. Una era che volevamo fare un tour teatrale dopo esser stati nei club l’anno scorso e poi dopo aver concluso le date all’aperto almeno per me, è venuta fuori l’esigenza speciale di sfruttare l’idea del teatro per fare dei brani che non facciamo nei club e all’aperto visto che lì si predilige l’aspetto energico, insomma per fare dei pezzi più intimi e confidenziali. Dall’altra invece di sperimentare questa forma dei monologhi, delle chiacchiere, visto che dal vivo comunque di solito fa sempre chiacchiere e a questo punto le abbiamo condensate cercando di farne uno spettacolo con un filo conduttore che era quello del gioco, della metafora, quello della Srl come metafora della società in cui viviamo.
Quanto c’è di Brunori nel titolo dello spettacolo?
Lo spettacolo gioca molto su questo fatto, parla della mia trasformazione da Brunori Sas a Brunori Srl ma anche della trasformazione in maniera ironica che riguarda la mia società di origine, visto che io comunque sono cresciuto in un paesino piccolo, nell’entroterra del cosentino, e quindi da quel piccolo paese che io definisco una società di persone a quella che è la società attuale che è fatta di tanti luoghi che grazie al mio mestieriere riesco a vedere oltre ai luoghi virtuali, di internet,di cui parlo dentro lo spettacolo. Tratta di me, prende molto da me, cerco sempre di raccontarmi, non saprei fare diversamente, forse anche a scopo terapeutico, invece che andare da un’analista (anzi mi faccio anche pagare) per raccontare le mie paturnie e allo stesso modo mi auguro che raccontandomi possa raccontare le storie di qualcun altro come succede con le canzoni.
Teatro canzone e viene in mente Gaber, ti spaventano questi paragoni?
Mi spaventa questo accostamento. Perché parliamo di grandi come Giorgio Gaber, infatti io ho messo le mani avanti “come Gaber ma peggio” perché lo spettacolo sta venendo fuori non completamente recitato, rispetto al teatro canzone che era strutturato con monoghi da attore. Io, invece mi pongo un po’ fra la lettura e una chiaccherata come stiamo facendo ora,più vicino forse alla stand up comedy americana, ai comici americani che raccontano con microfono aperto che raccontano qualcosa della propria vita che cercano attraverso il racconto di mandare un messaggio ma soprattutto di far ridere.
Ma è anche bello confrontarsi con grandi nomi …sei sempre stato paragonato a Rino Gaetano, per quanto riguarda la musica:
Si da una parte è ovvio che ci sia, come quando affronti una canzone i paragoni vengono inevitabilmente fatti ed è una cosa che da una parte mi rende felice, perché se le persone ti accostano ad artisti per i quali hai stima sei sempre contento ma dall’altra devo riconoscere i miei limiti perché lo faccio da pochissimo questo mestierie, alla fine sono 5 / 6 anni che mi muovo in questo ambito e devo ancora crescere tanto per cui cerco sempre di divincolarmi più che per imbarazzo non per altro. Forse ci sono un paio di pezzi,dove oggettivamente, anche se l’ho sempre detto che non sono stato un assiduo ascoltatore di Gaetano. Certamente è uno dei più stimabili e mi riconosco in una sua attitudine ironica, ci sono un paio di pezzi dove effettivamente da ascoltatore me lo avrebbe fatto dire pure a me, tipo “Rosa” su tutti è un pezzo gaetaniano. Paragoni belli ma spero sempre che con il tempo io possa trovare una mia autonomia, un mio percorso sempre più personale.
Cosa non ti piace della società oggi?
Lo spettacolo parte dall’idea di analizzarmi, di capire come mi sto muovendo io e come sono cambiato cercando poi di capire cosa è cambiato attorno a me.Sicuramente gioco molto sull’ironizzare sulle distrazioni, sull’inconsapevolezza, sul fatto che siamo un po’ vittime di una serie di input così grandi, lo spettacolo gioca anche su questo senso di colpa che deriva sempre dall’essere informati su tutto ma anche consapevoli o in qualche modo convinti di poter fare poco individualmente e singolarmente. C’è questo senso di colpa cosmico che deriva dal fatto che sappiamo che accadono tante cose sulle quali ci sembra di non poter agire o che comunque ci fanno sentire in colpa perché noi ci stiamo occupando della nostra vita, del nostro piccolo, del nostro quotidiano. Quindi sicuramente lo spettacolo gioca su quelle che sono da una parte problematiche consistenti e da una parte la presa in giro su problematiche un po’ futili o che ci distraggono dall’essenza delle cose o che ci fanno perdere di vista il senso di responsabilità anche verso noi stessi. Alla fine “cosa non mi piace “ direi l’inconsapevolezza, cioè l’idea che siamo spesso sedati o distratti o che non teniamo bene a fuoco quello che è veramente prioritario da quello che non lo è.
Che rapporto hai con i social?
