Interviste

VINTAGE VIOLENCE si raccontano: intervista tra anarchia, memoria e musica viscerale

Punk viscerale, pensiero critico e una nuova ondata di live ad alta intensità. I Vintage Violence, storica formazione dell’underground italiano, tornano con il singolo “Contro la Società Securitaria” e annunciano il tour “Concerti a Sentimento 2026”, sei date in alcune delle venue rock più iconiche del paese.

A pochi mesi dal ritorno sulle scene e con una nuova consapevolezza artistica, la band guidata da Rocco Arienti e Nicolò Caldirola si racconta in questa intervista tra politica, poesia e distorsioni, per ribadire che fare musica è ancora un atto di libertà.

“Contro la Società Securitaria” è una canzone-manifesto: com’è nata e cosa rappresenta per voi oggi?

La deriva securitaria della società occidentale è un tema che vogliamo affrontare da diversi anni e in un certo senso se ne possono rilevare le tracce all’interno di vecchi pezzi (Paura dell’Islam, Senza paura delle rovine, Comunione e liberazione…), rappresenta per noi il compimento di un pensiero definito negli anni ma rimasto tale. Finora.

Musicalmente il brano segna un ritorno al punk più viscerale ma con un’anima cantautorale. Come avete trovato questo equilibrio?

Con anni e anni di errori XD

Scherzi a parte, la coesistenza di queste due “polarità” a livello artistico l’abbiamo sempre avuta ben presente, ma è solo di recente che abbiamo deciso di tradurla anche sul piano tecnico dell’arrangiamento: è stato un passaggio naturale dato che i brani nascono tutti con la chitarra classica e gli accordi. Insomma “in principio non è il caos”.

“Privare della morte la vita è come privare di una stanza l’aria” è una frase fortissima. Qual è l’immagine o la sensazione da cui è nata?

Volevo una metafora, ma la volevo completamente calzante, non usare immagini che avrebbero ammorbidito il concetto: ho pensato all’elemento più fondamentale per l’essere umano, senza il quale semplicemente non si dà la vita, perché è quello che è la morte per l’esperienza umana. Nella mitologia greca “mortale” è sinonimo di “umano” ma come ha detto Nietzsche abbiamo buttato tanto di quell’antica consapevolezza in questi ultimi 2 millenni.

Il videoclip, onirico e simbolico, amplifica il messaggio della canzone. Potete raccontarci com’è nato e che tipo di immaginario volevate evocare?

Il videoclip riprende la galleria da cui passiamo (quasi) tutti i giorni, e la scritta che ha ispirato il ritornello della canzone, una riformulazione della frase conclusiva de “Il Capitale” di Marx (“Il proletariato non ha nulla da perdere all’infuori delle proprie catene”) che un writer di nostra conoscenza, che ha chiesto ovviamente di rimanere anonimo, ha scritto su quei muri, e ha riscritto ad ogni cancellazione. Uno slow motion di quei secondi nei quali la scritta è appena leggibile e poi via, ce la si dimentica poco dopo, ci è sembrato il naturale contrappeso “drammatico” alla canzone. 

Guardando indietro ai vostri primi dischi, cosa pensate sia cambiato di più nei Vintage Violence e cosa invece non cambierà mai?

È aumentata in noi la consapevolezza nei nostri mezzi e il coraggio di fare il cazzo che ci pare fino in fondo: è questa la cosa che negli anni ci ha permesso sempre e comunque di divertirci facendo musica. Di conseguenza, è proprio questa cosa che non cambierà mai, la libertà di fare, non fare, dire, non dire, suonare, non suonare.

A gennaio parte il tour “Concerti a Sentimento 2026”: cosa dobbiamo aspettarci dai vostri live e che tipo di energia volete portare sul palco? 

La nostra, ma senza privarci della possibilità di farci completamente influenzare dal pubblico, nel bene e nel male: sarà un bel casino…

Avete chiesto ai fan quali brani riproporre e avete deciso di reinserire “Paura dell’Islam” in scaletta. Com’è stato rispolverare canzoni così forti e ancora attuali?

Avere una lunga carriera alle spalle e una fitta discografia è impagabile perché ci permette di riscoprire di continuo canzoni dimenticate che ci sbloccano ricordi di precisi momenti della nostra vita, individuale e di band, e non è una cosa affatto scontata: è come avere una macchina del tempo. Quando però ci sono pezzi ancora, ahimè, attuali, rifarli con una nuova e rinnovata “intenzione” diventa quasi una responsabilità.

Se doveste riassumere oggi i Vintage Violence in una sola parola o immagine, quale sarebbe?

Anarchia.

Rocco Arienti

CONCERTI A SENTIMENTO 2026

23 GENNAIO, MILANO @ SANTERIA TOSCANA 31

31 GENNAIO, ROMA @ LARGO VENUE

6 FEBBRAIO, BOLOGNA @LOCOMOTIV CLUB 

13 FEBBRAIO, TORINO @ SPAZIO 211 

20 FEBBRAIO, BRESCIA @ LATTEPIÙ

27 FEBBRAIO, FONTANAFREDDA (PN)  @ ASTRO CLUB

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