Reportage Live

All’Alcatraz c’è stata una ragazza con un’AURORA potentissima

Il primo sold-out del settembre ’24 all’Alcatraz di Milano è firmata da AURORA: la cantautrice norvegese porta della vera arte sul palco meneghino, dalla musica, ai visual, con il collante del suo carattere davvero genuino nei confronti del pubblico e degli addetti ai lavori. Cosa troppo rara per essere vera.

Articolo di Philip Grasselli | Foto di Federico Buonanno

Ai tempi del Sziget Festival, oramai un ricordo di poco più di un mesetto fa, AURORA è stata una delle artiste che hanno spaccato di più in tutti i palchi: musica sinestetica ed evocativa, comportamento nei confronti del pubblico e dello staff di una genuinità disarmante. Era già abbastanza lì? Quello era il 10% rispetto a quanto visto in questo concerto all’Alcatraz di Milano.

Come prima tappa, al di là della data zero di Dublino lo scorso giugno, del suo What Happened to the Earth Tour, Aurora ha proprio scelto Milano. Una città che si vede che ama fino al midollo, sicché, appena può, ringrazia e cerca di parlare italiano. E si vede che ha onorato fino alla fine questa preferenza, è stata una serata perfetta e molto emozionante. Il live era sold-out da settimane, nonostante sia nel bel mezzo della Fashion Week.

L’apertura firmata UNFLIRT

Verso le 20:15, con ancora centinaia di persone fuori, in coda, in questa uggiosa serata di metà settembre, sale sul palco Unflirt – nome d’arte di Christine Señorin.

Propone una musica un po’ dream/bedroom pop alla Beabadoobee, con rinforzi shoegaze e del rock di metà anni ’90, un po’ un mix tra Sheryl Crow o Alanis Morissette e gli Slowdive. E ovviamente tematiche della gen-Z, introdotte dall’artista inglese con un sonoro “Has everyone had a crush in here?”, come antipasto.

You think I’m fine, but I know

And one day maybe I’ll get to

Tell you it face to face

I feel like I’m running away

Unflirt – Crush (2020)

Complessivamente il warm-up è piaciuto tanto al pubblico meneghino (e non, poiché la presenza di fan stranieri è notevole), pure Unflirt è impressionata dalla quantità di persone presenti, ammettendo di non aver mai suonato davanti a così tanta gente.

AURORA e il suo concerto stellare nel sold-out dell’Alcatraz

Si spengono le luci e già la prima cosa che colpisce è la palette di colori dei visual di benvenuto, in cui Aurora ci introduce verso “Churchyard”. Improvvisamente, tramite gli occhi, si percepisce il freddo. Dal design delle luci all’abito bianco che va a plasmare il blu con tutte le sue sfumature: il palco diventa di ghiaccio, come quello dei fiordi norvegesi. Cori e band, riverberi ed effetti epici.

Chiudete gli occhi, è davvero il momento di immaginare. Poi apriteli perché ci sono le foto di Federico Buonanno che vi daranno una mano.

Un focus particolare sull’interazione con il pubblico

Aurora, come anticipato poc’anzi, ha un rapporto quasi uno ad uno con il pubblico e si vede quanto sia tutt’altro che “glaciale” negli intermezzi tra una canzone ed un’altra, ma anche durante i brani stessi. I discorsi durano anche cinque-sei minuti – con il pubblico in silenzio assoluto, rispettoso e solenne – in cui si passa dal classico “come va?” agli aneddoti personali, come il modo con cui sia stata male fino al giorno prima del live.

I just want you to know that I really feel all of you and I see all of you. And I’m really grateful to everyone that you’re here. (…) I’ve been quite sick; I think because I was out in the snow with no clothes on… that’s a long story, you’ll understand why later.

Aurora dopo “Echo of My Shadow”

La scenografia e le scelte dei colori

Anche qui, un piccolo focus sulla semplicità del palco mischiata alla estrema cura dei dettagli: l’armonia tra il bianco e il grigio dei vestiti che contrasta drasticamente con il rosso dello stand microfonico e del microfono stesso. Le luci puntate su di lei che vanno poi a riflettere tra le increspature dell’abito.

L’effetto finale è deliziosamente elegante e suggestivo, sia quando si rappresenta la freddezza con il blu ghiaccio, sia nelle fasi successive, come il tepore dei colori del sole, il giallo, l’arancione e il rosso. Tendenzialmente c’è predominanza totale del monocromatismo e delle sue sfumature, una scelta che davvero appaga la vista.