Anche in questo cerco di mantenere una visione critica, critica non in senso negativo, ma cerco di non farmi ingurgitare o inglobare o stare sempre lì a guardare quello che accade o comunque a interessarmi a questa realtà parallela, che mi serve per promuovere la mia attività ma spero sempre di utilizzarlo in un modo discreto o ironico perché non mi piace la bulimia di informazioni soprattutto sulla vita privata e dall’altra come fruitore perché è vero che ci sono anche tanti aspetti positivi, comunque ti tiene informato…quando scorro un social se scelgo bene le fonti e lo posso fare riesco ad avere in velocità una serie di informazioni che prima dovevo cercarmi in televisione o sui giornali, e quindi in questo senso c’è una certa rapidità, anche qui stare svegli è capire cosa ti è utile da quelle futili.
Nei film e documentari degni di nota che hai inserito nella cartella stampa c’è il nome di Pasolini e il suo “Comizi d’amore”, che influenza ha avuto su di te?
Sicuramente è un accostamento da lettore, è un personaggio che aveva un carisma e una capacità pur mantenendo un linguaggio altissimo di farti comprendere la sua visione, che è una visione indubbiamente avanti e libera, questa una cosa che mi affascina in tutte le sue manifestazione che si tratta di scritti,il cinema, o appunto “Comizi d’amore“ che ho inserito perché nel periodo in cui l’ho visto mi interessava avere una fotografia di quella che era stata la trasformazione della società quando ho scritto il cammino di Santiago in taxi e quel documentario / docu film sicuramente ti porta e ti da la sensazione e il sapore del cambiamento di quella che era l’Italia e di quella che ancora è. Anche la naturalezza con cui la cosa viene fatta mi ha stimolato sotto tutti i punti di visti e poi lo trovo molto poetico ma anche molto sul pezzo rispetto a quello che accade oggi. Sarebbe bello un “Comizi d’amore“ anche adesso proprio per fare vedere il cambiamento del rapporto del popolo delle persone.
Mentre riguardo ai dischi (fra i tanti) citi CCCP “affinità e divergenze con il compagno Togliatti “ e Tom Waits “Small Change”…
Sono un ammiratore di Giovanni Lindo Ferretti e non sono un detrattore del suo cambiamento, perché trovo che sia comunque un personaggio di grandissimo spessore, mi sono piaciuti anche i libri che ha scritto tipo “Barbarico” … Lo trovo un personaggio di grande fascino e carisma. Sono molto affascinato da questi personaggi, come prima Pasolini, perché contengono un carisma, un rigore, una serietà, senza essere ampollosi, che mi attrae perché non ce l’ho io visto che io sono molto più buffone da questo punto di vista. I CCCP, I CSI, PGR li ho sempre seguiti con amore e rispetto non solo per quanto riguarda il punto di vista musicale ma anche per gli scritti. Tom Waits è uno dei grandi amori di Dente, mio collega cantautore e quindi mi ha spinto ad ascoltarlo perché non l’avevo mai incrociato. Quella di Tom Waits è un’ironia di tipo differente nel senso che già il fatto che lui faccia molto questo personaggio anche nella sua vocalità assurda, se badiamo alla sua discografia vediamo che c’è un momento che si capisce nettamente che la sua vocalità diventa una cifra stilistica ricercata e poi mi piace il fatto che è molto bukowskiano con queste atmosfere sempre ai margini e poi gli arrangiamenti sono meravigliosi.
Tom Waits parla d’amore in maniera schietta tu invece tendi a sviare attraverso l’ironia, come lo spieghi?
Sono stato educato da questo punto di vista specie da parte di madre ad grande un pudore sentimentale, Devo dire che nelle canzoni sono molto più sentimentale alla fine per quanto non mi spoglio mai completamente però sono più sentimentale rispetto alla vita quotidiana. Alcune cose che dico in canzone avrei grandi difficoltà a dirle a voce e quindi diciamo che utilizzo almeno questo sistema per dirle. “ Il pugile” è un po’ una lotta contro quella parte di me che è invece e molto razionale e celebrare, quando dico la devi smettere di darmi pugni, lo sto dicendo a quella parte di me che da pugni alla parte più fragile, più poetica, più dolce. Era una sorta di liberazione, infatti l’ho voluta mettere come primo brano del primo disco.
Razionale dunque?
Cerco di esserlo, sto cercando di trovare una quadra a tutto questo, infatti nell’ultimo album c’è un pezzo “Arrivederci tristezza” che parla proprio di questo, di questa lotta. D’altronde devo osservarmi prima di poter cercare di cambiare qualche cosa, le canzoni alla fine mi aiutano anche a questo ad osservarmi.
E la Calabria, dove la posizioniamo?
