Reportage Live

FRED AGAIN a Milano, facciamo again, e anche presto?

Debutto milanese di Fred Again: show sold out, pioggia, emozioni e tanta musica elettronica con i fratelli Parisi.

Fred Again - Credits D'Alessandro e Galli - Foto di Francesco Prandoni

Articolo di Marzia Picciano | Foto di Andrea Ripamonti e Francesco Prandoni

È l’attesa del piacere parte se non tutto il piacere stesso? Assolutamente si, altrimenti non saremo qui a parlare dei nostri ideali distrutti dalla prova della maturità con analisti e psicoterapeuti, nè tantomeno saremmo così gasati all’idea di fare o vedere qualcosa che attendiamo da tempo, ad esempio il tour di FRED AGAIN.. in Italia, iniziato giusto ieri sera a Milano, all’Ex Macello. Location d’impatto, scenicamente, a mio avviso, fantastica (meno dal punto di vista funzionale), come del resto tutte quelle che il nostro Fred John Philip Gibson, nome all’anagrafe, ha scelto per il tour italiano con i collaboratori-amici-fratelli Parisi, ovvero Marco e Giampaolo “Jack” Parisi, musicisti, produttori originari di Salerno e basati a Londra (la loro poi, storia incredibile).

Un tour long-awaited, quasi tre anni per metterlo in piedi, e ora finalmente al calcio di inizio. Dall’annuncio del 9 luglio, date sold out in tempi ovviamente record, si è trattato di un hype totale da attesa smaniosa dell’inizio del tutto. E c’è da dirlo: a ragione.

Fred Again in concerto al Rock en Seine 2022 – Parigi foto di Andrea Ripamonti

Quindi, la fine dell’attesa, come è stata?

Sicuramente bagnata, di sudore – e pioggia, infine. Il nostro beniamino stava giusto giusto nel cuore del tutto quando niente da fare, Milano si è rivelata, tra l’altro nella prima volta di Fred in città, per quello che è: un posto piovoso. Al quarto lampo si è dovuto rinunciare, neanche le capannine aperte di fretta e furia mentre Fred continuava imperterrito a campionare sono bastate. Fine un pò amara, soprattutto per chi era un pò dietro e che ha avuto un’esperienza completamente diversa del live (il volume non era dei migliori).

Di certo non ci aspettavamo di trovarci ad un raduno di boyscout quindi l’effetto packed era assicurato, e pure il rischio di degenerazione.

Ho visto almeno quattro o cinque persone venir trascinate via in preda a collassi. Del resto, mentirei se non dicessi che ho avuto più di una volta il pensiero di andare a citofonare i tipi appostati sul balcone del palazzo di fianco con lo striscione Fred, We Adore You. Insomma, sapevo a cosa andavo incontro (un Vietnam, soprattutto per quelle come me, alte un metro e una Vigorsol, questi eventi sono l’inferno).

Quello che non sapevo era come sarebbe stato un live di Fred Again.

Per i fortunati che lo vedranno a seguire nelle prossime date, e che magari non l’hanno mai incrociato all’estero: tenetevi stretto il biglietto. Anche solo per capire perchè questo ragazzo dallo scrivere testi per hit di Ed Sheeran, George Ezra e Stormzy (e lavorare con Brian Eno, amico di famiglia, en passant) ha saputo ridisegnare i confini dell’idea di fare musica elettronica (partendo da un certo background, comunque) rendendola quanto di più simile a quella del cantautorato, senza che questa affermazione faccia distorcere la bocca ai più.

Fred Again in concerto al Rock en Seine 2022 – Parigi foto di Andrea Ripamonti

Lasciando stare la dimensione di hit di pezzi come Marea (We’ve Lost Dancing) e Delilah (Pull me out of this), che hanno chiuso il live, vedere un live di Fred Again restituisce in realtà chiaramente il concetto appena espresso, o comunque lascia la persona (me stessa) a chiedermi: a cosa sto assistendo?

