Dischi

Chissà Com’è, il terzo disco di Le Rose E Il Deserto

Arriva il nuovo capitolo della carriera del cantautore calabrese cresciuto a Pisa e maturato a Milano. Un disco intenso, poetico e ricco di vibrazioni, che spesso partono da nostalgie antiche per raccontare il presente. 

Chissà Com’è - Le Rose E Il Deserto

Il 23 ottobre è uscito Chissà Com’è, il terzo disco di Le Rose e Il Deserto, il progetto artistico diviso tra poesia e musica di Luca Cassano, di giorno professore di informatica al Politecnico di Milano, di notte (e appena può in realtà) cantautore, poeta, artista, lettore accanito e incallito, soprattutto un essere umano con una spiccata sensibilità verso tutto ciò che lo circonda. Si tratta di undici tracce, o sensazioni, memorie ed emozioni che appartengono alla sua vita ma che risuonano facilmente alle orecchie e nel cuore di ogni potenziale ascoltatore. Anticipato dal singolo realizzato insieme alla voce di Gnut, Il Tuo Nome, che apre poi il disco, capiamo subito che il lavoro che Le Rose e Il Deserto ha fatto per completare questo disco è stato un importante scavare, metabolizzare, e poi mettere insieme, compilare la playlist di un ultimo anno passato tra ricordi, passaggi, e certo, momenti o occasioni mancate.

Lo dice bene la title track, Chissà Com’è. Dice il cantautore che sono “tutte le domande che avrei voluto fare ai miei genitori, tutta la loro umanità soltanto in parte conosciuta, tutta l’emotività sospesa, i ruoli da interpretare, i non detti che possono crescere giorno dopo giorno in una famiglia.” Da calabrese che ormai da dieci anni e passa può considerarsi milanese, in una canzone sembra rispondere al motto che incessamente ripete ai suoi live, quando pensa al rapporto genitoru -figli e ironizza sul fatto che i padri calabresi si dimostrino effetticamete umani con i propri figli solo di notte, quando dormono. 

Le Rose E Il Deserto

Ci sono molti non detti nella storia che unisce le undici tracce, e soprattutto si parla di persone, ombre vere e proprie, che lasciano un segno nel bene e nel male nella vita di Luca Cassano. “È un disco pieno di assenze “Chissà com’è”, pieno di occasioni sprecate, di persone che, per varie ragioni, non ci sono più. C’è chi se n’è andato per non ritornare, chi c’è ancora ma con un altro ruolo, un’altra forma, un’altra voce e c’è chi invece la voce l’ha persa e non sa più parlare.” C’è la famiglia, questo dilemma del prigioniero che è destinato a improntare tutte le nostre relazioni e quindi anche tutte le mancanze nelle relazioni, anche quelle più preziose, che ci vengono tolte via, senza che noi possiamo farci qualcosa; e c’è la storia della famiglia, c’è il nome di una madre che diventa un’ancora di salvataggio per non annegare nel dispiacere. C’è l’amicizia, che rimane sempre, anche come una melodia, e non solo nelle collaborazioni preziose nel disco (come Sara dei Vetri, ma in generale tutta la produzione che vede anche Alessandro Sicardi e Fabio Greuter, fratelli e sorella di Le Rose e Il Deserto nella sua avventura artistica e non solo, nell’avventura della vita), ma anche in quelle la cui assenza fa un rumore assordante, quello di una banda, come Agostino, mitico contrabbasso e quasi maestro di leggerezza per Luca, che nella delicatissima Capobanda acquisisce tutta la magia che il suo personaggio ha avuto nei suoi giorni terreni. C’è, ovviamente, l’amore, che nasce, arriva, e come tutte le cose belle, si perde, finisce, anche con un paio di vaffa, eppure è parte della vita.

Il tutto è accompagnato da una base musicale di corde e qualche dettaglio, come tasti da macchina da scrivere, o persino chitarre quasi più rock, che tuttavia non distolgono l’attenzione da quello che da sempre è il fulcro dell’opera di Le Rose e Il Deserto: la parola, l’uso della parola, la capacità di produrre poesia in capacità quasi industriale, la necessità di far sì che ogni prodotto sia cesellato nel migliore dei modi, che il testo sia alla base della sua comunicazione. 

Dice Le Rose e Il Deserto che già che esista questo disco è un piccolo miracolo e che nonostante tutto, è un disco che santifica la vita. Ha detto qualcuno recentemente che è bello vedere degli elementi curativi nel proprio passato, o meglio, nei propri passati. Allora in Chissà Com’è è proprio vero che si possono attraversare grandi maree e comunque non perdere la fiducia che nonostante tutto, un giorno, tutto questo dolore ci sarà utile.

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