Interviste

8 Marzo: essere Lara Croft. Storia di una cosplayer.

In occasione dell’8 marzo, abbiamo incontrato la cosplayer italiana dell’icona d’eccellenza del Girl Power: Lara Croft. Attraverso il cosplay questa giovane artista trasmette valori di determinazione e consapevolezza, invitando le donne a non arrendersi mai. Un messaggio di sorellanza, forza ed empowerment che rompe gli stereotipi e ci invita a ripensare a questa icona digitale come ad una guerriera femminista.

sil_scorpio - Silvia - Lara Croft Cosplay

Articolo di Serena Lotti I Foto in gentile concessione di Damiano Mariotti e Francesco Ambuchi

Oggi 8 marzo continuo a riflettere sul cammino che noi donne abbiamo compiuto dall’alba dei tempi e sulle sfide ancora on fire: se è vero che negli anni sono cadute numerose barriere culturali e sociali, la parità di diritti e di opportunità, intese come parte di una trasformazione profonda della società, è una strada ancora lunga da percorrere poichè resta ancora aperta tutta una narrativa che parla di questioni specifiche, come la parità salariale, la rappresentanza politica delle donne, l’empowerment economico e la lotta contro la violenza di genere.

In Rockon vogliamo dire la nostra come facciamo sempre e in una giornata a cui teniamo particolarmente: un mood che rispecchia l’identità stessa della nostra rivista che vanta una forte presenza femminile. Siamo una crew composta anche da numerose editor e fotografe che ogni giorno, portano il loro sguardo e la loro visione nel racconto della scena rock e culturale. Un ambiente dove l’equilibrio è realtà e dove tutti e tutte siamo convinti che la parità sia il motore della creatività.

Del resto la musica è terreno d’elezione per le badass. Da Janis Joplin a Patti Smith, la storia è scritta da donne che hanno stravolto le regole e pensato sempre out of the box. Penso a Joan Jett o alla visceralità di PJ Harvey, all’eclettismo d’avanguardia di Björk, a Courtney Love, Debbie Harry e Siouxsie Sioux che non si sono limitate a stare sul palco cn una chitarra: hanno preso il full control delle loro carriere in un’industria dominata dagli uomini, trasformando il palco in un tempio di autodeterminazione e resilienza femminile.

È proprio questo spirito “rock”, fatto di coraggio e rottura degli schemi, che ritroviamo oggi in un’icona digitale capace di influenzare intere generazioni.

Oggi, 8 marzo a parlare di Girl Power attraverso una lente d’ingrandimento fuori dagli schemi, è un’icona della cultura pop che ha rotto ogni barriera, diventando simbolo di indipendenza e resilienza: Lara Croft. Quando il personaggio ha fatto il suo debutto nei videogiochi nel 1996, è stato commercializzato come un sex symbol cibernetico, ma il QI e le capacità di Lara erano ancora più assurdamente performanti delle sue caratteristiche fisiche: è così che con il tempo questa riot girl è diventata un modello femminista.

Chi può raccontarci meglio di Lara se non Lara stessa? O meglio Silvia, giovane e bellissima cosplayer italiana che ho avuto il piacere di conoscere tra i padiglioni del recente Festival del Fumetto tenutosi a Novegro qualche settimana fa.

Silvia, la cui somiglianza con Lara è veramente impressionante, non si limita a indossare i panni dell’archeologa più famosa del mondo bensì è capace naturalmente di incarnarla con una passione ed una credibilità che vanno ben oltre il semplice costume.

Nata negli anni ’90, Lara Croft non è stata solo una protagonista digitale; è stata la prima a dimostrare che una donna poteva essere tosta, letale e potente senza dover rinunciare alla propria femminilità e alla propria sensualità. In questa intervista, Silvia ci accompagnerà in un viaggio intimo tra pixel e realtà, tra fantasia e vita vera, raccontandoci come Lara Croft sia passata dall’essere il suo mito d’infanzia a una vera e propria missione di vita.

