Reportage Live

MUMFORD & SONS: il folk rock che continua a dare luce al genere (e ci rallegra la vita)

La band britannica, accompagnata dai The Vaccines, regala una serata calda e travolgente al pubblico dell’Unipol Forum in una gelida serata di novembre

Articolo di Silvia Cravotta | Foto di Marco Arici

Da giorni le previsioni meteo parlavano di un fronte polare in arrivo sull’Italia dal Nord Europa. Ma quello che è arrivato ieri a Milano da quelle zone, e più precisamente da Londra, musicalmente parlando è stato esattamente il contrario: un vortice di note folk rock che ha avvolto tutti quelli che erano dentro un Unipol Forum al completo, facendoli sentire al caldo e al sicuro, nonostante il freddo pungente e un mondo in guerra perenne appostati fuori. Merito dei Mumford & Sons, che accompagnati dai concittadini The Vaccines, sono tornati a suonare in città a sei anni dalla loro ultima volta, in quello che allora era il Mediolanum Forum. A dare l’occasione il loro ultimo album Rushmere, uscito nel marzo scorso (a ben sette anni di distanza dal precedente, Delta, e il primo senza il chitarrista e banjoista Winston Marshall, che ha lasciato la band nel 2021) e quello nuovo in uscita a febbraio 2026, Prizefighter, alcune canzoni del quale sono state “spoilerate” durante il concerto milanese.

The Vaccines

I The Vaccines non avrebbero potuto avere un altro nome perché la loro musica è davvero qualcosa che ti cura: la testa, il cuore, l’anima, scegliete voi. A distanza di quasi due anni dal loro ultimo concerto milanese, hanno riportato in città il loro mix di indie rock energico, ritornelli immediati e quell’attitudine scanzonata, di cui il frontman Justin Young è magnifico portatore. Se nel 2024 erano sbarcati ai Magazzini Generali per presentare il loro ultimo album, Pick-Up Full Of Pink Carnations, ora portano in tour un pout-pourri delle loro canzoni più celebri. I quattro londinesi salgono su un palco scarno, accompagnati dal chitarrista turnista Matt Hint, con parterre e spalti ancora da riempire. Ma chi c’era si è fatto rapidamente trascinare dall’allegria contagiosa delle loro canzoni, che sembrano fatte apposta per ricordarci che la musica a volte deve essere così, leggera e liberatoria.

The Vaccines in concerto all’Unipol Forum di Milano, foto di Marco Arici per www.rockon.it

Con indosso un paio di occhiali da sole, come il sodale chitarrista Timothy Lanham, Justin attacca con Love to Walk Away e l’inevitabilmente trascinante Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra) poi scalda il pubblico con il sound retrò e il ritornello orecchiabile di Post Break-Up Sex e il ritmo pop di Your Love Is My Favourite Band. Discount de Kooning (Last One Standing) con il suo forse ripetitivo ma bellissimo appello, “Maybe we should keep on dancing”, è seguito dai sintetizzatori di Headphones Baby, e dalla hit del loro ultimo album, Heartbreak Kid. Le chitarre guidano il romanticismo struggente di I Always Knew, mentre le corali If You Wanna e All My Friends Are Falling in Love chiudono con i loro cori allegri. Come sempre, i quattro britannici si divertono e divertono, e sono pronti a farlo di nuovo quando torneranno a Milano, precisamente al Fabrique ad aprile, per il tour celebrativo dei primi quindici anni di What Did You Expect From The vaccines?, il loro primo album. Noi ci aspettiamo ancora tanto, cari ragazzi.

The Vaccines in concerto all’Unipol Forum di Milano, foto di Marco Arici per www.rockon.it

Mumford & Sons

L’attesa comincia a salire già prima delle nove, quando il Forum è ormai strapieno, la telecamera che ruoterà intorno al palco durante il concerto (rovinando più di qualche video) comincia a muoversi e il lato sinistro del parterre viene delimitato da un cordone di plastica a bande bianche e rosse, che fanno presupporre movimenti interessanti (piccola anticipazione, ci saranno). E infatti, alle 21 precise, il capo della banda Marcus Mumford, il tastierista Ben Lovett, il chitarrista/contrabbassista Ted Dwane e la band che li accompagna in tour, salgono sul palco.  

Run Together viene accolta da una esplosione che scalda il cuore. Anche se è una canzone nuova, contenuta nell’album in uscita nel 2026, coinvolge subito tutti con la sua potenza folk, che parte morbida e poi si trasforma in un ritornello potente. La combinazione del rollare del banjo con la voce calda e avvolgente di Marcus è perfetta, riporta alle loro prime canzoni e dà il via a quella che sarà una festa cantata e ballata di quasi due ore. D’altronde non si può essere tristi quando suona un banjo.  

Grandemente attesa era Babel, accolta con un boato ed è solo la seconda canzone. Sin da questo momento è emerso un lato caratteristico dei fan dei M&S, che non capita di vedere in tutti i concerti: sono in tanti a cantare le loro canzoni per intero, non solo i ritornelli, e non è una cosa così frequente. Si crea un mix di complicità e partecipazione che parte dal pubblico e arriva diretto alla band, che per tutto il concerto ha ricambiato con dichiarazioni di affetto verso l’Italia e verso Milano. Si canta spesso insieme a una voce sola, si salta all’unisono facendo tremare il Forum e il sorriso di Marcus – quando sente il pubblico cantare le loro canzoni – rivela quanto sinceramente apprezzi tutto ciò. Una corrispondenza d’amorosi sensi che fa salire una sensazione di benessere insieme alle temperature, tanto che un sacco di gente resta in maglietta a maniche corte.

