Reportage Live

JOVANOTTI fa sbocciare il Forum di Milano con il suo più grande spettacolo indoor: il PalaJova

Jovanotti in concerto a Pesaro, foto credits Michele Maikid Lugaresi

Articolo di Stefania Clerici | Foto Credits Michele Maikid Lugaresi (Pesaro)

“Restate umani”: ricordo così il saluto di Jovanotti in chiusura dell’ultima data a Linate del primo Jova Beach Party, sul finire dell’estate 2019. Sono passati quasi 6 anni, 2 tour estivi per le spiagge, uno stop forzato di 2 primavere a causa dell’incidente di Jovanotti nel 2023, e penso che tutto il Forum abbia mantenuto la promessa: siamo rimasti umani.

Impossibile tradire l’obiettivo quando è il carisma di Jovanotti a dartelo: se lui dopo un femore rotto in 3 punti e una clavicola malmessa è riuscito a recuperare la sua salute e a fare quel che gli ho visto combinare ieri sera sul suo palco del Forum per 2 ore e mezza di concerto (e che ripeterà per altre 5 sere, per poi partire alla volta di Zurigo, Firenze, Bologna, Roma nelle prossime settimane, per un totale di 52 live), allora signori volere è potere, per davvero, e che il Jova nazionale vi sia di esempio per tutti i “non posso” che la vita vi metterà davanti.

Foto Credits Michele Maikid Lugaresi (Pesaro)

É la tecnologia, bellezza

Le premesse che il PalaJova tour 2025 fosse un progetto di successo c’erano tutte: un impianto super tecnologico e senza pari, composto da un enorme maxi schermo di 22×8 metri che attraversa il palco nel lato orizzontale, insieme a 3 grandi set rettangolari di gigapod (luci led compatte) che sovrastano il palco e che costruiscono la scenografia verticale dello spettacolo, e ancora 10 fiori/luci rotanti e sospesi, distribuiti per tutta la lunghezza del parterre fino al mixer. E poi un impianto audio di ultimissima generazione da 200 mila watt, una squadra di creativi per la composizione di visual in regia live e per ultimo, ma non certo meno importante, una band di 14 professionisti musicali che hanno fatto la storia della musica italiana (Saturnino, Rigano, De Angilla e Santarnecchi)  o, per i più giovani sul palco (Carmine Landolfi, Camilla Rolando e le coriste Micol Tuadi e Jennifer Vargas), che la faranno da qui ai prossimi anni.

Foto Credits Michele Maikid Lugaresi (Pesaro)

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

La musica, come dichiarato dal Jova in conferenza stampa prima del live, è la grande protagonista della serata, non ci sono dubbi. A punteggiare lo spettacolo buona parte del racconto è affidata ai visual e alla regia live che attraverso un sistema di Artificial Intelligence (made by Sugo Design) colora le prese dirette dal palco con una particolare nota creativa in costante divenire che storpia, adatta, riformula la realtà live, riproponendo sul maxi schermo delle speciali rielaborazioni grafiche: ecco che all’occorrenza abbiamo un Lorenzo-Buddha-Jovanotti, ma anche un Cherubini-David-di-Donatello, e ancora fiori che diventano grattacieli, volti che diventano animali, scomposizioni e ricomposizioni della realtà in un divenire artistico sempre diverso in ogni serata.

Se già in passato la direzione artistica di Pappalettera ci aveva abituato a visual WOW (penso ai concerti degli anni 2010-2019, con i mandala colorati dell’Ombelico del mondo, le grafiche-fumetto di Penso Positivo o a scelte più minimali ma di grande impatto visivo), con l’uso di una AI in continua evoluzione creativa, le possibili immagini prodotte e riprodotte sono infinite e contribuscono a dare al live un tocco di unicità, colore e freschezza che arricchiscono in positivo la buona riuscita dello spettacolo.

Jovanotti, il saggio, ci dimostra come l’indemoniata e tanto criticata Intelligenza Artificiale, possa essere artisticamente valida, se adoperata da buone e sapienti mani/menti. Stesso discorso anche per l’autotune, affrontato in conferenza stampa nel pre-show: nonostante tutti i suoni del concerto siano in diretta e non ci siano campionamenti o basi pre-rec (a parte la breve intro di Penso Positivo), Jovanotti riconosce le estreme potenzialità della tecnologia dell’autotune; il punto è non abusare di uno strumento con il rischio di impoverire il livello artistico dell’opera.

Foto Credits Michele Maikid Lugaresi (Pesaro)

Per fare tutto ci vuole un fiore

L’elemento floreale è uno dei concept da cui parte tutta la costruzione del PalaJova. A partire dai 10 fiori/luci/installazioni che sovrastano il parterre e che durante lo spettacolo animano, colorano, cambiano le scene, danzano, come fossero il corpo di ballo dello spettacolo. Fiori che poi si ritrovano nei visual delle canzoni, o che arrivano veri sul palco, imbracciati da Jova e regalati al pubblico alla conclusione di Serenata Rap.

