Articolo di Marzia Picciano | Foto di Andrea Ripamonti
È passata poco più di una settimana dalla mia prima visione dei Kneecap live alle 3 di notte al Primavera Sound – non ero al Primavera del 2024 e soprattutto, li ho persi al Mad Cool del 2024 – eppure eccoci qui in un Magnolia estivo (quindi, nella mise di Unaltrofestival) straripante per la prima data della leg italiana del tour del trio hip hop più chiacchierato degli ultimi mesi e anni, vuoi per hype, vuoi perché oggettivamente Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí non sono esattamente tipi che non la mandano a dire e a furia di essere schietti e diretti su tutto e tutti senza mezzi termini si sono beccati ban di accesso in Paesi, o meglio Mo se l’è beccato (persino dal Canada, il Canada!), concerti cancellati, dirette saltate, con anche premi e riconoscimenti, insomma. Ma hanno anche dei difetti.
Sarà il mix letale (esatto, proprio letale) di questi attributi e la sottile percezione che una band possa aver perfettamente integrato la più brutale delle ironie nel proprio fare musica abbia determinato il sold out di ieri sera? Avendo visto e testato come il trio tenesse attivo il pubblico del Primavera con tanto di moshpit in piena notte, non avevo dubbi sarebbe stato altrettanto abile a catalizzare la voglia di urlare anche nel primo incontro con un carichissimo pubblico milanese e dintorni – eterogeneo, incazzato, persino croccante, in una parola: perfetto.
Del resto, deve esserci qualcosa che questi tre riescono a fare se passamontagna tricolore in testa e sferzate in gaelico, non esattamente di immediata comprensione, generano tanta carica quanto un Bella Ciao sparato nel bel mezzo di una manifestazione. In realtà ieri è stata la degna chiusura del concerto. Su di me funziona alla grande, è una settimana che non smetto di ripetermi in loop Get Your Brits Out.
E così è stato anche ieri. A scaldare il pubblico sono bastati i Brucherò nei Pascoli (difficilmente ipotizzavo una band più azzeccata per aprire i Kneecap a Milano, del resto), ancora lanciati dal Mi Ami di qualche settimana fa, che hanno settato il livello dell’ipotetica discussione tra pubblico e palco sulla linea del fare-seriamente-qualcosa-di-folle. Il ‘faceto’ ironico svanisce però quando compare sullo sfondo bianco su nero la denuncia della campagna di Israele in Palestina e Libano o meglio sul popolo palestinese e libanese e i tre salgono sul palco con lo stesso aplomb di wrestler pronti a spaccare lo stage, e da qui fino alla fine dell’ora e mezzo di concerto non vedremo mai più calare nessuna delle tre bandiere palestinesi fieramente issate nella folla.
Ora siamo seri. Dalla partenza con Éire go Deo, e all’apparizione della faccia di Grian Chatten in video (presente con Favourite come intro track pre concerto) per Better Way to Live, fino a An Ra che ha segnato l’entrata nella sezione elettro-hardcore più cattiva e quindi alle necessarie Liars Tale, H.O.O.D. e l’ormai hit FENIAN, l’intero concerto è stato un passare da un girone all’altro di intensità in crescendo, guadagnando ogni accesso alla prossima tornata in un percorso di accettazione del pubblico assolutamente non scontato.
Perché quello che fanno i Kneecap è davvero fare un concerto ma non servire la pappa pronta all’uditore, ma raccontarla, interpretarla. Non è una band, non sono artisti da prendere come un pacchetto chiuso in un format che vengono lì, ti fanno i loro pezzi, salutano e vanno a casa. La loro è una manifestazione di protesta attiva sul palco, un sit in decisamente accattivante, nonostante le difficoltà linguistiche (ed è questa la cosa che più stupisce).
È la loro prima volta in Italia, devono declinarsi nel mercato, nella politica italiana (e il link è Violet Gibson, irlandese attentartice di Mussolini), e quindi lo chiedono: c’è da mandare a quel Paese anche qualcuno qui in Italia? E parte il coro: siamo tutti antifascisti. E tutti a saltare. No, in un concerto dei Kneecap nessuno è spettatore o attore passivo, si è tutti chiamati ad essere senzienti, a prescindere da come parli e di cosa parli. Tutte le ingiustizie hanno una grande cosa in comune: il sentimento di oppressione e impotenza che generano, che è uguale per tutti.
È così che il gaelico diventa una lingua universale, l’espediente che gli utenti del mercato musicale hanno trovato, quindi, in una lingua, un’identità, un popolo e una serie di artisti (bastava contare tutte le magliette dei Fontaines presenti ieri) che non c’è che dire, è prima di tutto autentico (per ragioni storiche), per esprimere la propria necessità di protesta?
Perché la visione dei Kneecap della questione palestinese è certamente una battaglia ma anche l’esempio più chiaro di quello che i tre vogliono comunicare al pubblico, non alla loro community o fan, ma a chiunque li ascolti: non siamo qui per giustificare una tua necessità personale di espressione su qualcosa di inaccettabile, siamo qui per dirti come, e a quale costo, ci poniamo davanti a quello che per noi, irlandesi dell’Irlanda del Nord, è solo un altro esempio di quello che c’è di inaccettabile al mondo. Lo hanno scritto bianco su nero, sullo schermo, all’inizio del concerto: speak up. Non è un banale richiamo a postare su IG il vostro sdegno. È un invito a essere coscienti e fare di conseguenza, get your Brits out.
Quindi, mettiamo da parte domande come “ne è valso l’hype”, non hanno senso di esistere quando ti viene sbattuta in faccia un’irrepresensibile autenticità. Spiace non poterli vedere alla Cavea dell’Auditorium a Roma: la vera domanda qui è se il loro approccio e le bandiere palestinesi riescano a vincere sul vincolo della struttura, nel mezzo dei Parioli, ma si sa, la Capitale regala sempre ossimori abbastanza soprendenti. Per il momento, buonissima la prima.
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KNEECAP: la scaletta del concerto di Milano
- Favourite (Fontaines D.C.) (Intro)
- Éire go Deo
- Smugglers & Scholars
- Carnival
- Better Way to Live
- Sick in the Head
- Gaelphonics
- Cold at the Top
- An Ra
- Get Your Brits Out
- Guilty Conscience
- No Comment
- Sayonara
- Your Sniffer Dogs Are Shite
- I bhFiacha Linne
- Fine Art
- Rhino Ket
- Liars Tale
- FENIAN
- Big Bad Mo
- Parful
- H.O.O.D
- THE RECAP
- Bella ciao (Outro)
