Articolo di Nick Matteucci | Foto di Giulia Troncon (Bologna)
Sarà una coincidenza, o forse no, il brusco calo delle temperature e lo svolgimento del tour di Aurora Polare dei Ministri, che è giunto al suo terzultimo atto in una città speciale per il trio milanese. Non proprio trio, almeno dal vivo, la band come ormai è consueto da tempo si presenta sul palco con un membro aggiunto, Marco Ulcigrai, già chitarrista de Il Triangolo.
Quella di Roma non una data qualunque, perché riuscire a siglare una doppietta di sold out all’Hacienda non è mai una cosa banale per una band milanese. Lo fa notare subito dal palco lo stesso Divi, frontman della band nonché cantante e bassista, che nel corso dello show aggiungerà altri dettagli che legano affettivamente i Ministri alla città eterna.
I sentimentalismi si fanno strada tra l’energia vigorosa di una scaletta che si apre con Avvicinarsi alle casse, non solo perfetto per aprire un concerto ma che dimostra quanto le parole e le allusioni di questa band sappiano coniugare semplicità e efficacia del messaggio. L’ultima fatica discografica della band viene proposta quasi nella sua interezza, oltre all’apertura tra i brani che restano maggiormente impressi c’è sicuramente Buuum, prorompente, immediata e che tra l’altro ricorda vagamente Brianstorm degli Arctic Monkeys.
Oltre alla componente “furente” però c’è anche quella che riesce a fotografare realtà condivise senza scadere nella facile retorica, come nel caso di “Piangere a Lavoro” introdotta dal chitarrista Federico Dragogna, che in più riprese contribuisce a fornire l’esegesi delle tematiche dei testi fatto di impegno sociale quantomai concreto.
Non mancano ovviamente grandi classici, Comunque è senza dubbio tra quelli che riscuotono maggior trasporto, coincidendo con quello che è stato il momento della consacrazione dei Ministri, che il prossimo anno potranno soffiare su venti candeline dal loro disco d’esordio.
I fan della primissima ora sono stati a loro volta accontentati da La Mia Giornata che Tace e soprattutto Abituarsi alla Fine, in chiusura, oltre a Tempi Bui, Bevo e Diritto al Tetto, quest’ultima impreziosita anche da un omaggio ai Rage Against The Machine sull’outro.
Ministri si confermano una garanzia, performance compatta e presenza scenica da mestieranti consumati che però non perdono mai contatto con la realtà, mantenendo grande umiltà e sincera gratitudine verso la loro fanbase. Un pubblico al quale vanno sicuramente tributate almeno due lodi, a partire dal modo in cui si “autogestisce” anche nel pogo selvaggio, ma soprattutto nel mai eccessivo utilizzo degli smartphone, una rarità oggigiorno.
Nonostante gli anni passino hanno la capacità di sapersi sempre tirare a lucido, di pari passo con i loro outfit di scena. Le loro giacche sono infatti forse l’unico fronzolo, con quello stile ibrido tra il militare ed il circense, che è oramai marchio di fabbrica e aiuta a scandire le epoche che i Ministri attraversano rimanendo comunque indenni, così come i loro brani, che non vengono scalfiti dalla prova del tempo.
- MINISTRI – La scaletta del concerto di Roma del 21 novembre
Avvicinarsi alle casse
Aurora popolare
Il sole (è importante che non ci sia)
Poveri noi
La nostra buona stella
Buuum
Comunque
Piangere al lavoro
Mangio la terra
Gli alberi
Squali nella bibbia
La mia giornata che tace
Tempi bui
Sabotaggi
Spaventi
Vestirsi male (acustica/ Divi scende tra il pubblico e canta seduto tra le persone)
Encore:
Diritto al tetto
Una palude
Bevo
Spingere
Abituarsi alla fine (con stagediving di Divi)
