Foto di Pier Paolo Campo
La Columbiahalle vibra già prima che le luci si spengano. C’è quell’atmosfera particolare delle serate invernali berlinesi: fuori fa freddo e c’è la neve, dentro si suda ancora prima che inizi la musica.
I primi a salire sul palco sono i Girl in the Year Above di Jennifer Bell. Non è mai facile aprire per una band così amata, ma riescono a conquistare applausi sinceri. C’è energia, c’è personalità, c’è la simpatia ed il carisma della cantante e soprattutto c’è la sensazione di assistere a qualcosa che sta crescendo proprio sotto i nostri occhi.Quando finalmente sale sul palco la The Kooks, il boato è immediato.Si parte con “Sofa Song”. Nessuna introduzione lunga, nessuna attesa studiata: solo chitarre brillanti e la sala che esplode. Subito dopo “Always Where I Need to Be” alza ulteriormente la temperatura — il pubblico canta già ogni parola. Con “Eddie’s Gun” e “Stormy Weather” la band trova il suo groove: Luke Pritchard è sciolto, scherza, si muove da un lato all’altro del palco. L’acustica compatta della Columbiahalle rende tutto più diretto, quasi fisico. Quando parte “She Moves in Her Own Way” succede qualcosa: le prime file saltano, il balcone ondeggia, e per tre minuti sembra di tornare indietro di quindici anni. “Bad Habit” e “Westside” portano un’energia più moderna, più tesa, mentre “Sweet Emotion” e “Sunny Baby” aggiungono un tocco quasi estivo in mezzo al freddo berlinese. Il momento più intimo arriva con “See Me Now”: luci più soffuse, telefoni alzati, un canto collettivo ma delicato. Subito dopo “Seaside”, breve e fragile, crea uno di quei silenzi sospesi che in una sala così grande sembrano impossibili. Con “Sway”, “Shine On” e “Down” la band riprende slancio. È una progressione studiata bene: ogni brano aumenta leggermente l’intensità, preparando il terreno per il gran finale. “See the World”, “Do You Wanna” e “You Don’t Love Me” trasformano la Columbiahalle in un gigantesco karaoke indie-rock. Birra che vola, sorrisi larghi, qualcuno sulle spalle di un amico. Poi la band esce. Pochi secondi e sono di nuovo sul palco con i loro anthems “Ooh La” — ed è un’esplosione. Ma il vero culmine emotivo è “Naïve”. Il riff iniziale scatena un coro così forte da coprire quasi la band. Centinaia di voci all’unisono, occhi chiusi, braccia alzate. È il tipo di momento che ti ricorda perché vai ai concerti.
Quando le luci si riaccendono, resta quella sensazione dolce e un po’ malinconica di qualcosa di condiviso e irripetibile.
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THE KOOKS: la scaletta del concerto di Berlino
- Sofa Song
- Always Where I Need to Be
- Eddie’s Gun
- Stormy Weather
- She Moves in Her Own Way
- Bad Habit
- Westside
- Sweet Emotion
- Sunny Baby
- Junk of the Heart (Happy)
- See Me Now
- Seaside
- Sway
- Shine On
- Down
- See the World
- Do You Wanna
- You Don’t Love Me
BIS
- Ooh La
- Naïve
