Reportage Live

THE MURDER CAPITAL in concerto a Milano ci spiegano il confine sottile tra rabbia e poesia.

All”Alcatraz di Milano The Murder Capital hanno presentato un live dal potente impatto sonoro, carico di un lirismo inquieto e una presenza scenica centratissima. La band si conferma una delle più talentuose e raffinate del post-punk contemporaneo. In apertura Noah Yorke il figlio del più celebre Thom, con il duo Hex Girlfriend.

The Murder Capital in concerto all'Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Articolo di Serena Lotti | Foto di Andrea Ripamonti

Ieri sera Milano ha accolto l’attesissima band irlandese THE MURDER CAPITAL sotto una pioggia scrosciante durante un maggio vittima di un’aggressiva bassa pressione. Post-punk d’autore e visioni crepuscolari per una band in crescita e che piano piano si sta conquistando il suo posto tra i grandi del genere, come Idles, Fontaines D.C. e Gilla Band.

La serata si è aperta con la virulenta e graffiante performance degli Hex Girlfriend, progetto di Noah Yorke (figlio del più celebre Thom) e James Knott, un duo iper energico e dalla natura decisamente crossover che mette insieme un concentrato sonoro di rave e rock ruvidissimo, dando vita a un mix esplosivo di suoni stridenti, techno ed electrodance.

E se il DNA non è opinione, tanto crepuscolare, poetico ed intimo è il padre sul palco, tanto completamente folle e out of the box è il mood del figlio. Questa dicotomia mi affascina soprattutto quando lo vedo lanciarsi nel parterre con un salto di due metri e risalire sul palco con la velocità di un’antilope.

Hex Girlfriend in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Il tempo di organizzare il palco (per l’occasione quello piccolo), e The Murder Capital si palesano. Formatisi nel 2018, la band irlandese ha rapidamente conquistato l’attenzione di critica e pubblico grazie ad uno stile intenso, oscuro ed emotivamente carico di lirismo che si acrive perfettamente nella nuova era del post-punk europeo. Dopo l’elettro-psichedelico secondo disco pubblicato nel 2023, il bellissimo Gigi’s Recovery, album che ha scalato le classifiche e in un certo qual modo sfidato i limiti, la band prende una clamorosa ed inaspettata strada: quella di un cambio radicale. Ancora. Sì perchè già il secondo disco era, rispetto al primo (When I Have Fears, urticante e tenebroso), una netta virata della band, già alla ricerca di un nuovo sound e nuove atmosfere capaci di allontanarli dalla loro comfort zone, che per la band poi tanto comfort non è tanto è il desiderio di ricerca ed evoluzione continua. Ancora più diretto, ancora più audace, il nuovo capitolo della storia dei MD si chiama Blindness, il loro terzo disco: un album ricco di sperimentazione e forse il loro miglior lavoro fino ad oggi.

All’anagrafe James McGovern (voce), Damien Tuit e Cathal Roper (chitarre), Gabriel Paschal Blake (basso) e Diarmuid Brennan (batteria), la band propone al pubblico milanese suoni grezzi, dissonanti e ruvidi spesso in contrapposizione a testi potenti e profondi.

La band è credibilissima nel fondere l’energia ruvida del punk classico con melodie e richiami più accessibili e orecchiabili, tipici dell’alternative rock degli anni 90 che li rende decisamente appealing tra le file delle vecchie guardie, tanto che stasera gli over 40 non saranno un gruppo sparuto nè particolarmente silente.

The Murder Capital in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Si parte al buio con la ruvida The Fall che spezza il silenzio, l’attesa, l’umidità. Vortici di mani e braccia si autogenerano tra la folla di movimento e tutto esplode. Ma quell’esplosione non definisce l’intera narrativa del live: la ricca evoluzione del repertorio dei MD si riflette in una lunghissima setlist costruita ad arte per attraversare le diverse fasi sonore ed emotive del loro percorso artistico.

Non sono mancati i brani più amati del primo disco come More Is Less, Feeling Fades e del secondo, tra le più struggenti e cupe A Thousand Lives, The Lie Becomes the Self e The Stars Will Leave Their Stage dove McGovern si mostra in tutta la sua vulnerabilità. I suoni delle chitarre, malinconici e cupi al tempo stesso, si stratificano dando luogo ad affascinanti effetti sognanti a cui si intrecciano le inquietudini sonore dei synth, rendendo il tutto potente, sporco e incredibilmente commovente al tempo stesso.

Indimenticabili Love of Country (che affronta il nazionalismo imperante alimentato dall’odio che sta crescendo in tutto il mondo) corroborata dal grido “Free Palestine” (il brano ha anche una prospettiva globale, i temi centrali sono rilevanti anche nel contesto del sionismo e della devastazione di Gaza) e Death Of A Giant ispirata al corteo funebre di Shane MacGowan, leader del gruppo The Pogues recentemente scomparso.

Ma The Murder Capital significa anche grattugia, roccia appuntita, spugna abrasiva… lo abbiamo detto. Il resto dello show è un corollario di pezzi che sono fenditure emotive, brani in equlibrio tra rabbia e poesia, tra sogno e abbandono, è una detonazione interiore ed esteriore continua, galoppante, affannosa. Siamo colpiti da una turbolenta ondata di punk viscerale che ci ferisce dolcemente come la pioggia che fuori dall’Alcatraz si abbatte nelle strade, sulle case, tra gli alberi.

The Murder Capital in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

L’experience, l’engagement è totale; Swallow, That Feeling, Moonshot e Heart in the Hole, Can’t Pretend to Know sono momenti di autentica goduria e affanno al tempo stesso. Il set si chiude con una doppietta d’impatto – Ethel e la corale Words Lost Meaning.

Il risultato finale è quello di una band con un’identità sonora riconoscibile, solida e molto personale, la scelta di proporre una scaletta eclettica ha visto la lentezza e la malinconia contrapposte a ritmi più sfacciati e pulsanti, regalandoci uno storytelling avvincente, mai noioso, mai prevedibile. Potenza e vulnerabilità, rabbia e poesia, insomma un live che è stata un’autentica una cavalcata impetuosa tra intensi furori chitarristici e sezioni narrative alternative più lente e crepuscolari.

Si potrebbero definire degli Angry Young Men 2.0 questi giovani irlandesi furiosi e teneri allo stesso tempo che hanno lasciato il segno con la loro intensità bruciante e che come i loro archetipi di 80 anni fa ci tengono a definirsi radicali, anarchici ma al tempo stesso romantici e sognatori. Insomma stanno lì in equilibrio precario su quel confine oscuro e suggestivo tra rabbia e poesia, e lo sanno fare dannatamente bene.

Clicca qui per vedere le foto dei MURDER CAPITAL in concerto a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

THE MURDER CAPITAL – La Scaletta del concerto di Milano

The Fall

More Is Less

Death of a Giant

The Stars Will Leave Their Stage

A Distant Life

A Thousand Lives

Feeling Fades

Love of Country

The Lie

Swallow

That Feeling

Moonshot

Heart in the Hole

Don’t Cling to Life

Can’t Pretend to Know

Encore:

Ethel

Words Lost Meaning

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