Jovanotti ha scelto il fiore come simbolo di rinascita, perchè è dal suo seme che può nascere il frutto e una nuova vita, una nuova speranza. “Volevo un tour floreale dopo aver letto il Diario di Eetty Hillesum, che parla del fiorire, fiorire ovunque – spiega Jovanotti –questa ragazza di 26 anni che decide di unirsi alla sua gente per andare a morire consapevolmente ad Auschwitz ha scritto un capolavoro”. Per Jovanotti questi concerti sono un ritorno alla vita. Non a caso i grandi fiori della scenografia sono molto simili al loto, il fiore che nasce dal fango e che dà vita a tutta la sua bellezza.

L’elemento del fiore torna poi preponderante quando a metà live vengono proiettati i versi della poesia Senza polvere senza peso, di Mariangela Gualtieri “Che cosa sono i fiori? Non senti in loro come una vittoria?  La forza di chi torna da un altro mondo e canta la visione”. Il nostro Jovanotti si fa menestrello, tornato nel suo mondo, come un fiore, canta la sua musica.

Foto Credits Michele Maikid Lugaresi (Pesaro)

Super-Mario-Jova on stage

Lo spettacolo è un concentrato dell’immaginario pop di Lorenzo e attinge ai suoi ricordi di adolescente, commistionandosi con la modernità contemporanea. La reference del suo abito, una salopette rossa e un cappello con visiera, è un chiaro rimando all’eroe Super Mario del digital game degli anni’80; le sue ballerine (Dior prodotte ad hoc da Maria Grazia Chiuri) sono come le scarpette magiche di Dorothy del Mago di Oz che consentono dei guizzi spazio-temporali magici; c’è un tappeto (non volante) ma ugualmente importante che proviene da casa di Cortona e che rimanda alla dimensione intima e quadrata di uno spazio personale; e poi c’è la squadra di amici-musicisti-aiutanti  che collaborano tutti con il frontman a servizio della riuscita dello spettacolo che, come vediamo, livello dopo livello, come in un videogioco, assume proporzioni sempre più crescenti, fino ad arrivare nel finale ad essere un rito collettivo, in cui i visual non riprendono più solo Lorenzo e lo stage, ma anche il pubblico, andando a creare nuove facce e forme anche tra le persone nel parterre. Persone che, ci confessa Jovanotti in conferenza, lui conosce e riconosce “nelle prime cinque file: li ho visti ragazzi e adesso hanno i loro figli in braccio”.

Foto Credits Michele Maikid Lugaresi (Pesaro)

“Sul palco si guarisce”

Queste le parole della Nannini, dopo il successo Jovanotti nelle 4 date zero di Pesaro, frase che ha dato la carica giusta a Jova per affrontare la prima milanese. La scaletta infatti è ben costruita per far ballare tutti dal primo pezzo: l’incipit con la sacralità di Montecristo, lascia presto spazio alla dance de L’ombelico del mondo, Mezzogiorno e Il più grande spettacolo dopo il Big Bang. Una breve parentesi alle ballad dedicate all’amore, che sia per il partner (Mi fido di te) e per gli amici (Un bene dell’anima), lascia poi spazio al primo medley funky della serata con un’infilata di pezzi tutti da cantare e ancheggiare: Questa è la mia casa, Mani in alto, La tribù che balla, Oh, vita!, Muoviti muoviti, Tanto tanto, Falla girare, Megamix.

I toni più pacati e orecchiabili di Ragazza magica e Raggio di sole, lasciano poi spazio al secondo Medley, definito lento, con gli incipit di Come musica, Io ti cercherò, Punto e Serenata rap. Con A te (finalmente) si conclude il capitolo più melenso, per salire in un crescendo che da qui alla fine non smetterà di carburare: le hit de L’estate addosso, I love you baby, e poi ancora Sabato, Yalla yalla, Ti porto via con me sono benzina dance. Il gran finale con la superlativa Penso positivo e il sirtaki de Il corpo umano concludono il set con quello che è la canzone-manifesto di un’epoca: Ragazzo fortunato.

Lo show fiorisce canzone dopo canzone con la musica di Jovanotti, segnando il suo graditissimo ritorno a fare – e a farla bene bene- una delle sue più grandi passioni: suonare la musica live. Ogni fiore, come una canzone che sboccia, ricorda che il mondo non è stanco dei colori: grazie Jova per colorarcelo così bene.

La scaletta del concerto di JOVANOTTI a Milano – 11 marzo 2025

Montecristo
L’ombelico del mondo
Tensione evolutiva
Mezzogiorno
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang
101
Mi fido di te
Un bene dell’anima
Medley funk: Questa è la mia casa, Mani in alto, La tribù che balla, Oh, vita!, Muoviti muoviti, Tanto tanto, Falla girare, Megamix
Ragazza magica
Raggio di sole
Un mondo a parte
Medley lento: Come musica, Io ti cercherò, Punto, Serenata rap
A te
L’estate addosso
I love you baby
Gli immortali
Le tasche piene di sassi
Ricordati di vivere
Fuorionda
Sabato
Yalla yalla, Ti porto via con me
Penso positivo
Il corpo umano
Ragazzo fortunato

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