Snowdonia Records saluta il pop, chiude le finestre, tira su la lampo e presenta gli impronunciabili, nonché esordienti, Zweisamkeit. “Il santuario della pazienza”, dodici tracce, cinquanta minuti, il mare verde scuro della wave italiana degli anni ottanta, le correnti claustrofobiche ingoiano i piccoli battelli di plastica danzanti tra le onde fluttuanti dei Neu!, mentre dalle banchine arrugginite si lasciano andare le corde di seta spezzate dalla Germania più ricca e folle, più krauta e acida, più stronza e cervellotica che ci sia mai stata nell’umanità. “Il santuario della pazienza”, voglio andare in Puglia perché fa caldo, c’è il sole, c’è l’olio buono, si mangia bene, si beve bene, perché Al Bano ha sposato Romina Power che è semplicemente bellissima e perché ci sono gli Zweisamkeit.
Gli Zweisamkeit al debutto discografico senza pop, senza ritornello, senza canzone (una su dodici, “Limiti urbani”), poca voce, pochi testi, molto amore, molto sesso. La new wave a letto con il kraut-rock. Snowdonia ci fotte sempre.
Francesco Diodati
