Articolo di Philip Grasselli | Foto di Andrea Ripamonti
Fra un freddo becco fuori dal Teatro degli Arcimboldi a Milano ed era davvero necessario un qualcosa che scaldasse davvero corpo e anima: il blues. Un genere tanto affascinante quanto raro trovarlo nelle venue milanesi, ma quando si parla di Beth Hart, è necessario avere il posto giusto.
Questa è l’ultima tappa del suo tour europeo in questo 2024 e non era altro che strafelice nel chiudere il giro proprio a Milano, ovviamente con un pizzico di amarezza quando si è nella modalità why do all good things come to an end?
Un ingresso particolarmente unico
Il palco si presenta essenziale: niente proiezioni, niente amenità contemporanee, ma solo strumenti, microfoni e luci. Less is more.
Scattano le 21:05 e sul palco salgono i compagni di un’intera carriera: Jon Nichols alle chitarre, Tom Lilly al basso e al contrabbasso e Bill Ransom alla batteria e alle percussioni. Musicisti di grande talento per una delle cantanti blues più talentuose in circolazione.
L’ingresso di Beth Hart non avviene nella maniera classica, ma dall’ingresso per la platea. Sulle note di “Tell Her You Belong” si destreggia qua e là per i corridoi tra i settori, coinvolgendo il pubblico fin dalla prima nota, addirittura sedendosi o sdraiandosi su alcuni spettatori: il tutto chiuso con il bacio a suo marito e manager, Scott Guetzkow, che la accompagna a salire sul palco e riunirsi con gli altri membri della band, per poi chiudere al pianoforte.
Il pianoforte è proprio lo strumento che la tiene inchiodata al palco, altrimenti è impossibile contenere il suo entusiasmo, misto tra aneddoti canzone per canzone, botta e risposta con le urla isolate dal pubblico e sguardi complici con gli altri ragazzi sul palco.
Un excursus dei suoi quasi trent’anni di carriera
Good evening everyone, I wish you closer!
Beth Hart al pubblico meneghino
Più di duemila persone distribuite tra platea e gallerie si sono unite nel celebrare una carriera ricca di collaborazioni e successi, tra “LA Song (Out of This Town)” – che, tra l’altro, non era compresa nella scaletta ufficiale – e la tripla collaborazione con Joe Bonamassa.
Nel momento in cui le canzoni prendono un ritmo più swingato, Beth Hart si ri-sposta nuovamente in platea, come in “If I Tell You I Love You” o “Swing My Thing Back Around”, sedendosi su alcuni membri del pubblico o, come successo nella mia fila, sdraiandosi su due o tre di essi: ciononostante, non perde minimamente la qualità di canto, anzi, si carica ulteriormente, culminando con “Machine Gun Vibrato”. L’ultima traccia del suo più recente album, uscito il 25 ottobre scorso, infatti, è un intreccio proprio tra questa sua abilità nel far vibrare la voce e la chitarra di Jon Nichols con l’effetto vibrato nella pedaliera.
La canzone dedicata a sua sorella
So goodbye Sister heroine
I’ll remember everything, I love you
Goodbye white trash beauty Queen
Your crooked heart and your beat up
Dreams, I love you
Beth Hart – Sister Heroine (2010)
Immancabile è il brano dedicato alla sua sorella maggiore, Sharon, purtroppo deceduta per complicazioni dovute all’AIDS nei primi anni Novanta, “Sister Heroine”: originariamente con la chitarra di Slash, struggente alla stessa maniera con la band all’Arcimboldi. Un incontro tra due parti di vita della cantautrice californiana: una sorella tanto amata come il pianoforte su cui sfoga il continuo ricordo che riecheggia trent’anni dopo e lo farà per sempre.
Il set acustico e la chiusura
Molto belle le parti dedicate all’acustico, dove tutta la band si avvicina al pubblico: il set si trasforma con Jon Nichols alla chitarra acustica, Tom Lilly al contrabbasso e Bill Ransom alle percussioni (bonghi, rullante, cajon, campanelle e altro). Beth Hart, nel frattempo, si toglie gli stivali e si gode le vibrazioni del palco del Teatro degli Arcimboldi, proponendo “Sugar Shack” e “Fat Man”, due brani della seconda metà dello scorso decennio.
L’encore è una naturale prosecuzione del suo amore per i karaoke, come da lei stessa dichiarato prima di “Country Road, Take Me Home”. Prima con “Whole Lotta Love” – parte del tributo ai Led Zeppelin registrato nel 2022 – poi, infine, con “I’d Rather Go Blind” di Etta James, con gli assoli di chitarra tutti belli in pentatoniche. Come cappello conclusivo, un modo di dire grazie al pubblico per tutti questi anni e per chiudere questo 2024, un po’ come Alanis Morissette con “Thank U”, Beth Hart canta “Thankful” accompagnata solamente dalla chitarra acustica.
Clicca qui per vedere le foto di Beth Hart al Teatro Arcimboldi di Milano (o scorri la gallery qui sotto).
BETH HART – La scaletta del concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano
Tell Her You Belong
Bad Woman Blues
Bang Bang Boom Boom
Suga in My Bowl
If I Tell You I Love You
Swing My Thing Back Around
Skin
Machine Gun Vibrato
Never Underestimate a Gal
Rub Me for Luck/War in My Mind
Pimp Like That
Take Me Home, Country Roads
Woman Down/Drunk on Valentine
Sugar Shack
Fat Man
Lullaby of the Leaves
Savior with a Razor
Encore
Whole Lotta Love
I’d Rather Go Blind
Wonderful World/Thankful
