Reportage Live

STEREOPHONICS: nessuna operazione nostalgia, solo puro e semplice rock

Kelly Jones e soci sono tornati a Milano con un tour che promette di non lasciare indietro nessuna hit e che inserisce solo alcune track del nuovo album. Ma se pensate che sia stata una serata revival in memoria dei decenni passati, vi sbagliate di grosso.

Stereophonics in concerto all'Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Articolo di Silvia Cravotta | Foto di Andrea Ripamonti

Una buona parte della Generazione X di Milano, e non solo, si è ritrovata tutta insieme sotto il tetto dell’Alcatraz per il ritorno in Italia degli Stereophonics. Tra il pubblico anche accenti di regioni e Paesi diversi, oltre a qualche sparuto adolescente nell’evidente e difficile compito di accompagnatore dei propri genitori. Ma era inevitabile che a farla da padrone sarebbero stati i ragazzi degli anni Novanta, accorsi in massa, garantendo così il sold out alla band gallese che nel manifesto del suo Spring Tour 2025 promette “No Hit Left Behind”. Prima tappa italiana del giro di concerti che segue l’uscita del loro tredicesimo album in studio, Make ‘em Laugh, Make ‘em Cry, Make ‘em Wait, pubblicato lo scorso 25 aprile (seguiranno due date in estate, a Roma e a Vicenza). Facile pensare che sarebbe stata una serata all’insegna della nostalgia e dei gropponi in gola per la giovinezza perduta, invece non è andata per niente così. È stata una grande festa rock.

Finn Forster in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Nel ruolo di opener, un’ora prima della data fissata per l’inizio del concerto, è salito sul palco Finn Forster, giovane talento proveniente dal Nord-Est dell’Inghilterra. Con già alle spalle una bella esperienza tra riconoscimenti, tour tutti esauriti in patria e supporter di gruppi come i Bastille, Forster dimostra una grande maturità nella sua musicalità e nell’approccio al palcoscenico. Le sue canzoni raccontano la provincia e le sue difficoltà, con un suono pulito e una voce sicura e accattivante che fa facilmente presa sul pubblico che riempie già tre quarti del locale. Quest’estate arriverà il suo atteso EP, Embers, e un tour in UK, vale la pena tenerlo d’occhio.  

Spacca il quarto d’ora accademico di ritardo l’ingresso degli Stereophonics, in scena alle 21.30 precise. L’ingresso è su una intro registrata, il frontman Kelly Jones arriva al microfono come volando con le braccia aperte e inserendosi all’interno di una semplice scenografia formata da tre cornici concentriche che conterrà perfettamente la band per tutta la durata del concerto. Le postazioni dei musicisti – il co-fondatore Richard Jones al basso, Adam Zindani alla chitarra, Jamie Morrison alla batteria e due turnisti di cui uno, Tony Kirkham, con loro dal 2005 – saranno statiche, pochi i movimenti sul palco ma in fondo non è quello che siamo venuti a vedere. 

Stereophonics in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

A dare il via sono le chitarre possenti di Vegas Two Times, privata in versione live del coro gospel che la caratterizza nella registrazione, e l’entusiasmo esplode subito intorno al riff trascinante del brano. L’intro di batteria annuncia I Wanna Get Lost With You, con il suo andamento perfetto e il racconto struggente di una storia d’amore perduto, con tanta voglia di potersi perdere ancora. Un brano che lancia il primo di una serie di sing-along che accompagnerà la band nel corso della loro esibizione. 

“Do Ya Feel My Love, Milan?” grida Kelly, annunciando una delle canzoni che li rappresenta al meglio, con un classico stile Stereophonics ma in chiave moderna, un ritornello che viene abbracciato da basso e chitarre, e che ci mette subito davanti alla bellezza di quel timbro ruvido che fa del cantante degli Stereophonics una delle voci inconfondibili del panorama attuale. Così come riconoscibilissimo è l’intro di Have a Nice Day che, con i suoi ventiquattro anni di vita, resta una delle hit su cui la band pluripremiata ha costruito la sua carriera. Motivo stranoto, motivo straorecchiabile (per questo utilizzato in diverse campagne pubblicitarie), motivo dal sound strasemplice, non amato da tutti per il suo ritmo pop leggero e forse un po’ stucchevole. Ma la verità è che è impossibile non cantare “tatara tatatarara” e che questa canzone è un raggio di sole che entra dalla finestra in una domenica mattina e ti fa pensare che in fondo va tutto bene. 

