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Il recupero delle proprie radici è un percorso pieno di imprevisti, strade impervie e di sperimentazioni. Questo ce lo ha insegnato il mito per eccellenza “Ulisse” e in tempi più recenti tornando alla musica il primo Bob Dylan elettrico con quel “Bringin it all at home”. Concettualmente Saporiti, per il suo primo disco in italiano, il quinto della sua produzione, decide di abbandonare l’inglese per l’italiano.
La stessa scelta della fotografia messa in copertina, nella quale sono raffigurati il bisnonno ed il nonno fa da apripista ad un disco che per tutti i trentasei minuti è nostalgico e di color seppia Il risultato è ottimo. Prodotto musicalmente da Xabier Iriondo in “Paolo Saporiti” sono presenti dodici brani dal sapore folk cantautorale introspettive ed intime, nelle quali Saporiti si libera dei suoi fantasmi e si permette di dire liberamente ciò che pensa, senza troppi filtri.
Musicalmente siamo dalle parti di un folk sperimentali, dato che Iriondo, oltre a produrre, suona basso fuzz, mahai metak, waraku, field recordings e elettronica, strumenti essenziali per dare un fondamentale sostegno a brani cantati ora con voce soffusa, ora con aggressività, tra ballate, chitarre arpeggiate, qualche richiamo allo stile di Edda e tanta passione.
