Dopo tredici anni vissuti artisticamente lontano dall’Italia, Ruggero torna a cantare nella sua lingua madre e lo fa con la consapevolezza di chi ha attraversato mondi diversi, musicali e umani. Con Notti italiane prima e Sentimenti poi, l’artista inaugura una nuova fase del suo percorso: più intima, sincera e profondamente identitaria.
In questa intervista Ruggero si racconta senza filtri, ripercorrendo il passaggio dall’America Latina al ritorno alle origini, il lavoro sulle emozioni, la scrittura in italiano e la ricerca di una voce autentica, capace di tenere insieme fragilità, passione e maturità artistica.
1. Ciao Ruggero! Iniziamo subito da “Sentimenti”: cosa racconta questa canzone e in che momento della tua vita è nata?
Sentimenti nasce dal desiderio profondo di iniziare davvero il mio percorso musicale in italiano. È arrivata in un periodo in cui stavo facendo tantissime sessioni proprio per cercare la mia identità artistica in questa lingua, e una delle prime è stata quella con mio fratello Leonardo e con Mameli. Insieme abbiamo costruito la canzone pezzo dopo pezzo, e fin dal primo ascolto è rimasta in testa a tutti: amici, colleghi, persone che mi sono vicine. È una di quelle melodie che ti entrano nel cuore come una freccia di Cupido. A livello di tema, Sentimenti racconta esattamente ciò che promette: l’incertezza emotiva. Quel momento sospeso in cui ti chiedi se stai per fare la scelta giusta e andare avanti, oppure se devi cambiare direzione e chiudere una relazione. È un conflitto tra amore e odio, tra attrazione e dubbio, che a volte sembra quasi un pugno nello stomaco — proprio come dice il ritornello: “che palle i sentimenti, che male i sentimenti”. È una fotografia sincera di quella confusione che tutti almeno una volta abbiamo provato. E tutto è nato lì, in studio, in quella prima sessione speciale con Leonardo e Mameli.
2. Hai scritto “Sentimenti” insieme a tuo fratello e a Mameli. Com’è stato lavorare in questo trio creativo? Avete trovato subito l’alchimia giusta?
Sentimenti è nata proprio nelle prime sessioni del mio percorso in italiano. Però, fin da subito, la seconda parte della canzone — soprattutto la seconda strofa e alcuni passaggi del ritornello — non mi convinceva del tutto nella prima demo. Sapevo che la canzone aveva un grande potenziale, ma che quelle frasi non rendevano giustizia all’emozione che volevo raccontare. Poche settimane prima dell’uscita sono tornato in studio con mio fratello Leonardo e ci siamo rimessi completamente a lavorare sul testo. Abbiamo passato ore a cercare le parole giuste, cambiando sette o otto frasi che erano lì dalla primissima versione. È stato complicato, perché dopo mesi di ascolti quelle frasi ti rimangono impresse nella testa ed è difficile modificarle. Ma sapevo che Sentimenti meritava di più. E alla fine siamo riusciti a darle la forma definitiva, quella che sento più vera per me. Sono davvero felice del risultato e dell’alchimia che si è creata tra noi tre: un mix perfetto di creatività, sincerità e confronto.
3. La produzione di Luigi Bordi ha dato al brano una leggerezza malinconica molto particolare. Come hai voluto che suonasse “Sentimenti”?
Con Sentimenti cercavo proprio una leggerezza malinconica, e con Luigi Bordi siamo riusciti a trovarla anche lavorando a distanza — io ero in Argentina e lui in Italia durante tutta la produzione. Non volevo una canzone “carica”: desideravo che rimanesse lieve, quasi sospesa, perché il ritornello già da solo trasmetteva tutta l’intensità emotiva. Siamo partiti dall’ukulele, che è il cuore del brano, e abbiamo costruito tutto attorno a quello strumento, senza appesantire nulla. In questo modo il pezzo respira, rimane fresco, e permette alle parole di uscire con delicatezza. Volevo dare continuità sonora al percorso iniziato con Notti Italiane, e lavorare ancora con Luigi è stata la scelta perfetta. Sentimenti è diventata davvero la seconda canzone ideale per definire questo nuovo inizio in italiano.