Il flusso musicale e qualche piccola amnesia

È netta la presenza dei brani del suo ultimo album, “What Happened to the Heart?”, uscito lo scorso 7 giugno 2024 e che ha riscosso un grande successo di critica: provate a sentire “Echo of My Shadow” con le tremila persone dell’Alcatraz in silenzio assoluto. Qualche bolla di sapone che girovaga qua e là tra le luci basse. Con “The River” cambiano i colori, con il video di un’eclissi totale di sole che va a risolversi verso la calda luce che va a irraggiare la platea.

“Oops, I screwed up, haha!”

Aurora inserisce versi inediti quando dimentica le parole

Un’altra caratteristica di questo live sono le amnesie che ogni tanto saltano fuori e come le tratta, uscendone a testa alta: l’atmosfera solenne si rompe improvvisamente quando si dimentica i testi, ride, ridiamo anche noi, tutto a tarallucci e vino. Una genuinità che davvero non scinde palco e platea. Ma non solo, si diverte anche con il tecnico delle luci non appena nota quanto fedelmente gli occhi di bue la seguano.

Insomma, nessuno viene escluso, dalle persone che stanno nella passerella alta dell’Alcatraz fino ai tecnici del Front of House, passando per la sicurezza e i fan.

Si torna al blu e al giallo e si chiude alla grande

And I was runnin’ far away

Would I run off the world someday?

Nobody knows, nobody knows

And I was dancing in the rain

I felt alive and I can’t complain

But no, take me home

Take me home where I belong

AURORA – Runaway (2016)

Con “Dreams” si torna sia al blu, ma anche ai suoi più grandi successi, indubbiamente “Runaway”, “The Seed”, tratto da “A Different Kind of Human – Step 2” o anche “Queendom” (dove il giallo intenso predomina nuovamente). Qui in particolare la gestione della voce è incredibilmente fluida, nonostante, appunto, sia convalescente. Vorrei riuscire ad avere convalescenze così, un po’ alla Gimbo Tamberi che, con i calcoli renali, ti salta comunque 2.22m ai Giochi Olimpici di Parigi. Chapeau.

I watched over my nephew and my niece and all these kids, they’re always full of these bacteria. And I kissed them so many times in their sick, snotty, disgusting faces. And now I’m sick as well.

Una divertente digressione sul fatto che è sul palco da convalescente

Il pattern delle grasse risate per i versi dimenticati avviene con la canzone extra, fuori scaletta, “Exist for Love”: riesce a trascinare in questo loop anche le coriste, sono sorrisi contagiosi che portano infine a “Cure for Me”, sempre dello stesso album “The Gods We Can Touch” del 2022.

“Let’s get a round of applause to my sound engineer who made a miracle in transforming my shitty voice!”

Il riconoscimento di Aurora al FOH e a tutto lo staff

It’s not your problem if the world doesn’t understand you

Con queste parole, Aurora Aksnes congeda l’Alcatraz, dopodiché deposita una bandiera palestinese sullo stand microfonico, con la registrazione di “Some Type of Skin” in sottofondo: una scelta di brano non casuale per la cantautrice norvegese.

Clicca qui per vedere le foto di AURORA all’Alcatraz di Milano (o scorri la gallery qui sotto).

AURORA – La scaletta del concerto all’Alcatraz di Milano

Churchyard
Soulless Creatures
Echo of My Shadow
The River
A Soul with No King
My Name
Heathens
The Forbidden Fruits of Eden
When the Dark Dresses Lightly
Dreams
Runaway
The Seed
Starvation
Queendom
Giving in to the Love

Encore:

Exist for Love
Cure for Me
Some Type of Skin

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri anche...

Reportage Live

Babyshambles in concerto all'Alcatraz di Milano. Guarda le foto del live show.

Reportage Live

Ed O'Brien in concerto al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano. Guarda le foto e scopri la scaletta del live show.

Reportage Live

Il racconto della serata, tra suoni distorti dei Vildhjarta e la follia oscura degli Humanity's Last Breath.

Reportage Live

Courtney Barnett il racconto, le foto e scaletta del concerto di Milano

Copyright © 2026 | Rockon.it

Exit mobile version