Interviste

La finestra sulla memoria di DAVIDE VAN DE SFROOS si apre nei teatri

Con la Folkestra per questo inizio 2026 il cantante laghee ha messo insieme un tour del sentire, raccolto, e di successo, con giá diverse date sold out. Mentre il mondo del mainstream si espande, quello del folk non passa mai, e rimane nei cuori di chi ha la forza di ricordare.

van de sfroos - francesco consolini

Articolo di Marzia Picciano

Quando Davide Van De Sfroos mi risponde al telefono una settimana fa, é esattamente come me lo potevo immaginare, sono catapultata a distanza nel suo mondo. Alle 12 spaccate, anche se separati da una cornetta, si palesa con potenza tutto l’immaginario laghee che lo contraddistingue e lo segue in giro per l’Italia da anni ormai – diciamo che viene accompagnato da un frastuono importante, quello delle campane di mezzogiorno, ma del resto, che potevamo aspettarci?

Siamo sul lungolago di Menno, ci dice, “solo che non avevo non avevo considerato il fattore tubolar bells qua e che qui sono degli appassionati, vanno avanti anche un’ora, sono lunghissime”, e ogni festa e battesimo esigeva il proprio campanario festeggiamento, infatti ha dovuto cambiare ufficio, sennó non se ne usciva. “Non si capiva piú niente”, e per un momento fa sorridere l’idea di un cantante quasi fin troppo immerso nella sua materia.

Del resto, Van De Sfroos lo abbiamo ospitato spesso su queste pagine (qui e qui, ad esempio) e seguirne le gesta ha un pó dell’epico avanzare della voce dell’interno, inteso come hinterland, ma non quello bisfrattato dai media e diventato sinonimo di arretratezza o altro. Parlo di una dimensione dell’anima, che probabilmente per molti non ha le fattezze dei colli e monti tra le braccia del lago di Como, ma probabilmente ne conserva lo stesso sapore.

Avrá  pensato proprio questo quando ha messo in atto l’idea del suo nuovo tour da poco iniziato, Davide Van De Sfroos & Folkestra 2026? Quindi un tour di teatri, cosa non nuova, ma il suo primo con una piccola Orchestra che affiancherà alcuni dei suoi storici musicisti per dare nuova veste alle ballate e ai racconti che rappresentano di fatto il suo repertorio.

Quando lo sentiamo da poco ha chiuso la data di Varese del 23 gennaio, la prima del tour, “come da tradizione, è sempre stato un posto o di partenza o di arrivo o di passaggio, ma comunque sempre presente”, prima della seconda di Mantova. Li’, in quei due giorni di allestimento, aveva capito che sarebbe stato diverso.

“Abbiamo sentito anche noi per la prima volta l’orchestra realmente realmente amplificata e tutti i brani nel loro insieme, un misto tra band, quindi passo e contrabbasso, batteria e pianoforte, io con la mia chitarra, e poi Anga (Angapiemage Galiano Persico) e il suo violino che dirige tutti i ragazzi, e così via…  e lì ho sentito la grande forza di questo connubio, tra folk, ritmica e peró l’aiuto di strumenti classici sia fiati che corde”.

Una sopresa per l’anima? 

“Devo dire di si. Quando passa così tanto tempo, il rischio è di trovarsi di fronte a qualcosa che si sta ripetendo, ché del resto, è inevitabile. Però, con tutti questi curiosi arrangiamenti, con queste scelte di cambiare un po’ le carte in tavola, ti ritrovi ogni volta come con un vestito nuovo, anche se sono canzoni che puoi avere suonato parecchi, molti anni fa. Mi danno una sensazione estremamente nuova, quella che qualche volta avevo sognato o pensato. Perché gli arrangiamenti nel disco erano in un certo modo, dal vivo magari non riuscivo a riproporli tali, perché non potevo avere tutti quei musicisti. Ora invece è come trovarsi a presentare qualcosa di estremamente nuovo e stimolante. Questo non ha prezzo. È quello che ti fa sentire, ad ogni brano, la vibrazione, come le prime volte”.

É il primo lavoro veramente orchestrale quello di Davide con la Folkestra. Si, c’é stato un disco di pura sinfonia, “ma erano 45 elementi che venivano guidati dal Maestro e io semplicemente ci cantavo sopra, ma era come sentire una colonna sonora”, ovvero i suoi brani trasformati in orchestra, lui fermo con il microfono. “Qui invece é come fare un concerto con la band accompagnati, però, coadiuvati e alimentati da fiati violini, viole, violoncello e via dicendo”.

Qual’é stata la risposta del pubblico a questa nuova versione di De Sfroos e di ballate ormai diventate elemento del comun sentire per molto, e soprattutto, come é stata la sua risposta, di Davide, a questo esperimento emozionante?