4. Dopo una lunga carriera in America Latina, sei tornato a cantare in italiano con “Notti italiane”. Cosa ti ha spinto a fare questo passo?
Cantare in italiano è un desiderio che avevo da tantissimo tempo, ma che continuavo a rimandare. A un certo punto, però, ho sentito che era finalmente il momento giusto: volevo portare la mia musica anche nel mio Paese e farmi conoscere da un pubblico italiano con quello che sono oggi. Dopo così tante esperienze in America Latina, ho sentito di avere la maturità e la consapevolezza per fare questo passo. Oggi sono orgoglioso di poter condividere la mia musica in italiano e di iniziare un percorso che, canzone dopo canzone, mi permetterà di farmi conoscere sempre di più. Quello che vorrei che il pubblico sapesse è che ascolterà sempre la musica di una persona che ama profondamente ciò che fa. Salgo sul palco solo con brani che mi rappresentano al 100%, e spero davvero che il pubblico italiano possa entrare nel mio mondo artistico e appassionarsene.
5. Cosa ti porti dietro dall’esperienza in America Latina che vuoi trasferire anche nel tuo percorso italiano?
In Italia porto sicuramente una parte della mia latinità. Dopo tredici anni vissuti in Argentina, è inevitabile che certe influenze siano entrate nel mio modo di creare musica: nelle melodie, nell’istinto, nel modo di raccontare. Quel mix tra musicalità latina e italiana è diventato il mio tratto distintivo. Ma porto anche il mio bagaglio umano e professionale: tantissime ore sul palco, davanti al microfono, sui set televisivi. Ogni esperienza, ogni momento vissuto mi ha formato, e oggi posso metterlo al servizio di questa nuova fase. Vorrei che il pubblico italiano mi conoscesse proprio così: attraverso tutto ciò che ho imparato e che sono diventato.
6. Sei uno degli attori della serie Netflix “Cien años de soledad”, premiata anche ai Latin Grammy. Che emozione è stata essere parte di un progetto così importante?
È stato emozionantissimo far parte di una serie di una magnitudine così grande come Cent’anni di solitudine. È difficile spiegare ciò che ho vissuto: più di mille persone sul set, una passione incredibile davanti e dietro la macchina da presa, un’energia unica. Interpretare Pietro Crespi — italiano e musicista come me — è stato un privilegio. Ho dato tutto me stesso, cercando di rispettare l’opera gigantesca di García Márquez e di raccontare al meglio il mio personaggio. Sono felicissimo dei premi e del riconoscimento che la serie ha ricevuto in tutto il mondo. E poter cantare all’interno della serie è stato un regalo enorme, nonostante il momento fosse tra i più tragici della storia. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tantissimo, sia come artista che come persona.
7. Stai già lavorando a un progetto più ampio? Possiamo aspettarci un EP o un album in italiano? Ci saranno sorprese nel 2026?
Sì, sto lavorando al mio album in italiano da molto tempo. L’album esiste già, ma essendo un nuovo inizio voglio dare a ogni canzone il tempo di crescere e arrivare al pubblico come merita. Per questo sto pubblicando i brani uno alla volta. Nel 2026, dopo Sentimenti, arriverà un nuovo singolo a gennaio. È sempre stata la canzone che sento più forte tra tutte quelle che ho scritto in italiano, e uscirà con un concept molto chiaro, che presto scoprirete.
8. Se dovessi descrivere Ruggero oggi con tre parole soltanto, quali useresti?
Direi sincero, appassionato e innamorato. Innamorato dell’amore, della musica, della vita che ho la fortuna di vivere. Sono davvero grato per tutto ciò che mi sta accadendo e per il percorso che sto costruendo. Mi considero una persona fortunata, e questa sensazione mi accompagna ogni giorno.