Attraverso le sue parole scopriremo come i valori di Lara, la determinazione nel rialzarsi dopo ogni fail, la consapevolezza di sé e il coraggio di camminare fuori dal gregge, siano oggi più che mai il manifesto di un nuovo empowerment femminile. Una conversazione che parla di consapevolezza, sorellanza nel mondo del cosplay e di quel mood punk di chi sceglie di essere, prima di tutto, padrona del proprio destino. Con questa carica di energia e consapevolezza, Silvia e tutte noi vogliamo ricordare che l’8 marzo non è solo una data, ma un’attitudine. Che si tratti di imbracciare una chitarra elettrica, scrivere un articolo, scattare foto, sedersi davanti ad un pc o impugnare le iconiche armi di Lara Croft, il messaggio rimane lo stesso: prendiamoci il nostro spazio con coraggio.

Ciao Silvia e benvenuta su Rockon! Cosa ti ha spinta a scegliere proprio Lara? L’hai scelta perché ci giocavi da ragazzina o perché hai sentito un’attrazione verso la sua personalità?

Ciao Serena e grazie mille a Rockon per l’invito! Di Lara ammiro visceralmente l’indipendenza, la determinazione e quella caparbietà quasi d’acciaio. Ma il vero punto di contatto tra noi è la consapevolezza: Lara, proprio come me, sa perfettamente chi è e cosa vuole dalla vita.

Per me, essere consapevoli significa essere liberi. Se sai chi sei e quali sono i tuoi scopi, vivi meglio; mi sento costantemente come lei, con missioni da compiere e pericoli da sfidare, aspirando a vivere ogni istante al massimo. Lara è una che sa il fatto suo: sicura, dritta per la sua strada, inarrestabile quando ha un obiettivo.

Io sono esattamente così: quando punto un traguardo, niente mi ferma o mi scoraggia. Non permetto a nessuno di dirmi cosa devo fare; l’opinione della massa non mi tocca, conta solo il parere di chi mi è davvero vicino. Non ho mai seguito il gregge: fin da bambina ho sempre pensato con la mia testa, preferendo restare per i fatti miei piuttosto che rinunciare alla mia indipendenza. Ma attenzione, non è isolamento: è libertà.

Come lei sono iperattiva, amo lo sport e ho una fame furente di esplorazione. Adoro viaggiare verso mete selvagge e ai confini del mondo, come l’Islanda. Ricordo ancora quando, da piccola, fissavo i frame di Tomb Raider con quelle foreste e isole incontaminate: sognavo ad occhi aperti e pensavo a quanto sarebbe stato pazzesco vederle un giorno nella realtà. Oggi, quel sogno lo porto avanti ogni volta che indosso la sua treccia.

Cosa ti ha spinta a scegliere proprio Lara?

Per rispondere devo fare un rewind fino a quando ero piccola. Tutto è iniziato a casa di mio zio: mi propose di giocare a Tomb Raider e boom, fu un colpo di fulmine istantaneo. La copertina diceva tutto: Lara in quella posa, quello sguardo fiero, le iconiche pistole… era il mix perfetto tra femminilità e potere.

Da bambina ero un po’ fuori dagli schemi: amavo le Barbie, certo, ma impazzivo per le pistole finte e i giochi “da maschi”. Sono cresciuta tra Action Man, Street Sharks e Dragon Ball; in classe ero l’unica a giocare alla Playstation. Quando ho visto Lara, ho visto me stessa: una femmina a cui piacevano le armi e le sfide toste. Ma la cosa incredibile era che lei non doveva “fare l’uomo” per essere forte. Anche se ero piccola, percepivo la sua sensualità, il suo corpo sinuoso e fiero.

All’epoca vedere una donna protagonista assoluta nel gaming era il futuro; i creatori di Tomb Raider avevano sfondato ogni limite creando un personaggio letale ma profondamente attraente e ambizioso. C’era questo pregiudizio assurdo per cui se una donna voleva essere forte doveva sembrare mascolina: Lara ha distrutto questo cliché, dimostrando che puoi essere potente restando te stessa, con naturalezza e istinto.

Crescendo, la somiglianza fisica e la mia passione hanno fatto sì che amici e parenti iniziassero a chiamarmi “Laretta”. Mi dicevano sempre di portarla in fiera, ma ho aspettato il momento giusto: a Lucca Comics 2025 è scattato qualcosa e mi sono tuffata. Il supporto che ho ricevuto è stato incredibile, ma il complimento più bello è quando mi dicono che la mia Lara è “naturale”. La verità è che molte ragazze “fanno” Lara Croft; io, invece, mi sento Lara. Lei mi rappresenta a 360 gradi: mi ha insegnato che una donna può essere armata e tosta senza rinunciare mai alla sua essenza.

