Articolo e foto di Martina Fiore
Nel freddo di fine novembre, il Teatro Dal Verme di Milano si è trasformato per una sera in un tempio rock. Qui i Negrita hanno presentato “Canzoni per anni spietati” intrecciandolo ai classici di trent’anni di carriera. Il risultato è stato uno spettacolo in due atti, denso ma scorrevole, capace di tenere in equilibrio riflessione, energia e una forte voglia di condivisione.
Il contesto e la band
La tappa milanese rientra nel “Canzoni Per Anni Spietati Tour In Teatro 2025”, una tournée che porta il nuovo concept album nei teatri italiani. Il calendario è fitto di date da Isernia ad Arezzo. Sul palco, accanto allo storico trio Pau, Drigo e Mac, Giacomo Rossetti al basso e cori, Guglielmo Ridolfo Gagliano alle tastiere e Cristiano Dalla Pellegrina alla batteria. Questa formazione rodata ha suonato con solidità e libertà.
Fin dai primi minuti si è percepita la scelta di non “addomesticare” troppo il suono per il contesto teatrale. Niente unplugged da salotto, ma un impianto rock pieno, solo ripensato per un ambiente più raccolto. Il Dal Verme, con il palco a filo platea, ha amplificato questa sensazione di contatto diretto.
Primo atto: parole e controllo
Il concerto si apre con “Nel blu (lettera ai padroni della terra)”, primo affondo nel nuovo disco. Seguono “Radio Conga”, “Il libro in una mano la bomba nell’altra”, “Noi siamo gli altri” e “Il gioco”. Questo costruisce subito un ponte tra materiale recente e repertorio consolidato. In questa prima parte gli arrangiamenti sono più misurati. Una chitarra disegna linee pulite e un suono calibrato sulle esigenze acustiche del teatro, mettendo in risalto testi e sfumature vocali.
L’acustica precisa e il mixage equilibrato rendono nitide le parole, elemento centrale del nuovo album che riflette su tempo, precarietà e disillusione di questi “anni spietati”. Anche i brani storici inseriti nel primo atto, come “Che rumore fa la felicità?” e “Song to Dylan”, vengono eseguiti con una cura quasi cinematografica. È come se ogni passaggio dovesse restituire una parte precisa del racconto.
Il teatro che diventa club
Il controllo, però, non significa rigidità. Man mano che scorrono i brani si sente la tensione salire, fino alla sequenza che porta a “Cambio” e “Mama Maè”, accolta dalla platea in piedi sotto il palco. È il momento in cui il teatro smette di essere “formale” e comincia a vibrare come un club, con il pubblico che canta in coro e la band che spinge sui volumi e sulle distorsioni.
L’impressione è quella di un crescendo consapevole. Il primo atto, più compatto e concentrato, fa da trampolino alla parte successiva, che gioca di più con ritmo e colore. Il coinvolgimento è evidente anche nei brani del nuovo album. Molti presenti li hanno già imparati a memoria e li cantano senza esitazioni insieme ai pezzi storici.
Secondo atto: leggerezza e sperimentazione
Dopo un breve intervallo, la band rientra in scena aprendo con un altro brano dal nuovo lavoro. Sposta il baricentro dello show verso una dimensione più leggera e istintiva. La scaletta del secondo atto alterna pop, rock e suggestioni latine.
Tra i momenti più particolari c’è la versione rielaborata di “Malavida en Bs. As.”, trasformata in un episodio più giocoso. La struttura in due set permette ai Negrita di mostrare lati diversi. Infatti, il primo è più rigoroso e concettuale. In contrasto, il secondo è frammentato ma variopinto, meno cerebrale e più fisico.
Hit, coro collettivo e finale
L’ultima parte del concerto è una sequenza di brani che hanno segnato diverse generazioni. Tra questi ci sono “Bambole”, “Lontano dal mondo”, “Sale”, “Brucerò per te”, “Ho imparato a sognare”, fino alle immancabili “Magnolia” e “Rotolando verso Sud”. Il teatro intero canta e spesso gli spettatori si alzano in piedi. Ciò fa quasi sparire i confini tra palchi, platea e gallerie.
La chiusura è affidata ad “A modo mio” e “Gioia infinita”, che diventano un saluto festoso e corale dopo circa due ore e mezza di musica. In quel momento il contrasto tra il freddo fuori e il calore dentro il Dal Verme è netto. Il live ha trasformato una sera d’autunno in un piccolo rito collettivo. Inoltre, ha dimostrato che il rock dei Negrita, pur cambiando abito teatrale, resta una macchina scenica capace di parlare a pubblici di età diverse.
Clicca qui o sfoglia la gallery qui sotto per scoprire le foto del concerto dei Negrita (o sfoglia la gallery qui sotto). La partecipazione al concerto Negrita Teatro dal Verme a Milano nel 2025 è un must per gli appassionati di musica.
La scaletta del concerto dei Negrita a Milano
Set 1:
Nel blu (lettera ai padroni della terra)
Radio Conga
Il libro in una mano, la bomba nell’altra
Noi siamo gli altri
Il gioco
In ogni atomo
Provo a difendermi
Che rumore fa la felicità?
Song to Dylan
Non si può fermare
Cambio
Mama maè
Set 2:
Non esistono innocenti amico mio
Bambole
Lontani dal mondo
Sale
Malavida en Bs. As.
Brucerò per te
Ho imparato a sognare
Magnolia
Rotolando verso sud
A modo mio
Gioia infinita
