E’ uscito da poco il nuovo video di Kublai (il progetto solista di Teo Manzo) per il brano Le soglie del dolore. Si tratta del nuovo estratto dall’omonimo album di debutto Kublai pubblicato questo dicembre.
Per la regia di Giacomo Coerezza, più che un videoclip Le soglie del dolore si presenta come un vero e proprio cortometraggio che cerca di raccontare quei legami che paiono incondizionati, nonostante tutto. Ne abbiamo parlato con entrambi, ed ecco cosa ci hanno raccontato.
foto backstage di Simone Pezzolati
Il video de Le Soglie Del Dolore ha un approccio ben diverso dal solito, cioè prevalentemente narrativo. Da dove arriva questa scelta?
Le Soglie Del Dolore, come brano, nasce da un’esperienza ben precisa di Teo, che ha ispirato il suo racconto, e sulla quale ci siamo confrontati fin dal primo incontro. Tuttavia, la canzone ha una narrazione di stampo evocativo, impressionista, e Teo per il video desiderava lo stesso tipo di approccio. La proposta di Giacomo è stata immediatamente quella di costruire un percorso a specchio, che accompagnasse con veri e propri movimenti, simili a quelli di una composizione orchestrale, evitando il linguaggio dei videoclip più tradizionali (stacchi a tempo, cantato in playback, ecc.) Questa scelta ha fatto derivare in modo naturale un racconto archetipico per immagini, diviso in momenti emotivi, come il brano stesso, che vuole restituire un legame ben preciso, non raccontando quell’esperienza esplicitamente, ma attraverso nuovi personaggi e nuove situazioni, non mie o tue, ma nostre. Tutto questo in un mondo visivo a sé stante, ma che fungesse da lente di ingrandimento sul brano, mantenendo, proporzionalmente, la distanza che la canzone mantiene dall’esperienza a cui si ispira. Ci siamo detti: «evitare il sentimentalismo, accogliere l’emozione», e questa è stata la linea guida fino al completamento del progetto.
Come avete incastrato le necessità di raccontare il brano con quelle di raccontare una storia in quello che di fatto è un cortometraggio?
Come dicevamo, abbiamo optato per un gioco di specchi più che per un vestito su misura. Anziché “intrattenere” abbiamo scelto di “evocare”. Siamo consci che sia una scelta che si addice maggiormente al mondo della narrativa da cinema, ma siamo entrambi convinti che quando si crea qualcosa cooperando, qualcosa in cui c’è una vera affinità, si debba affrontare con coraggio la sfida di superare le definizioni, che possono limitare, per raggiungere un’alchimia del tutto nuova. Il risultato è stato un percorso simbolico per immagini che, alle sue radici, si è nutrito della necessità di Teo di raccontare un certo legame, diventandone così veicolo. In questo c’è anche del metalinguaggio narrativo: dovendo raccontare questo legame è stato necessario creare un legame tra noi per andare al cuore espressivo.
Di cosa parla Le Soglie Del Dolore?
Le Soglie Del Dolore è il racconto di un limite, di un varco che si materializza quando qualcuno che amiamo sta soffrendo. Stare vicino a questa persona vuol dire accettare di attraversarlo, scegliere di stare nella difficoltà anche quando questa non ci riguarda direttamente. Sia la canzone che il videoclip, al fondo, hanno in comune questa volontà: aiutare un amico.
Ci raccontate com’è stato girare il video? Avete avuto problemi per il Covid?
L’approccio di Giacomo è stato – sia per necessità circostanziale, sia per gusto – semplice, diretto, senza fronzoli. Una sorta di fede nel potere evocativo di cogliere l’immagine giusta, con la luce giusta, nel luogo giusto, seguendo l’azione corretta, raccordandoli, infine, attraverso il montaggio. Abbiamo girato in pochissimi, oltre a Giacomo, che si curava della regia e della macchina da presa, ci siamo avvalsi dell’immenso aiuto di tre assistenti tuttofare: Luca Alberti, Matteo Terracciano e Simone Pezzolati (che ha curato anche il backstage). Che si trattasse di trasportare attrezzatura in cima a una montagna o manovrare riflettenti, il loro supporto è stato indispensabile per concludere con successo le due lunghe giornate di riprese. Teo e Patrizio (il protagonista) non si sono mai fatti problemi ad entrare in situazioni estremamente scomode, costruendo una cooperazione che ha rafforzato quella dei loro personaggi su schermo. È stato piuttosto faticoso, ma l’umorismo che regnava tra una ripresa e l’altra ci ha alleggerito non poco il lavoro. Considerata la scelta delle location poi, il Covid è letteralmente sparito dalle nostre preoccupazioni, eravamo totalmente focalizzati sulle riprese. Di questi tempi, girare in ambienti naturali aperti e distanti dalle zone urbane è ancora più liberatorio.
Vi vedremo prossimamente collaborare ancora insieme?
Questo lavoro è nato nel segno di alcune esperienze di vita che condividiamo. Di sicuro in questa collaborazione abbiamo trovato stima ed amicizia reciproche, quindi non è affatto escluso che le sfrutteremo in futuro.