Nel 2026 Lara Croft compie 30 anni. Come ci si sente a vestire i panni di un’icona che ha attraversato tre decenni di cultura pop senza mai invecchiare davvero?

Trent’anni… pazzesco, non ci posso quasi credere. Come ci si sente? Beh, vestire i panni di Lara significa farsi carico di ricordi, esperienze e di un’intera epoca.

Io sono nata nel 1990 esatto, quindi quel decennio l’ho vissuto a pieno e lo considero un’era assolutamente iconica. Per me gli anni ’90 sono stati un vero terremoto culturale, una rivoluzione che ha travolto tutto: la musica, la tecnologia, il nostro modo di vivere. Certo, ogni periodo ha le sue evoluzioni, ma parlo da figlia di quegli anni e per me quel momento ha un valore unico.

Quindi, indossare il costume di Lara non è “solo” interpretare un personaggio senza tempo; significa portare in vita un’epoca che ha segnato profondamente me e un’intera generazione. Sento che è una grande responsabilità, ma lo dico con un piacere immenso: è qualcosa di estremamente significativo, un omaggio a radici che non smettono mai di ispirare.

Lara è diventata un simbolo di resilienza e forza. Oggi è l’8 Marzo, secondo te, qual è il messaggio più forte che manda alle donne oggi?

Il messaggio più potente che Lara lancia è un mix di determinazione, coraggio e indipendenza. Il concetto è semplice ma potente: noi possiamo fare tutto. Dobbiamo solo volerlo e deve partire da noi. Questo vale per chiunque, ma per noi donne ha un peso specifico: dobbiamo prendere l’iniziativa, solo così possiamo ottenere ciò che desideriamo.

Per me Lara è il simbolo del non arrendersi mai. Ci dice di dimostrare la nostra forza, di non mollare, di metterci sempre alla prova. Certo, si può cadere anche centomila volte, ma la vera sfida è sapersi rialzare, anzi, è proprio cadendo che impariamo a farlo; non è possibile vivere senza mai finire a terra, l’importante è come torni in piedi.

È un messaggio universale, ma parlando di donne diventa fondamentale. Purtroppo, a causa dell’educazione, della società e della storia, siamo sempre state penalizzate. Questa è cronaca, non è una questione di voler essere femministe a tutti i costi: è un dato oggettivo. Abbiamo ottenuto parità e libertà, com’è giusto che sia, anche se sono traguardi che avrebbero dovuto esistere fin dal primo giorno, senza bisogno di lottare per averli.

Quindi, quello che dobbiamo ricordarci ogni giorno è che noi possiamo. Possiamo fare questo e altro, ma dobbiamo essere noi le prime a credere in noi stesse. Se non siamo noi le prime a farlo, come possiamo pretendere che lo facciano gli altri? Lara è l’icona femminile più importante della storia proprio perché incarna questo: coraggio, forza e una femminilità fiera e consapevole.

Lara di oggi è più umana, sbaglia, soffre ma si rialza sempre. Questo la rende un modello più efficace rispetto alla “superdonna” invincibile del passato?

Questa domanda mi fa riflettere molto. In teoria, la Lara che cade e soffre dovrebbe essere più empatica; è logico pensare che le persone ci si rivedano di più perché, da esseri umani, cadere, aver paura e soffrire è il nostro pane quotidiano. È decisamente più realistica.

Però, c’è un però. Io la Lara classica non l’ho mai sentita distante o “poco umana”. Lo so, se ci rifletto mi rendo conto che non sbaglia un colpo, che fisicamente fa cose impossibili — praticamente una supereroina della Marvel — e che caratterialmente sembra fredda, quasi disumana. Ma io, fin da bambina, la sentivo vicinissima.

È un punto interessante: mentre molti preferiscono la Lara moderna perché più “vera”, io ho sempre percepito come vicina quella classica. Per me è stata una vera rivoluzione vedere un personaggio che rappresentasse la donna decisa e indipendente, un manifesto vivente del “noi ce la possiamo fare”.

Non direi quindi che una versione sia più efficace dell’altra. Sono semplicemente diverse e ognuno è libero di preferire quella che sente più sua. Io resto legatissima alla Lara classica perché mi ha rappresentata fin dal primo giorno: una è più realistica, l’altra è l’Icona con la I maiuscola. E per me, quell’aura di invincibilità è pura ispirazione rock.

