Foto di Annita Fanizza | Articolo di Josh De Mita
Immaginate di aver prodotto, nel lontano 1996, un buon vino, innovativo, un mix di sapori che si fonde perfettamente in una esperienza del palato mai provata prima. Immaginate di aver conservato qualche bottiglia di quel vino per oltre vent’anni, e di volerlo stappare per celebrare una occasione speciale, a distanza di tempo. Ritroverete e riassaporerete nuovamente quel gusto innovativo che vi aveva sorpreso all’ epoca, ma questa volta con una componente più solida, matura, corposa, che accarezza i vostri sensi come un velluto.
Ecco cosa ci resta al termine del concerto dei Subsonica, presso la O2 Empire di Shepherd’s Bush, famosa sala concerti nella zona ovest di Londra. Abbiamo di fronte a noi una band che ha meritatamente conquistato il successo che l’ha resa nota, e che oggi si presenta con un’arma in più: l’esperienza. Percepiamo ancora l’energia di un tempo, quel mix perfetto tra rock, funk, reggae, elettronica, downbeat, ritmiche jungle, insaporito dalle melodie e dal timbro inconfondibile della voce di Samuel, che ha reso la band torinese tra le più innovative nel panorama musicale italiano di metà anni 90.
Sono circa le 20:30 e la band fa la sua comparsa sul palco, accompagnata dal boato del pubblico del O2 Empire. Ninja parte con la cassa della batteria, accompagnato dal battito a tempo delle mani della folla e si inizia subito con “Bottiglie Rotte”, sesta traccia dell’ultimo album “8”, al termine del quale, Samuel saluta tutti con una frase lapidaria “i Subsonica sono tornati” e si prosegue con “Disco Labirinto” uno dei brani più famosi della band torinese, scritto in collaborazione con i Bluvertigo. L’inconfondibile riff iniziale suonato da Boosta con un suono di synth distorto, la batteria che entra in tempo dispari, la chitarra di Max che si diverte a “funkeggiare”, fanno da preludio alla prima strofa, interamente cantato dal pubblico. In realtà stanno solo scaldando i motori, si prosegue con “Up Patriots to arms”, presente sull’album “Eden”, la cui versione originale fu scritta dal maestro Franco Battiato il quale collaborò alla rivisitazione proposta dalla band torinese. L’atmosfera sospesa dell’intro con la chitarra di Max che parte con un riff tagliente, cattivo e rock, Ninja che percuote i tamburi in una ritmica tribale, Samuel che intona la prima strofa, fanno da preludio allo stop che precede il ritornello.
Quando parte, tutta la O2 si fa trasportare e non potrebbe essere diversamente, con Max che salta a tempo col pubblico e Boosta che fa ondeggiare le sue tastiere e synth, nella sua tipica posa con la quale abbiamo imparato a conoscerlo.
E’ un susseguirsi rapido di emozioni. Samuel introduce il brano successivo: “Vi dicevo prima che i Subsonica sono tornati…sono tornati per mostrare tutte le vecchie e nuove ossessioni”. Ninja suona la carica con l’inconfondibile ritmo disco dance che fa da intro alla famosissima “Nuova Ossessione”, seguito da uno stop che introduce il riff di chitarra di Max (tema che ritorna spesso durante tutto il brano) e così via, fino ad esplodere nel ritornello che fa impazzire i presenti.
E’ il momento perfetto per presentare altri brani tratti dall’ultimo album. Si tratta della traccia di apertura “Jolly Roger”, “Fenice” e “Punto Critico”. Quest’ultimo pezzo parla della società moderna, la stessa band torinese ha descritto così il testo: “In questi “anni senza titolo” raccontati da un testo che, accostando immagini e suggestioni parla di rigidità, tensioni, ansie e chiusure, ci troviamo di fronte a scelte epocali che dovrebbero coinvolgerci collettivamente. Sconvolgimenti climatici, automazione del lavoro, tecnologia e libertà individuali, clonazione genetica, intelligenza artificiale, appaiono tuttavia temi fuori portata rispetto alla sensibilità del nostro tempo.”
Ci colpiscono in particolare le ritmiche serrate (con un sapore un po’ retrò tipico degli anni 80), incalzate da un basso synth, e le melodie nel ritornello che fluttuano su cambi di atmosfere da minori a maggiori, dando una spazialità al sound e al contenuto profondo del testo, degna di nota.
Il brano successivo è presentato da Samuel che recita il verso iniziale della prima strofa: “Mani in alto fuori di qua non resteremo più prigionieri ma evaderemo come Steve Mc Queen o come il grande Clint in fuga da Alcatraz.” Si tratta di “Liberi tutti”, tratto da “Microchip emozionale” e scritto in collaborazione con Daniele Silvestri, decisamente uno dei cavalli di battaglia. Il pubblico è un melting pot di emozioni, stregati dall’energia che i Subsonica emanano dal palco. Si passa rapidamente a “Il Diluvio” seguita immediatamente da “Perfezione” e “L’incredibile performance di un uomo morto” prima di concedersi (e concedere) una breve pausa, al termine della quale il quintetto torinese risale sul palco, con Samuel che ha effettuato un piccolo cambio d’abito.