Dal pubblico sappiamo giá  che l’apprezzamento c’é stato. Van De Sfroos e la Folkestra hanno giá  in tasca tre sold oud per le date finali del tour, ovvero Arcore, Saronno e Como, e non é da poco che un tour nei teatri di queste cittá  vada effettivamente cosi’ a ruba.

“Io avevo molta fiducia in questo tipo di esperimento e devo dire che il pubblico, che ha subito risposto con un sold out, e in maniera copiosa anche a Varese e a Mantova, ha risposto con grande calore. Anche perché si é reso anche conto che gli si sta offrendo uno spettacolo che, al di là dello stile del genere musicale, che può interessare o meno, ha a che fare con dell’ottima musica. Si esegue un certo tipo di canzoni, anche quelle più conosciute come Pulènta e galèna frègia, in una maniera molto ricca, molto potente. E i brani più lenti, più meditativi, suonano in un modo cosi’ struggente, perché questi strumenti sono in grado di crearti un alone, una narrazione proprio dal punto di vista emotivo che arriva a riempire ogni ogni buco”.

Difficile non rimanerne toccati. “Ho visto un pubblico entusiasta, perché non si é risparmiato, molto attento, molto rispettoso, ma anche molto scrosciante sul finire della canzone”.

Non una cosa che avrebbe mai pensato di fare all’aperto, in un concerto all’aperto, con le birre e la voglia di ballare. Questo é il tour del raccoglimento, oltre che del rischio imprenditoriale (calcolatissimo) dell’artista, anche perché oggi come oggi non é detto che tutti abbiano una gran voglia di “sentire”.

C’é anche di piú. C’é che la traiettoria della carriera di Van De Sfroos accoglie a un certo punto anche una  qualche responsabilitá , ben accetta, ovviamente dice, “nel non lasciar morire determinate storie, questa lingua e certi strumenti.”

“Quando dal punk o comunque dal rock mi sono innamorato della potenza del folk e della musica etnica in generale, non avevo in mente di essere il portavoce di chissà quale movimento. Ció è accaduto proprio perché c’era la passione e non si facevano sconti. Era una cosa proprio dritta, sentita. Sapevo che non avrei ‘camminató con nient’altro, perché era proprio quello che mi arrivava da dentro, come una chiamata, una vocazione.”

Dalla visione alla presa di coscienza peró il passaggio non é scontato. “Col passare degli anni mi sono reso conto che non eravamo in molti a fare un prodotto del genere, anche perché potrebbe essere, tra virgolette, scomodo, se si considera il mainstream dal punto di vista della diffusione dei brani. Il dialetto, anche secondo moltissimi produttori, non poteva funzionare perché era relegato ad altri credi, altri tempi. Invece io mi sono reso conto che il folk esiste sempre: sembra non essere mai di moda, ma non tramonta mai perché fa parte delle radici, fa parte proprio della struttura da cui é nato tutto”.

Alla fine é un minimo comun denominatore. “Anche le persone apparentemente più distanti, nel momento in cui si trovano a che fare con questi strumenti o con questi ritmi, percepiscono una certa emozione, una certa commozione, e allora una finestra sulla memoria si apre.”

Che poi questa finestra é in realtá  un terrazzo infinito, perché al di lá  di un tour nel nord est nazionale, quello dove Van De Sfroos con la sua musica fa naturalmente breccia per presenza, osmosi diciamo,  Van De Sfroos ha suonato un pó ovunque, e ha le sue cover band non solo a Verona ma anche Cagliari. E un allora un tour con la Folkestra nei teatri del sud? Per ora si finisce quello che si ha davanti da fare, poi chissá ….

Le prossime date di Davide Van De Sfroos & Folkestra 2026 (organizzato da Mynina) si terranno:

  • 10 febbraio – Lugano (Svizzera) – Lac
  • 14 febbraio – Sondrio – Teatro Sociale
  • 19 febbraio – Seregno (MB) – Teatro San Rocco
  • 25 febbraio – Vigevano (PV) – Teatro Cagnoni
  • 7 marzo – Cremona – Teatro Infinity 1
  • 10 marzo – Arcore (MB) – Cineteatro Nuovo
  • 14 marzo – Saronno (VA) – Teatro Giuditta Pasta
  • 21 marzo – Verona – Teatro Nuovo
  • 25 marzo – Como – Teatro Sociale
  • 18 aprile – Trento – Auditorium S. Chiara
  • 24 aprile – Bergamo – Teatro Donizetti

I biglietti sono disponibili su TicketOne e presso le biglietterie dei teatri.

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