Nella scrittura sicuramente c’è per forza perché sono cresciuto qui al di là della mia parentesi Toscana, dove ho fatto l’Università a Siena, poi sono ritornato a vivere qui, e quindi sicuramente c’è una matrice benchè poi non scriva cose a livello musicale, sicuramente però riconosco anche in quella modalità che parlano direttamente di Calabria, di questa specie sempre di ironia nei sentimenti in cui mai puoi essere completamente aperto, ci rivedo molto della calabresità pudica a livello sentimentale, anche che prende in giro la poesia, perché alla fine sono più importanti altre cose, alla fine è più importante la parte istintiva, la parte di pancia, ecco questa forse è una cosa che si diverbera su tanti aspetti che ben conosciamo, ma che è forse il fulcro o almeno uno degli elementi della questione, ovvero il pensare sempre alla parte istintiva pensare sempre alla parte istintiva, pensare sempre che è importante il pane e poi le rose, se arrivano semmai le rose arrivano dopo ma non sono importanti. E’ anche una visione se vuoi del rovescio della medaglia nella visione della famiglia che per noi è croce e delizia perché da una parte siamo legatissimi da una parte ci da tutto e dall’altra in qualche modo diventa il luogo in cui si perde forse l’amore per la collettività perché è molto più importante l’amore verso la propria famiglia e questa cosa qui probabilmente andrebbe un po’ non criticata nel senso di rifiutarla nella sua completezza ma cominciare a dire anche come succede nel finale del film “ Anime nere” è meraviglioso perché la scena finale è una metafora di questa cosa, dove si arriva ad uccidere i propri familiari per porre fine a questa cosa, mi è sembrato molto bello, non voglio arrivare ad ammazzare i miei ( ironico). Dovremmo mettere in discussione alcuni valori che noi pensiamo che siano positivi a priori e che invece magari paradossalmente possono nascondere il seme di quello che non ci piace della Calabria.
Sei stato in tour in Europa che differenze hai trovato con il nostro Paese?
Difficile dare un giudizio perché è ovvio che passi una giornata in una città stai in albergo, sarebbe presuntuoso da parte mia giudicare, le persone che sono venute a vedermi erano per lo più italiani, italiani tra l’altro emigranti 2.0 di ultima generazione che sono per lo più laureati che vanno in giro a cercare di fare quello che gli piace o di fare semplicemente qualcosa che gli venga remunerato e quello che ti raccontano e che lì hanno la possibilità di fare qualcosa, che gli manca l’Italia sicuramente per tanti aspetti ma non gli manca per l’aspetto dell’appagamento professionale, di non dover aspettare. Germania di questo grande rigore … sarebbe bello trovare un punto di mezzo. Tante regole, tanta quadratura e realizzare qualcosa.
Sempre nella cartella stampa hai citato far le tue letture di questo momento, biografie di Dalla, di Francesco De Gregori e Battiato. Con chi ti piacerebbe collaborare?
Con gente che stimo, tipo Francesco De Gregori sarebbe bello poterlo incontrare. Mi piace sempre incontrare persone che mi possono arricchire, magari capiterà. Ad esempio mi piacerebbe anche Battiato, mi piacerebbe più che duettare perché io sono uno che si imbarazza molto in realtà in queste cose, quindi sarebbe un po’ imbarazzante per me.Nelle relazioni sono molto timido, diciamo che il Brunori spavaldo nasce dall’esigenza di smarcarmi da me stesso e dal fatto che sono in realtà molto timido ma più che timido mi mettono in imbarazzo le situazioni forzate, mi piacciono molto le situazioni spontanee, so che questi incontri sono spesse volte non nascono in maniera spontanea se avvenissero in maniera spontanea mi piacerebbe molto ecco. Che magari è un limite mio ecco, magari da una cosa artefatta può avvenire che magari ti trovi, per fino ad oggi sono sempre venute dopo aver conosciuto la persona, l’artista e averci scambiato un po’ di chiacchiere e aver detto ok mi piacerebbe fare una cosa.
Se tu non avessi fatto questo mestiere?
Avrei fatto sicuramente un lavoro amministrativo, perché ho una predilezione per i fogli Excel, mi piace fare i fogli excel e sono nel mio centro. C’è una parte di me che è molto nerd, molto amante delle cose dove ci sono calcoli formule da risolvere. Fortunatamente ci dedico solo una parte della vita. Nella nostra etichetta discografica “Picicca” che è la nostra etichetta dove produciamo Brunori e altri artisti, tutta la parte del software amministrativo me ne occupo io perché mi piacciono proprio queste cose.
Buono a sapersi
Queste tutte le date di “BRUNORI SRL: una società a responsabilità limitata” (tour prodotto e organizzato da Picicca/Gilda Produzioni): il 26 marzo all’Auditorium Parco della Musica (Sala Sinopoli) di Roma – SOLD OUT, il 27 marzo al Teatro Politeama di Prato, il 31 marzo al Teatro Biondo di Palermo, l’1 aprile al Teatro Metropolitan di Catania, il 2 aprile al Teatro Rendano di Cosenza e il 3 aprile al Teatro Showville di Bari, il 23 aprile al Teatro Dei Rinnovati di Siena.
