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I 5 brani preferiti di P L Z

É uscito venerdì 8 marzo 2024 su tutte le piattaforme digitali e in distribuzione Believe Music Italyil nuovo singolo dei P L Z dal titolo “cose belle“. Un nuovo capitolo per il duo senza volto di stanza a Milano: un’anima pulsante techno pop, una creatura luminosa dalle venature cantautorali che, come uno spettro,  vedevamo aggirarsi per la scena musicale già dal 2021, quando uscì l’album di debutto  “M E G A“, e che ora (finalmente) è di ritorno.

È successa una cosa bella”, “Abbiamo visto una cosa bella”. Quante volte abbiamo letto o scritto una caption così? Tra tutte le espressioni che rimbalzano per i social, cosa bella è la più emblematica: veste sempre, non impegna e si porta dentro il desiderio di essere accettati e, perché no, accompagnati, sostenuti nel salire al contrario le scale mobili della vita e della società. Un bisogno tutto umano, plasmato dalle convenzioni, distorto dalle regole dell’attrazione. Il pezzo è il resoconto semiserio di questa dinamica, calata in un rapporto di coppia e resa mantra technoide, tutto moine e spasmi che si inabissano in una notte darkwave, sotto la luce pulsante di un sole-lampione. “Ti scriverò soltanto cose belle, perché se no te ne vai via”: è l’idea malsana per cui accettazione, amore e affermazione sociale non passano dal superamento del conflitto, ma dalla sua rimozione.

E noi volevamo conoscerti meglio, e per farlo non potevamo che chieder loro i loro cinque brani preferiti, ed ecco com’è andata!

Bjork “The Modern Things”

Nei primi anni ’90 Björk componeva questi frammenti post-punk con bassi aceeed e armonie sintetiche dolci-amare (bellissima la versione demo), per cantare di lotte fra automobili e dinosauri: “Tutte le cose moderne sono sempre esistite, hanno solo aspettato il momento giusto per venire fuori e prendere il sopravvento.”

Lo scontro fra boomer e gen z profettizzato vent’anni prima? Alsemancheeeeee!

The Streets “Has It Come To This?”

Monumeto UK Garage che ci piace tanto, da sempre. Giustamente finita nei set degli Overmono (grande stima). Le radio pirata dell’internet, gli sleghi ritmici, la cassa rada, i sample di piano jazzy, le vocine pitchate.

Un livello di stilosità e inquietudine che farebbe breccia nel cuore di qualsiasi geezer. Da qui sono nate mille altre storie di scazzo romantico metropolitano. Blinding with the lights, dizzy new heights.

James Blake “If The Car Besides You Moves Ahead”

A Giacomino che gli vuoi dire? Quel che tocca diventa oro. L’uomo che ha fatto venire voglia a chiunque di comprarsi un Prophet 08 (noi compresi), solo per quelle onde seghettate e acide.

Questo pezzo è un gioiellino, un singolo sperduto nel nulla che ci ha svoltato l’esistenza con quel trattamento alieno del resampling vocale e le chitarre intrise di phazer della prima wave. Verso della vita: Chemical days so I can draw.

David Bowie “Breaking Glass”

“Low” è un disco imprescindibile. Scegliamo questo pezzo per il testo fulminante, da espressionismo tedesco. Poche parole (siano benedetti i testi con poche parole, quando vengono!), ma di una morbosità da collezionista di ossa e chincaglierie kitsch. “Baby, ho rotto i vetri della tua stanza, ancora.

Vedi? Non guardare sul tappeto, ci ho disegnato sopra una cosa orribile. Sei una persona fantastica, ma hai dei problemi. Non ti toccherò mai”. Categoria: Pericolo. 

Portishead “Strangers” 

Le canzoni d’amore che preferiamo sono quelle che parlano di incontri fortuiti, one-night stand, quel “forse è la volta buona, ma anche no”.

La chitarra di Adrian Ulte che punteggia un funky minimale, mentre Beth Gibbons si inerpica fragile su bordate marziali, lapidi cimiteriali che crollano a tempo, mentre un telefono squilla a vuoto. It ain’t real on this side. Ci piace (di)struggerci così.

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