Musica

PICCOLE FRAGILISSIME NOTE per portare avanti la memoria di BENVEGNÙ. Intervista a LUCA BALDINI

Abbiamo parlato con il collaboratore storico e amico fraterno di Paolo Benvegnù, nelle prossime settimane impegnato con lo spettacolo tributo Piccole Fragilissime Note insieme a Enrico Fink e l’Orchestra Multientica di Arezzo e Neri Marcoré. Quattro date per penetrare i luoghi le parole e l’anima di Paolo.

Articolo di Marzia Picciano

Ricordare chi non c’é più é un atto encomiabile, eppure sempre rischioso, soprattutto se la persona che ha lasciato il vuoto dietro di sé é un amico, un’anima affine, o semplicemente qualcuno a cui hai voluto particolarmente bene. O, ancor di più: se la persona in questione é Paolo Benvegnù, artista che potrei definire con l’aggettivo più bello, a mio umile avviso, da attribuire a un essere umano, ovvero “intenso”, scomparso lo scorso anno, alla fine di un anno straordinario per lui, in cui la sua intensità é stata finalmente premiata.

Premiata, si, non tanto compresa, perché capire Paolo non era difficile, ma richiedeva impegno, tanto quanto una relazione, un face off continuo con i tuoi istinti più bassi e vulnerabili. Non per tutti, eppure lo era davvero.

Quando ho avuto modo di intervistarlo per la seconda volta nello stesso anno, passata la Targa Tenco 2024 per il Miglior Album in Assoluto per É inutile parlare d’amore (qui altra intervista), mi confermó commosso come questo non fosse che un riconoscimento non tanto per lui, ma per quel mondo di persone spesso non viste, che lavorano come o con lui, la vittoria di un paradigma. Dopo la sua morte molte sono state le iniziative di ricordo, e proprio per quel pensiero di ricerca e riconoscimento abbiamo deciso di parlare con il suo storico collaboratore, Luca Baldini, che insieme a I Benvegnù e ad altre due personalità vicine a Paolo, altrettanto leggendarie come Enrico Fink e Neri Marcoré (quest’ultimo in una maniera inaspettata), sta portando avanti PICCOLE FRAGILISSIME NOTE – Concerto in memoria di Paolo Benvegnù, che si concretizzerà a inizio agosto in quattro date tra Arezzo, Fiesole, Pesaro e Perugia.

Il concerto, co-prodotto da Officine della Cultura e Vertigo Music con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Toscana, è un intreccio di voci, strumenti e memorie per celebrare la poetica delica e potente di Benvegnù, un viaggio tra le sue parole e le sue note, che continuano ad ispirare chi le ascolta. A fare da grancassa, l’Orchestra Multietnica di Arezzo, diretta appunto da Fink.

Si, é quello che sembra. Un’esperienza intima, nei luoghi di Bevengnù, con le persone di Benvegnù, anche se si vedrà un palco coperto da quaranta persone dice Luca, “sarà un omaggio sonoro abbastanza potente… una festa, ma anche un ricordo dedicato, ovviamente nel rispetto di Paolo come persona, come anima, e nel rispetto di chi poi verrà a sentirci”. Ma comunque qualcosa di personale. “Penso che sia veramente un modo bello di farlo stare sempre in casa, nella casa che era quella dell’orchestra multinazionale. Paolo ha vissuto per molto ad Arezzo, quindi é un pezzo di casa sua anche quello”.

Ho chiesto a Baldini di provare a sviscerare il progetto, come avrebbe fatto Benvegnù con qualsiasi materiale umano.

É un’iniziativa nata in realtà, appunto, ovviamente per per ricordare Paolo, ma in una maniera particolare, perché questa iniziativa viene fatta insieme all’Orchestra Multietnica di Arezzo, che é un’orchestra formata da una trentina di elementi che provengono da varie parti del mondo, ma e sono tutti nella città di Arezzo, insomma, quindi come una grande città europea che vive attraverso varie culture, e parla attraverso varie culture. Questo l’orchestra lo fa attraverso la musica, e Paolo è sempre stato, come a lui piaceva dire, uno dei cantanti dell’Orchestra. Ha sempre cantato insieme a questa orchestra, perché ha anche un valore molto sociale, oltre che culturale. In più, ho cercato di unire appunto il gruppo de I Benvegnù nell’ultimo gruppo che ha suonato con Paolo, e ho ritenuto buono e giusto chiamare insieme a noi per questo omaggio Neri Marcorè, perché Neri, oltre a essere una persona molto sensibile, è stato ovviamente anche quello che che insieme a noi ha fatto un pezzo, che si chiama 27-12, che poi è finito nel disco che ha vinto il premio Tenco.”