Qui occorre aprire una parentesi. Rappresentanti del Britpop, e ancora di più della sua seconda ondata, gli Stereophonics sono stati spesso bollati negli anni come fautori di una musica “rassicurante”, quasi da comfort zone. Detto che, in questo periodo storico oscuro, un po’ di rassicurazione non può che farci bene, va anche detto che questa attitudine non ha impedito loro di fare del buon rock d’autore, con tutte le sfumature del caso, potenziato dall’indimenticabile voce roca di Kelly Jones (che una vicina del pubblico si lancia a chiamare “tigrettone”).

Stereophonics in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Si torna subito al presente con There’s Always Gonna Be Something, la prima delle tre canzoni del nuovo album che saranno suonate durante la serata. Poche rispetto alle aspettative ma realistico se si considera che il loro ultimo lavoro è composto di otto tracce e che comunque la band pesca da un patrimonio notevole di canzoni in un tour che mira a dare spazio a tutte, soprattutto alle più note. Per introdurla, Kelly spiega che compito del musicista, nelle sue due ore a disposizione, è anche quello di dare una via di fuga a chi è venuto ad ascoltarlo, e questa canzone con il suo tono caldo e il suo ritmo rilassato, sembra proprio portarci in quella direzione. Just Looking, che inizia con solo il cantante e la sua chitarra, vira in una direzione più cupa, con il suo suono sporco e il ritornello dove la voce di Kelly si allunga piacevolmente, mentre All In One Night ci proietta in un notturno metropolitano statunitense, dove varie storie si intrecciano e sembra che tutto possa accadere: una canzone dal perfetto stile cinematografico, anche grazie a quell’unica luce che illumina la band dal fondo, lasciando il resto nell’oscurità. L’assolo di Kelly ne è una degnissima conclusione. 

Make It On Your Own è la seconda nuova traccia, con una lunga intro musicale e una chitarra che la fa da protagonista, ma nella versione dal vivo suona un po’ più piatta dell’originale, mentre Madame Helga si conferma una canzone di puro rock deliziosamente trascinante. Segue una doppietta esaltante, quella di Superman e Geronimo, la band sembra avvolgere il pubblico, mentre un sax fa la sua comparsa sul palco e accompagna l’esibizione fino a quando non partono le note di un’altra pietra miliare nella carriera del gruppo: quel Maybe Tomorrow che cantiamo tutti a squarciagola, sperando di trovare la strada di casa ma con la ferma certezza che ce la faremo. Come nell”everything’s gonna be alright” di Fly Like An Eagle cantato in versione acustica.  

Stereophonics in concerto all’Alcatraz di Milano foto di Andrea Ripamonti per www.rockon.it

Si torna a saltare con il ritmo crescente di Mr. And Ms. Smith, chiuso da un assolo di batteria in cui Jamie Morrison mette davvero tutta l’anima, e con Indian Summer, un altro dei loro classici più amati. Seems Like You Don’t Know Me è il terzo estratto dall’album 2025 che balla tra il suono accattivante dei sintetizzatori e un testo che suona un po’ malinconico. Attesa e apprezzata Mr. Writer, ballata di invettiva contro certi rappresentanti dei media considerati non sempre corretti con gli artisti.  

La chiusa è affidata a una triade d’eccezione: The Bartender And The Thief è perfetta per una performance live grazie alla sua energia contagiosa e chiude la setlist del concerto. Altrettanto si può dire delle canzoni scelte per gli encore, partiti dopo qualche momento di buio accompagnato dai crescenti battiti di mano del pubblico. Il pop punk di C’est La Vie e il cantato forte di Kelly trascinano un pubblico per niente stanco, che non si può fermare neanche quando parte Dakota, last but not least, una delle canzoni più amate, una ballata elettronica triste e allo stesso tempo carica di potenzialità, dove la voce di Kelly trova decisamente una delle sue vette in quel “you made me feel like the one” e in tutto quello che segue.

La serata finisce così, tra saluti, lanci di plettri e bacchette. Con tanto divertimento e nessun groppo in gola, possiamo assicurarvelo.

Clicca qui per vedere le foto degli Stereophonics in concerto a Milano (oppure sfoglia la gallery qui sotto).

STEREOPHONICS: la scaletta del concerto di Milano

  • Vegas Two Times
  • I Wanna Get Lost With You
  • Do Ya Feel My Love
  • Have A Nice Day
  • There’s Always Gonna Be Something
  • Just Looking
  • All In One Night
  • Make It On Your Own
  • Madame Helga
  • Pick A Part That’s New
  • Superman
  • Geronimo
  • Maybe Tomorrow
  • Fly Like An Eagle
  • Mr and Mrs Smith
  • Indian Summer
  • Seems Like You Don’t Know Me
  • Mr. Writer
  • A Thousand Trees
  • The Bartender And The Thief

BIS

  • C’est La Vie
  • Dakota

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