articolo di Stefania Clerici | foto di Martina Fiore
Gli Hives tornano a Milano e lo fanno in grande stile: la leggendaria rock band, fresca della nuova pubblicazione dell’album The Hives Forever Forever The Hives, ha appena iniziato il tour europeo e dopo le recenti tappe in Nord Europa, Germania, Austria e Svizzera, arriva nella nostra città all’Alcatraz per la loro unica data italiana.
Un nuovo disco, il settimo per la precisione, che viene raccontato dal gruppo “pieno di energia, gioia, rabbia e vita che inizierete a mettere in discussione la realtà come l’avete conosciuta fino ad oggi” perchè “ogni singola canzone è un singolo, ogni singolo un successo, ogni successo un colpo in faccia”. E come dar loro torto: un gioiellino composto da 13 brani, la cui copertina li vede ritratti con corona, mantello e scettro, come 5 reali in posa per l’investitura divina.
Ieri sera all’Alcatraz è avvenuta la magia che ha consacrato il meritato successo del gruppo svedese anche tra il nostro pubblico: un’ovazione di cori e applausi ad ogni pezzo, con sentita partecipazione da un Alcatraz davvero desideroso di saltare e rockeggiare sulle note grezze e colorate di “cinque pazzi” venuti d’oltralpe.
Ma andiamo con ordine, prima di loro sul palco anche due gruppi spalla di tutto rispetto: gli opener Snõõper e poi gli Yard Act. I supporters hanno sicuramente molto in comune tra loro e musicalmente non sono troppo lontani dagli Hives. Mentre gli Snõõper propongono al pubblico una buona mezz’oretta di indie-punk rock arrogante con riff belli orecchiabili, gli Yard Act osano un po’ più, e si raccontano sul palco dell’Alcatraz più rock di quanto non siano in realtà al loro ascolto in studio. La loro energia musicale è notevole, ma a volte i brani troppo chiacchierati e meno cantati soprattutto nelle strofe appesantiscono l’intro al main group della serata, appunto The Hives.
Alle 21:30 circa, dopo una breve incursione nella Quinta Sinfonia di Beethoven, gli Hives fanno il loro ingresso onstage e si tuffano letteralmente nella mischia con il loro rock di Enough Is Enough. È subito un tripudi che accoglie in quintetto a braccia alzate e cori: non si arriva nemmeno al terzo pezzo che tra Walk Idiot Walk e Rigor Mortis Radio che Howlin Pelle si lancia tra la folla, con microfono e tutto quanto per fare crowdsurf. Che inizio gente!
Il meraviglioso studio dell’allestimento del palco e delle luci è impressionante e lascia uno stupore permanente per tutta l’ora e mezza di concerto: la batteria è composta da tre grancasse, ciascuna con le lettere T-H-E, sopra le quali si trovano enormi baloon a lanterna che compongono la scritta H-I-V-E-S, illuminate a gran luce che vanno a creare uno spettacolo abbagliante e che tra cambi colori e toni danno movimento e ritmo tra una canzone e l’altra. Ma non finisce qui il pregio del glitter on stage: la band indossa abiti luminosissimi con lucine incorporate, dalle spalle alle gambe, completamente integrati nello spettacolo, che creano intere sequenze coreografate.
Lo spettacolo è appena iniziato ed è un crescendo a bomba dei successi del nuovo lavoro della band: il singolo che gira da anni nei live Paint a Picturem, trova finalmente il suo posto in The Hives Forever, e poi ancora Born a Rebel, intervallati tra pezzi più datati (Main Offender) a brani di più recente produzione tratti dall’attesissimo The Death of Randy Fitzsimmons (Stick Up e Bogus Operandi). Il live è un continuo gioco e dialogo creativo tra frontman e artisti sul palco e il loro pubblico: alle chiamate delle “ladies” rispondono le voci delle fan, a cui seguono i toni più gravi dei “gentlemans”, in tripudi di battiti di mani, braccia alzate e qualche crowd diving anche tra il parterre.
Sull’amatissima Hate to Say I Told You So i cori non si contano più e il pezzo viene ripreso più volte da band e pubblico, perchè nessuna delle due parti vuole farlo finire. Si scivola poi su O.C.D.O.D. e I’m Alive, per arrivare alla datatissima Here We Go Again, che Howlin Pelle introduce con un ricordo del suo primo live ai Magazzini Generali (ndr. dice che correva l’anno 1998 ma il realtà era il 2000): le forze dell’ordine italiane avevano rilevato qualche problema sulla vendita del merchandising a supporto della band e gli avevano fatto togliere il banco all’interno della venue, quando fuori sulla strada era pieno di bancarelle non ufficiali che vendevano il merchandising della band non propriamente in maniera lecita…! E vabbè, questa è l’Italia: tanta burocrazia e regole, raramente rispettate dagli onesti!
Con una grossa risata si scivola verso il finale di serata, con Countdown to Shutdown, un’accennata e cantatatissima dalla folla Come On! per poi chiudere in gran lustro con l’amatissima Tick Tick Boom, che viene allungata per l’occasione fornendo lo spunto per presentare tutta la band sul palco. Dal pubblico un cartello di un fan si alza per esprimere la richiesta di salire ostage e presentare il frontman della serata: Howlin Pelle non può che esaudire il desiderio e lascia spazio e microfono al giovane folle che un po’ in inglese e un po’ in italiano introduce la voce, il carisma, il saltatore e animatore insano di questo fantastico live: Mr. Almqvist (bravo per la pronuncia perchè questi nomi svedesi con troppe consonanti e poche vocali sono difficili da dire!).
L’encore saluta l’Alcatraz sulle note accese di Legalize Living e Bigger Hole to Fill per concludersi con il pezzo e title track The Hives Forever Forever The Hives, che a fine concerto diventa un coro di saluto e congedo: “Gli Hives per sempre! E per sempre Gli Hives!”
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Enough Is Enough
Walk Idiot Walk
Rigor Mortis Radio
Paint a Picture
Main Offender
Born a Rebel
Stick Up
Bogus Operandi
Hate to Say I Told You So
O.C.D.O.D.
I’m Alive
Here We Go Again
Countdown to Shutdown
Come On!
Tick Tick Boom
Encore:
Legalize Living
Bigger Hole to Fill
The Hives Forever Forever The Hives