Raccontaci la vita o la giornata o tipo di una cosplayer.

È un vero e proprio rituale. Il mio ricordo più vivido è di me che mi alzo quando fuori è ancora buio pesto e non c’è nessuno in strada. Vado in studio e poi trucco e parrucco: siamo solo in tre alle sette di mattina, ed è lì che inizia la magia. La preparazione di Lara è il momento in cui lei prende vita.

L’emozione più grande? Mettere la treccia. Ma quella vera, quella iconica. Al mio primo Lucca Comics nel 2025 feci l’errore di usare i miei capelli naturali: intrecciandoli si erano accorciati tantissimo e l’effetto non era quello giusto. La seconda volta, invece, ho messo “La Treccia”. Non dimenticherò mai quel momento: vederne la lunghezza, sentirne il peso importante… Lara era lì. Non lo dico per darmi delle arie, ma perché senza quella treccia lei non esiste. Per me è stata quasi una reincarnazione: ho dato vita a qualcuno che mi ha ispirata e rappresentata fin da piccola.

Poi si parte, magari con due ore di viaggio, si arriva in fiera e inizia il delirio. È come entrare in una grande famiglia. La giornata di una cosplayer è pura emozione: incontro persone che mi abbracciano, che mi dicono “sono cresciuto con lei, grazie per questa foto”. Mi commuovo, perché io so cosa provano. Parliamo la stessa lingua, sentiamo lo stesso amore per lei. C’è una connessione elettrica.

Ricordo un ragazzo sulle scale mobili: mi ha vista, non poteva raggiungermi e ha iniziato a urlare “Lara Croft!” con un’intensità indescrivibile. Io non mi aspetto tutto questo successo, perché portando Lara sento di portare me stessa. Non è una recita, non è un’interpretazione forzata: è un modo di essere. Sento che la gente apprezza la mia genuinità.

E poi, come tutti i rituali, la giornata finisce e io mi sciolgo la treccia. Ma non sento di “tornare” Silvia, perché Silvia non se n’era mai andata. Semplicemente, io e Lara siamo un po’ la stessa persona. Sono Silvia, ma con il fuoco di Lara dentro. Anche senza il costume, resto me stessa. Semplicemente.

Il mondo del cosplay è spesso descritto come una “grande famiglia” e dai tuoi social traspare molta sintonia con altri creator. Com’è il rapporto con le tue colleghe? Vi confrontate mai su temi come l’empowerment e il Girl Power?

È proprio così: siamo una grande famiglia ed è come parlare la stessa lingua. Non importa quale personaggio porti, conta la passione che ci metti. Quel personaggio ci rappresenta, ci emoziona, magari ci siamo cresciuti insieme… e quando c’è comprensione, scatta la condivisione. Questo vale per tutti, ma con le donne ho sempre avuto un legame speciale.

Ho sempre supportato le altre donne, mi sembra il minimo, un comportamento naturale, niente di “speciale” o costruito. Più che star lì a teorizzare sul Girl Power, noi lo mettiamo in pratica. Quando ci vediamo ci supportiamo, ci facciamo i complimenti, ci stimiamo a vicenda. E facciamo foto insieme proprio per lanciare un messaggio chiaro: siamo unite.

Certo, il mondo non è una favola Disney. Sappiamo bene che esistono invidie, gelosie e situazioni complesse, ma questo succede ovunque, non solo nel cosplay. Sta a noi avere l’iniziativa e scegliere chi vogliamo al nostro fianco. Io semplicemente mi allontano dalle vibrazioni negative e scelgo di passare il mio tempo con chi ha davvero qualcosa da dare.

Sotto questo aspetto mi sento fortunata: nel mondo cosplay sono circondata da donne che mi danno un supporto pazzesco, e io ricambio al cento per cento. La nostra forza è questa.

La nostra è una rivista di musica, quindi la domanda di rito …ci puoi dire tre dischi che consiglia Lara Croft  ai lettori di Rock On e quali dischi invece ci consiglia Silvia?

Silvia

  • Linkin Park – Hybrid Theory
  • Moby – Play
  • Marilyn Manson – The Golden Age of Grotesqu

Lara

  • The Prodigy – The Fat of the Land
  • Nirvana – In Utero
  • Garbage – Beautiful Garbage

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