Il sodalizio con Marcoré nasce in una sorta di casualità che si é tramutato in uno scambio di amorosi sensi.

“L’incontro con con Paolo è nato in una maniera strana. L’ho contattato io Neri, avevo fatto una cosa con lui l’estate prima. Proviamo a contattarlo, mi piacerebbe provare a fargli fare questa canzone, mi piacerebbe molto, diceva Paolo. Neri ha accolto subito la richiesta con molto entusiasmo, e in un paio di giorni ci ha rimandato il cantato già fatto del pezzo.”

Marcoré dirà che siccome che di quel cantato ne avevano bisogno in tempi stretti, e in quell’anno era molto incasinato, ha registrato da solo, in piena autonomia in uno studio vicino casa tutto quello che mi veniva in mente della traccia della canzone, facendo le armonizzazioni, in modo tale da fornire loro tutto quello che gli fosse servito.

Era un periodo molto bello, stavamo registrando il disco, Paolo era molto contento di come era venuto il pezzo, e con Neri si sentivano molto spesso al telefono, quindi gli faceva anche delle imitazioni, gli faceva gli scherzi al telefono, insomma ridevano molto, scherzavano molto al telefono. Però dopo questo incontro, si erano ripromessi, anzi ci eravamo ripromessi di fare qualcosa insieme nel momento in cui si ripartiva la stagione. In realtà questo incontro non c’è mai stato, perché loro non si sono mai incontrati, si sono sempre sentiti al telefono. In questo modo ho pensato che avremmo potuto chiudere un cerchio che era quello dell’incontro dal vero con Paolo. Su quel palco non lo incontrerà fisicamente, ma incontrerà le canzoni di Paolo, e la musica di Paolo, le parole di Paolo, la poesia, la filosofia.

Un modo per chiudere un incontro che non c’é mai stato, ma solo fisicamente. Cos’altro ci sarà nel concerto?

“Il concerto sarà il racconto del percorso musicale di Paolo, non soltanto attraverso le nostre canzoni, ma anche attraverso canzoni che a cui poi lui era molto affezionato, che che aveva cantato anche in altre situazioni. Affronteremo grandi autori come diciamo Piero Ciampi, De André, Beatles, Paul Simon. Sarà anche un ricordo bello attraverso la musica che piaceva a lui, ma anche una festa o un po’ come un la vorrei chiamare, una veglia funebre condivisa, perché queste situazioni che stiamo creando aiutano, almeno per me, per noi, ci aiutano anche a elaborare questo lutto, insieme alle persone che stimavano Paolo, che lavoravano insieme a Paolo, che venivano abitualmente a vedere Paolo, musicisti che amano la musica di Paolo. Insomma, un abbraccio collettivo che in altre situazioni lui stesso aveva chiamao “Sfioriamoci!”, e sarà un incontro fra le persone che hanno un pó sfiorato Paolo.”

Sarà anche una festa per ricordare in maniera gioiosa qualcuno che in molti incredibili modi ha contribuito in maniera indelebile alla musica italiana.

Per Baldini, l’apporto di Paolo Benvegnu non si ferma alla musica, ma arriva alla cultura italiana. “Paolo per me è sempre stato, oltre un amico da più di ventiquattro anni, un poeta immenso. E parlo di poesia ai livelli Ungaretti, Pavese, di filosofi importanti. Ha portato tanto alla cultura italiana, e forse non tutti ancora lo conoscono, per questo bagaglio, per le possibilità che ha portato, eppure da tanti deve essere ancora conosciuto. Quindi io mi impegnerò il più possibile, non so in che modo, a portare questo messaggio.

Non ci sono piani specifici per un dopo Piccole Fragilissime Note. Per Baldini c’é solo la necessità di farlo conoscere di più (pensa anche a far studiare e analizzare i suoi testi a specialisti letterati). “Perché ha veramente portato quell’esperienza che riesce ad aprire le menti, a guardare oltre.”