Si riparte con “Respirare”, altro brano tratto da “8”, che da giusto il tempo al pubblico di “tirare il fiato” (respirare, appunto). Senza dubbio ce n’è bisogno, perché ciò che segue necessita di tutta la energia possibile. Si va avanti con “La Glaciazione”, che parte col riff di piano splittato sui due canali destro e sinistro, batteria e basso dritti, atmosfere dark dettate dalla melodia e dai synth che fanno da “tappeto”, un crescendo che porta al ritornello “questo vuoto esploderà, esploderà”. Di sicuro non c’è nessuno tra i circa 2000 presenti che non stia saltando. In questo brano un chiaro riferimento ai Chemical Brothers lo possiamo apprezzare nel bridge che precede l’ultimo ritornello. Il brano sembra implodere e cascare in un abisso nel quale stanno precipitando la drum machine e il bass synth, per poi risalire e dar spazio ad un reprise della prima strofa fino, appunto, al ritornello. Non c’è più tempo per rifiatare, si passa a “Nuvole Rapide”, ottimo brano che ci ricorda alcune atmosfere della vecchia musica house di fine anni 80, in una versione lievemente rivisitata, che vede l’ottimo Vicio al basso, fare dei ricami nella parte alta della tastiera dello strumento, sotto la strofa. Si passa poi a “Veleno”, seguita da “Aurora Sogna”, brano che merita una prima breve riflessione. Pur essendo stato pubblicato nel “lontano” 1999, la tematica affrontata è sempre attuale. E’ la metafora di chi vuole seguire la perfezione (troppo spesso mal decantata dai media e dalla società) portando alla distruzione del proprio essere e della propria personalità. Un occhio critico sui mali che colpiscono spesso i giovani, tra bulimia, anoressia, depressione e solitudine sociale.
Si passa così a “Depre” nel mezzo del quale Max Casacci cita il famigerato riff di “Seven Nation Army”, per passare ad un momento un po’ più introspettivo con “Dentro i miei vuoti” dalle atmosfere molto dark e psichedeliche. Si passa così ad un altro classicone, “Il cielo su Torino”, durante il quale, sembra quasi inutile ripeterlo, il pubblico in sala si scatena. Siamo arrivati a questo punto a “L’Odore” che merita una menzione speciale. Prima del brano infatti, viene illuminata sullo sfondo, una bandiera dell’Europa. Samuel vuole dedicare questo brano a tutti il pubblico della O2 Empire, composto al 99% da italiani. “Tanti di voi hanno lasciato la propria città per venire qui.” L’attualissimo tema della gente che emigra, in cerca di una vita migliore, o di una realizzazione personale. Non importa il motivo. C’è il filo conduttore di quella bandiera che sventola alle spalle, il simbolo di una entità che “non è ancora perfetta, forse troppo legata ai bilanci, alla finanza, ai mercati” (come dice il cantante Torinese) anziché ad una dimensione più umana ma che rappresenta un simbolo di unità, dietro la quale tutti quanti dovremmo riconoscerci, anzichè dividerci. Si va avanti per le battute finali, con “Abitudine”, “Benzina Ogoshi”, un brano che sembra voler prendere in giro la paura per il fallimento (autoironica nel passaggio “non siete riusciti a bissare, Microchip emozionale”), per poi passare a “Tutti i miei sbagli” e “Preso blu” canzone che esprime il disagio verso i tempi, verso la mediocrità, verso il potere.
Il dato tecnico lo ribadiamo prima di concludere. I Subsonica hanno acquisito negli anni, grazie all’esperienza e alla maturità, una solidità nella performance live di alta qualità, a tutti i livelli. Solidissima sezione ritmica, impreziosita da una sapiente e intelligente chitarra (e verve creativa) di Max. Quest’ultimo non era una novità. Boosta, il re dei loop, fa da perfetta cornice al marchio di fabbrica della band torinese. La voce di Samuel, inconfondibile tra mille.
Uno spettacolo che è valso per intero il prezzo del biglietto (assolutamente alla portata) e che ha lasciato un messaggio positivo, soprattutto nella fase del discorso sull’Europa ed in generale sull’unità tra i popoli. Doverosa la citazione da parte di Samuel (dato il luogo), al discorso di Winston Churchill sull’Europa, tenuto nel 1946 a Zurigo. Per molti possono sembra argomenti scontati e banali, ma fa sempre bene ribadirli, visti i tempi che corrono.
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SUBSONICA – Tour 2019
Biglietti in vendita a questo link > http://bit.ly/subsonica2019
09/02/2019 @ ANCONA, PALAPROMETEO
11/02/2019 @ BOLOGNA, UNIPOL ARENA
12/02/2019 @ PADOVA, KIOENE ARENA
14/02/2019 @ TORINO, PALA ALPITOUR
15/02/2019 @ TORINO, PALA ALPITOUR
16/02/2019 @ GENOVA, RDS STADIUM
18/02/2019 @ MILANO, MEDIOLANUM FORUM
19/02/2019 @ MILANO, MEDIOLANUM FORUM
21/02/2019 @ ROMA, PALALOTTOMATICA
23/02/2019 @ FIRENZE, MANDELA FORUM
Biglietti in vendita a questo link > http://bit.ly/subsonica2019