Perchè dire che è solo elettronica è riduttivo.

È elettronica quella che fa Camoufly, che da uno scambio su Threads è finito insieme ad altri esponenti della scena elettronica italiana a far parte della festa dei Parisi e di Fred, lui per la data milanese ad aprire le danze alle 7:30 (speriamo tutti che la data di Verona si trasformi in un it’s a match! con Okgiorgio). Non è solo elettronica quello che fanno i Parisi, anche se sono i secondi italiani ad aver vinto un Grammy per il miglior disco dance.

Polistrumentisti e sperimentatori da che erano praticamente in fasce (tra i primi a usare le seaboard), fratelli esempio perfetto della parabola dell’eccellenza italiana che all’estero viene valutata etc etc (direi: meno male, se sono arrivati dove sono), eppure era davvero commossi a salire sul palco fasciati nel tricolore e sottofondo de l’Intermezzo di Cavalleria Rusiticana (niente di più italiano) a ringraziare con una sincerità disarmante per avere finalmente quel tour italiano, il loro tour, per poi regalarci un’ora di fittissima sessione di bass (dove l’impronta techno à la Anyma è davvero evidente, soprattutto in Lights Out e nell’ultimissima Mutual Feelings). Non per dire, ma nella finale Believe In Myself c’era davvero la soddisfazione di chi, finalmente, si riprende tutto chell che è nuostr’.

Quindi, Fred Again. Partiamo dalla sua fisicità per provare a spiegare.

Raramente vedi un artista davvero così sinceramente felice di fare quello che sta facendo sul palco. Sarà che lo si è conosciuto per aver mixato spezzoni di registrazioni e video di amici su basi in quello che è Actual Life (tutti e tre i dischi) – e davvero, era vita concreta, per questo è piaciuto, e chi lo fa un pezzo su uno sfogo sulla depressione come Sabrina (I Am The Party)? – ma Fred Again suona, fa finger drumming come un pazzo, mixa, canta, sorride (ma proprio tanto) con un’umanità percepibile, tutta sparata nel fish-eye delle camere che puntano e switchano ossessivamente tra lui, fratelli Parisi e i musicisti sul palco, quasi a farci vedere il sudore ma anche la felicità nel fare quello che fa/fanno. E questo fa davvero tanto la differenza.

Fred Again – Credits D’Alessandro e Galli – Foto di Francesco Prandoni

Il set è quello proposto già in altri live, con la maglietta Born Slippy, la comunicazione affidata alla messaggistica da maxi schermo e Kyle (I Found You) in apertura, i remix Glow/Ten che sono da vedere puro virtuosismo da consolle, Danielle (Smile On My Face), A New Error che emerge sotto Sabrina, le hit da Ten come adore you e places to be, i cori su peace you need, per poi catturare il pubblico milanese proponendo un remix di 64 Barre Di Paura di Marracash direi quasi perfetto su Victory Lap con Skepta (spiace per il popolo degli expat, ma quanti siete a MIlano ormai? Troppi).

Non saprei descrivere cos’è stato, non ha categoria.

Un’ora, un’ora e mezzo di concerto sudato (in tutti i sensi) brutalmente interrotto da un acquazzone che si è provato a sfidare, ma niente da fare, alla fine anche Fred dice che non gliela fa, e ci augura di arrivare a casa sani e salvi.

Dovrei dirlo: torna, again? Ho un moto di invidia per chi lo vedrà nelle prossime date, nella Cavea dell’Auditorium a Roma anche solo per l’acustica (spero lo registrino), negli scavi di Fasano, a Piazza del Plebiscito (!). L’idea di questa discesa a sud è fantastica, uno storytelling che vede un climax proprio a Napoli (neanche tanto nascosto, direi). Questo era solo l’inizio. E chissà che non sia l’inizio di qualcos’altro.

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