La cosa che mi convince di “N” è la misura. Naesh non ha bisogno di trasformare ogni esperienza in una grande storia, né di costruirsi addosso il personaggio del rapper che ha qualcosa da dimostrare. Le canzoni funzionano soprattutto quando rimangono vicine alle cose: persone, luoghi, situazioni quotidiane, pensieri che sembrano piccoli finché non li guardi dalla giusta angolazione.
Anche per questo la scrittura è il vero centro del disco. Naesh osserva più di quanto proclami, e dentro questa osservazione riesce a far convivere ironia, memoria e momenti più personali senza separarli in compartimenti. Dopo aver ascoltato le anticipazioni “Vita Lenta”, “Re Carlo” e “California”, è interessante ritrovarle nel contesto dell’album: prese singolarmente suggerivano alcune coordinate, insieme restituiscono un linguaggio più compatto.
RameBiz costruisce intorno a questa scrittura un suono che non cerca di mettersi continuamente in mostra. L’hip hop resta la matrice, ma le produzioni lasciano spazio alle diverse atmosfere senza trasformare “N” in una dichiarazione di fedeltà a un’epoca precisa. È probabilmente questo che permette al disco di parlare del passato senza sembrare interessato a ricostruirlo.
“N” non è quindi un disco che mi interessa per quello che rappresenta nella biografia di Naesh, ma per come riesce a stare in piedi da solo. È un lavoro fatto di dettagli, osservazioni e piccole deviazioni, dove la provincia non diventa una cartolina e l’esperienza personale non viene trasformata automaticamente in confessione. Naesh sembra semplicemente guardare quello che ha davanti e decidere di raccontarlo. E spesso è proprio da lì che nasce la scrittura più credibile.