In che modo?

“Io penso che sia anche uno dei pochi rivoluzionari funzionali che ci sono adesso nella cultura italiana. Proprio nel modo di rapportarsi con con le persone, con l’incontro, con il conoscersi. Paolo diceva diceva sempre: noi non abbiamo un pubblico, abbiamo un privato. Perché veramente lui riusciva a entrare nell’anima di una persona, riusciva ad ascoltare tutti, a crescere attraverso l’ascolto dell’altro, e a considerare la persona che aveva davanti come l’unica cosa che c’era in quel momento. Oltre a portare un grande bagaglio nella cultura italiana, ha portato anche un grande esempio anche nell’etica professionale”.

Non é da poco, dare rilevanza ai propri gesti e alle proprie parole.

“Prima di di incidere un disco, c’era sempre nell’aria, soprattutto nella fine, quando dovevamo chiudere, della tensione. Ovviamente era verso il lavoro che doveva uscire fuori, anche perché lui si sentiva, e questo me l’ha lasciato anche come eredità, molto responsabile. Vedeva una nostra responsabilità in quello che faceva, perché io, diceva, sto dicendo delle cose che le persone ascoltano e siamo responsabili di quello che diciamo… Me l’ha detto anche pubblicamente quando ha ricevuto la Targa Tenco: Luca, ora abbiamo una grossa responsabilità, dobbiamo andare oltre a questo”.

Riproporre i testi di Benvegnù oggi é una grande responsabilità. Andava in fondo al significato delle parole. Le canzoni di Paolo vanno penetrate per comprenderle. Ha scritto anche molto a fianco dei pezzi per spiegare o stigmatizzare, come il bellissimo” Dialogo incessante ed immaginifico con Neri Marcorè”.

“Questo é un dialogo che ha scritto Paolo nel momento in cui dovevamo stilare una specie di racconto del nuovo Piccoli Fragilissimi Film – Reloaded e lui ha immaginato un dialogo completamente inventato con Neri. Però lui usava sempre il mistero, l’ironia e l’immaginazione, anche per parlare con persone che magari non aveva mai visto o incontrato. Lo faceva spesso anche nella creazione delle canzoni. Sono canzoni poetiche, e in realtà la poesia è sempre molto personale, ma in questo caso é vero che devi metterti a nudo per capire veramente, per penetrare, appunto, quel tipo di canzoni. Paolo studiava molto prima di arrivare alla conclusione di un testo. Ci sono veramente tantissime citazioni in ogni testo, e tantissimi spunti presi da vari autori. Ho ritrovato ultimamente, per esempio, gli appunti di un pezzo che si chiama In The Red Sign, che hanno a fianco almeno quaranta, cinquanta postille di richiami a Marx, Engel. È veramente un trattato filosofico. Ogni canzone era chiaramente un viaggio che Paolo faceva e che sicuramente a tutti non arrivava, o non completamente. Paolo faceva tutto in modo poetico e visionario, come quel dialogo con Neri.”

Dopo tutto questo tempo, non fa rabbia che il riconoscimento ufficiale per Benvegnù sia arrivato, di fatto, così tardi, troppo tardi?

“Abbiamo sempre cercato di fare il nostro senza aspettarci nulla, lavorando continuamente in una maniera molto, secondo me, professionale, onesta. Come dicevamo, le cose si arrivano, arrivano nel momento in cui devono arrivare, quindi abbiamo sempre fatto, non ci siamo mai lamentati di niente. Bastava, veramente, fare quella cosa, farlo in quel momento, riuscire a dire quella cosa e riuscire a dirla. Penso che ci sono momenti della vita in cui che le cose succedono, e ci sono momenti in cui possono non succedere. Per questo voglio farlo conoscere”.

LE DATE DI PICCOLE FRAGILISSIME NOTE – Concerto in memoria di Paolo Benvegnù

Domenica 3 agosto – Foiano della Chiana (AR) | Piazza Matteotti – Festival delle Musiche
Lunedì 4 agosto – Fiesole (FI) | Teatro Romano – Estate Fiesolana
Martedì 5 agosto – Pesaro (PU) | Anfiteatro del Parco Miralfiore
Domenica 10 agosto – Perugia (PG) | Piazza IV Novembre (gratuito)

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