Rubber Band Man si presenta con la sua texture articolata e un fingerpicking del cantante quasi ipnotico, inquadrato sugli schermi che proiettano immagini della band in fondo al palco. Il momento di Little Lion Man è esattamente quello che può essere riservato a una canzone pluripremiata, considerata uno degli inni più rappresentativi dei Mumford & Sons, con un ritmo energico e un testo che invece ha toni cupi e temi personali, che vengono riassunti nel “aaaaaa” finale che si grida tutti insieme a gran voce. Dopo Hopeless Wanderer, prende la parola Ben che si lancia in un discorso in italiano, concludendo poi con la constatazione che “ogni volta che torniamo c’è più gente e più amore”.

Per Lover of the Light Marcus si siede alla batteria ma questo non gli impedisce di tirare fuori la voce potente che caratterizza questo brano, seguito da una Believe caratterizzata da un suono più elettrico e da una mirror ball che scende dal soffitto. Il sound blues di Truth è accompagnato da fiamme sul palco, e lo segue un’altra delle canzoni del prossimo album, Here, introdotta dal cantante che annuncia di non voler andare via presto e di voler fare ancora molte canzoni. E le faranno, tutte accompagnate dal suono pulito e cristallino dei loro strumenti.

È il momento del B Stage, sistemato in mezzo al parterre, vicino al mixer. I tre componenti della band scendono dal palco e corrono lungo il corridoio creato apposta per loro. Salgono sul piccolo palco (che, ahimé, dal parterre vedono solo quelli sopra il metro e novanta) e si esibiscono in una versione acustica di Ghost That We Knew che ammutolisce il Forum, che la canta sì ma a bassa voce, quasi per non rovinare il momento. Dopo Guiding Light, viene fatta salire sul palco una ragazza con l’incarico di tradurre quello che dice Marcus (con tanto di piccolo refuso nella traduzione, dovuto probabilmente all’emozione), che lancia lodi sperticate al nostro Paese e alla città in cui si trova, accompagnate da qualche frase in italiano, ricordo dei tempi di scuola. Il momento acustico è chiuso da una cover di The Boxer di Simon & Garfunkel.

Anche il ritorno sul palco principale è di corsa, i M&S ci sfrecciano accanto permettendoci di vederli da vicino solo per un attimo. White Blank Page è eseguita senza la band che li accompagna, mentre per Ditmas Marcus attraversa il parterre e corre tra gli spalti illuminato da un cerchio di luce. Seguono The Cave, con il suo mix unico di folk e rock e i suoi complessi riferimenti letterari, Roll Away Your Stone con il suo ritornello trionfante e il rock di The Wolf, che viene accompagnato da fontane fredde che piovono dall’alto, proprio sotto la struttura luminosa con cuori e colombe che sembra accennare al gran bisogno di pace che c’è nel nostro mondo.   

Un brevissimo momento di buio e per gli encore Marcus, Ben e Ted risalgono quasi “nudi”: in maglietta, davanti a un solo microfono posto proprio sulla punta del palco, con il solo accompagnamento della chitarra di Marcus, eseguono a tre voci Timshel.  La splendida Rushmere, title track dell’album 2025, con il suo tono morbido e vario, lascia il posto a Awake My Soul, cantata da tutti e chiusa da un godibilissimo assolo di banjo. Una corale I Will Wait, sembra dover chiudere ma Marcus fa uno col dito e lancia l’ultima anticipazione del nuovo album. Conversation With My Son (Gangsters & Angel) chiude in una dolcezza, con una canzone dal ritmo lento, colloquiale come una vera conversazione.

Non si fa in tempo a uscire, che già tutti si stanno rivestendo: l’effetto “termico” del concerto finisce rapidamente a livello fisico. Ma dai discorsi e dai sorrisi di chi esce si capisce che gli animi resteranno caldi e su di giri ancora per un bel po’.
È il folk rock, bellezza!

Clicca qui per vedere le foto dei Mumford & Sons + The Vaccines in concerto a Milano (oppure sfoglia la gallery qui sotto)


MUMFORD & SONS, la scaletta del concerto di Milano:


Run Together
Babel
Rubber Band Man
Little Lion Man
Hopeless Wanderer
Lover of the Light
Believe
Truth
Here

B-Stage
Ghosts That We Knew
Guiding Light (acoustic)
The Boxer (Simon & Garfunkel cover)

White Blank Page
Ditmas
The Cave
Roll Away Your Stone
The Wolf

Encore
Timshel
Rushmere
Awake My Soul
I Will Wait
Conversation With My Son (Gangsters & Angels)

THE VACCINES, la scaletta del concerto di Milano:

Love to Walk Away
Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra)
Post Break-Up Sex
Wetsuit
Your Love Is My Favourite Band
Discount de Kooning (Last One Standing)
Headphones Baby
The Dreamer
Heartbreak Kid
I Always Knew
If You Wanna
All My Friends Are Falling in Love

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