Cosa succede quando il palco più istituzionale d’Italia incontra l’anima irriverente dell’underground? Succede Punkremo. Nato a Casa Bontempi dalla collaborazione tra ETTA Di Marco e Giorgieness, Punkremo non è solo un format, ma un vero e proprio manifesto: un luogo inclusivo dove le nuove generazioni raccontano, suonano, si incontrano.
Ma per capire dove sta andando la musica, bisogna guardare a quei momenti in cui il Festival ha tremato. Abbiamo chiesto proprio ad ETTA di selezionare i 5 momenti (e canzoni) che hanno segnato la sua visione artistica: una playlist che sa di provocazione, libertà e coraggio di essere “fuori dal coro”.
Questa stessa urgenza espressiva sta per esplodere in un nuovo capitolo discografico. Il 3 aprile 2026 esce infatti “Queste cose sono io”, il nuovo album di ETTA: il suo lavoro più intimo e viscerale, prodotto da V_Rus (B Music Records / ADA Warner Music Italy). E per chi vuole vivere questa energia dal vivo, l’appuntamento è vicino: il tour ufficiale partirà a marzo, portando l’attitudine di Punkremo e i nuovi brani sui palchi di tutta Italia.
Re – Loredana Bertè (in gara a Sanremo 1986)
La performance di Loredana Bertè con il pancione finto a Sanremo nel 1986 fece scandalo. Il brano era “Re”, firmato da Mango. Quello per me è stato un gesto potentissimo. Corpo, provocazione, ironia, libertà. Io amo Loredana Bertè, penso a un altro suo brano iconico, “Non sono una signora”: non essere “una signora” nel senso che ti vogliono cucire addosso. È un messaggio che sento mio e che ho voluto riprendere nell’album “Game Cover”, dove insieme a V_Rus abbiamo rifatto il brano. Non voglio essere addomesticata, né artisticamente né come donna.
Ti regalerò una rosa – Simone Cristicchi (in gara a Sanremo 2007)
Il brano vinse Sanremo quell’anno. Al di là di quello, è una canzone sugli emarginati, su chi viene etichettato come “pazzo” e messo ai margini.
Parla di solitudine e dignità e io ho sempre avuto una sensibilità forte verso chi non rientra nei canoni. È una canzone che ti obbliga a guardare chi normalmente non vuoi vedere.
Salirò – Daniele Silvestri (in gara a Sanremo 2002)
“Salirò” di Daniele Silvestri è un inno testardo: andare avanti anche quando tutto sembra remarti contro. Non è una ballata da Sanremo, è ritmo, pulsazione, energia. Il messaggio è chiaro: non chiedere permesso, sali lo stesso.
Mi piace perché parla di determinazione e autenticità, cose che sento mie: anche quando mi sento inadeguata, scelgo di alzarmi, di essere vera e di non farmi inghiottire dal sistema.
L’Assenzio – Bluvertigo (in gara a Sanremo 2001)
È uno di quei pezzi che non si piega a schema, etichetta o aspettativa. Quando parteciparono al Festival di Sanremo era il 2001, e mi chiedo: Che cosa è successo quell’anno? Perché far entrare in gara una canzone così ribelle in un festival che di solito preferisce comfort zone e ballate consolatorie è stata una decisione fuori da ogni manuale.
Ed è proprio questo il punto: il rock è un linguaggio internazionale — lo hanno dimostrato i Maneskin, che da Sanremo sono andati all’Eurovision e hanno vinto tutto. L’underground è internazionale. Ma Sanremo sembra ancora non saperlo. Le canzoni rock in gara negli anni si contano sulle dita di una mano, come se il palco fosse qualcosa da “custodire”, non da scuotere.
Special K – Placebo (ospiti a Sanremo 2001)
I Placebo non erano in gara ovviamente, andarono come ospiti, ma fu un momento indimenticabile. Salirono sul palco del Festival di Sanremo e furono fischiati, e Brian Molko si inchinò ironicamente al pubblico, quello fu un momento punk vero. Il brano era “Special K”.
Per me quel gesto vale più di mille vittorie: non compiacere, non adattarti, non chiedere approvazione. Se mi fischi, mi inchino. È un’idea di palco che sento mia.
