Reportage Live

The VEILS incantano Torino: un viaggio tra rinascita e intensità rock

The Veils in concerto al Legend Club di Milano foto di Martina Fiore

Articolo di Stefano Carsen (Torino) | Foto di Martina Fiore (Milano)

Nell’antica Grecia si usava piantare l’Asfodelo sulle tombe dei parenti morti come il simbolo della rinascita che, nella sostanza, è ciò che può accadere anche nel quotidiano più volte di quante ne riusciamo coscientemente a individuare: si rinasce, ogni giorno.

Un concetto, però, che non deve trarre in inganno: la rinascita non è solo vita, ma anche superamento di ciò che è stato: cesura, cessazione, frattura e morte. 

Una consapevolezza della quale il nuovo album dei neozelandesi The Veils, ‘Asphodels’, pare essere assolutamente impregnato, e la cui evidenza traspare fin dal primo ascolto. Pubblicato da poco più di tre settimane, l’ultimo lavoro di Finn Andrews – voce, autore e leader del gruppo – è un album scarno, essenziale, preminentemente scritto per voce e pianoforte, didascalico quantomeno nella sua lunghezza, e con arrangiamenti che volutamente fanno  da tappeto sonoro a sonorità acustiche dal sapore notturno. 

Atmosfere e intenzioni artistiche che si sono abbinate perfettamente agli spazi della venue nella quale ieri sera li attendevamo con ansia, e laddove Andrews e i suoi quattro compagni di viaggio e di scena hanno fatto letteralmente inebriare d’energia rock i fan presenti, in un tripudio di strumenti acustici ed elettrici che hanno fatto appendere il cartello ‘sold out’ all’interno dello Spazio211

The Veils in concerto al Legend Club di Milano foto di Martina Fiore

Si comincia da Mortal Wound primo stupendo brano di un set costruito sulla forte ossatura di Asphodels: il mood del concerto ha fatto entrare da subito i cuori dei presenti in una mimesi silenziosa e volontariamente prigioniera dell’intento del gruppo: calarsi lentamente in un assoluto musicale che li estraniasse da qualsiasi cosa stesse succedendo fuori dalle mura del locale. E ad occhi chiusi, ci siamo lasciati trasportare dalle parole del brano “affascinati anche noi da quell’amore” e dalle carezzevoli percussioni del piano di Andrews tra violino, e chitarre e batteria – magistralmente amalgamata al tutto dal bravissimo Henning Dietz.

Dopo un inizio completamente dedicato al recente lavoro, e nelle cui tracce si trovano accenti e stilemi molto prossimi al reverendo Nick Cave (che Iddio lo abbia sempre in gloria!), la setlist ha creato un percorso in crescendo per emozioni, toni e forza rockeggiante che ci ha accompagnati nell’outback a mordere la terra, intrisi e ‘inzuppati’ così come eravamo dalla voce intensa di Finn, e dalle note sciabordanti di Swimming with the crocodiles; e poiché “The water’s still the safest place to stay”, in un crescendo che ha saltellato tra brani estrapolati da Nux vomica (album del 2006) e Total depravity (2016), docili abbiamo iniziato ad andare anche noi su e giù, ‘concreti dopo la pioggia’, ancora un po’ ‘madidi’ di sudore e musica. Il finale di Jesus for the jugular – brano anche questo estratto da Nux Vomica, e che fa certamente eco a una nomenclatura molto cara a Nick Cave – ha poi lasciato spazio nell’encore ad un Andrews dapprima solitario che con chitarra alla manoha regalato la stupenda versione acustica di Lavinia, per liberarci poi nel più classico ma sempre benaccetto crescendo di musica e saluti e promesse di ritorni.

Se volete farvi un’idea della bellezza che ieri sera ci hanno donato questi 5 ‘ragazzi’ neozelandesi, date un’occhiata alla scena inserita dal mai abbastanza compianto David Lynch in Twin Peaks 2017, dove i nostri suonano una conturbante e cupa versione di Axolotl.

In quella messe di ringraziamenti doverosi, a Torino e all’Italia (che hanno attraversato negli ultimi giorni, in altre 3 date che hanno toccato Ravenna, Roma e Milano), la rinascita si è concretizzata nelle nostre vene e attraverso le nostre membra. Seguendo tutti il percorso disseminato di asfodeli, ci siamo portati a casa il bene della musica assimilata, e il male di ciò che purtroppo è dovuto terminare. Yin e Yang, in un misto di note, bellezza, e musica e canto. 

Scriveva Eraclito – ben prima che il concetto degli opposti permeasse il pensiero orientale – che “ciò che è opposto si concilia, dalle cose in contrasto nasce l’armonia più bella, e tutto si genera per via di contesa”. Con il sentimento di questo contrasto, il “Velo” che ci hanno lasciato quei 5 ragazzi sul cuore è il regalo più bello che potessimo attenderci a San Valentino.

THE VEILS – la scaletta del concerto di Torino

Mortal Wound
The Dream of Life
The Ladder
O Fortune Teller
Swimming With the Crocodiles
Birds
Not Yet
Here Come the Dead
A Birthday Present
Asphodels
Concrete After Rain
No Limit of Stars
Sit Down by the Fire
Jesus for the Jugular

Encore:
Lavinia (solo)
Nux Vomica

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