Articolo di Alessandro Canalicchio | Foto di Francesca Maffioletti
All’Alcatraz fa sempre caldo. Non dipende dalla stagione, né dal numero di persone, è una caratteristica strutturale del posto: ti siedi, ti alzi, ti muovi, e dopo dieci minuti la maglietta ti si appiccica addosso come se avessi corso. È martedì 28 aprile, Chiello è a Milano per una delle sei date del Chiello Club Tour 2026 che porta dal vivo Agonia, l’album uscito a marzo dopo il passaggio sanremese. Sono passati quasi tre mesi dal Festival, tempo sufficiente per smaltire le polemiche e tornare a fare quello che conta: suonare.
Sul palco dell’Ariston l’intonazione non era sempre impeccabile, ma di questo si è parlato poco. A occupare le cronache è stata la vicenda con Morgan, che avrebbe dovuto duettare con Chiello nella serata cover su Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco. Il duetto è saltato, Chiello ha cantato da solo, accompagnato da Saverio Cigarini al pianoforte, e il resto è cronaca da sala stampa.
Il pubblico è quello che ci si aspetta dopo un passaggio televisivo del calibro della kermesse Sanremese: un po’ più largo, un po’ più curioso, un po’ meno dentro al progetto, ma la base è rimasta fedele: l’età media è leggermente salita, ma l’energia è quella di sempre. Al banco del merch ci sono la sorella e la mamma di Chiello, dettaglio familiare che fa sempre piacere vedere. Poco prima che le luci si spengano, qualcuno sviene. Il caldo, probabilmente. O forse l’attesa per l’infingardo, che come al solito si fa desiderare.
Via le luci, boato immediato. Sul palco salgono Chiello e la band: Fausto Cigarini al basso, Francesco Bellani alle tastiere, Giulia Formica alla batteria, Matteo Pigoni alla chitarra. Il frontman al centro, maglia chiara semitrasparente con gli orli sfilacciati, pantaloni neri dal taglio sartoriale. Un look che gioca sui contrasti: sopra grunge, sotto elegante, rigore sanremese e attitudine da outsider. Il palco, a differenza del tour Scarabocchi, è stato spogliato di ledwall ed effetti speciali. Nel tour precedente c’era una rete di lucine davanti al palco e animazioni che aggiungevano contesto visivo. Ora c’è solo una tenda bianca, illuminata dai riflettori colorati. L’essenziale, nient’altro.
Si parte con Vulcano, canzone probabilmente tra le più apprezzate dell’ultimo album. Salvami da me stesso lascia il pubblico più freddo, e ci sta: non è una canzone che chiede partecipazione, chiede ascolto. Anche se stavolta i fan sembrano più spenti del solito. Con Lupo l’energia si fa più misteriosa. Brano evocativo, ritmo interessante, linguaggio cinematografico che esplora il lato oscuro dell’essere umano. “Ci sei Milano?”, urla Chiello dal palco, e Milano risponde. Lupo parla di istinto, di lato selvatico, di conflitto interiore. Sarebbe stata la scelta perfetta per l’ululato che Chiello inserisce a ogni concerto su Cancelli di mezzanotte, ma evidentemente certe abitudini di palco non si toccano.
Con Mare caldo il palco si tinge di blu, e al termine della canzone Chiello si gasa insieme al chitarrista. Sono quei momenti di complicità spontanea che trascinano tutti e ci trasportano sul palco. Continuiamo con A testa alta, poi Cancelli di mezzanotte, Rkomi non c’è, ma l’ululato di Chiello non manca, nel mezzo della canzone, senza preavviso. È uno di quei gesti di palco che non hanno bisogno di spiegazioni: funzionano perché non cercano di avere senso.
Sto andando via, Poi si romperanno seguita da un balletto un po’ bizzarro che il pubblico trova divertente. Poi Scarlatta, dove il finale viene allungato e la musica respira: Chiello impazzisce, sbatte robe in giro, si muove come se il palco fosse troppo stretto per contenerlo. Sparire arriva con una chitarra acida e distorta che in live rende molto più che in studio, poi Algoritmo.
Acqua salata è la canzone per il grande pubblico, quella con cui Chiello ha fatto conoscere a tutti la sua anima più delicata rispetto al progetto FSK Satellite, quando ancora il suo suono andava verso la nuova wave di musica trap con la sala che canta il finale a cappella ricevendo i complimenti dello stesso Chiello. Milano dannata, lettera nostalgica e amareggiata proprio su quegli anni con gli FSK, quando “eravamo troppo fatti, eravamo troppo stupidi” e Milano sembrava il posto dove tutto poteva succedere. Polynesian Village suona come i titoli di coda di un film dal finale incompiuto, e Chiello scende dal palco.
Il finale era effettivamente incompiuto, perché lo show continua. Torna per cantare Nell’abisso di Xanax, e dopo volteggia con un velo regalato dai fan. Ad un certo punto il cantante chiede un volontario disposto a farsi tagliare i capelli sul palco. Sale un certo Ludovico, che scoprirà solo domattina se affidarsi a un ragazzo dall’aspetto punk armato di rasoio fosse davvero una buona idea. E mentre Ludovico presumibilmente si pente delle proprie scelte di vita Chiello parte con Desaturarsi.
Il cantante fa aprire un cerchio prima di Sul fondo dello scrigno, il cerchio parte, e una ragazza sviene proprio sul fondo dell’Alcatraz. Il pubblico è attento e aiuta chi cade a rialzarsi. Chiello chiede di saltare nonostante avesse capito che qualcosa non andasse, poi cerca di sdrammatizzare: “Fa caldo, eh?”. Avrebbe potuto gestirla meglio, ma va avanti. Il barbiere del palco intanto commenta la situazione, ma in pochi capiscono cosa stesse dicendo. I soccorsi si fanno strada tra la folla, e mentre tutto questo accade Chiello sventola una bandiera dei pirati urlando: “Adesso possiamo ricominciare”.
Si riprende con il gran finale: Ti penso sempre, il brano sanremese che ha portato Chiello all’Ariston tre mesi fa, poi Vuoi fare l’amore con me stasera. Chiello fa una foto con il pubblico, mani su, ultimo gesto prima che le luci si riaccendano. La serata finisce così, senza troppi convenevoli, senza bis annunciati o saluti prolungati. È tornato dove funziona meglio: nei club, con un pubblico che sa già tutto a memoria e non ha bisogno che Sanremo glielo spieghi. E da come si è mosso stasera, l’Ariston resta un episodio, non una destinazione.
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CHIELLO – La scaletta del concerto all’Alcatraz di Milano
- Vulcano
- Salvami da me stesso
- Lupo
- Ruggine
- Pietra di luna
- Crema di buccia
- Mare caldo
- A testa alta
- Cancelli di mezzanotte
- Sto andando via
- Poi si romperanno
- Scarlatta
- Sparire
- Algoritmo
- Acqua salata
- Milano dannata
- Insetti
- Amore mio
- Pirati
- Polynesian Village
- Abisso di Xanax
- Non lasciarmi cadere
- Desaturarsi
- Sul fondo dello scrigno
- Ti penso sempre
- Quanto ti vorrei
