Musica

I cantautori cambiano, la ricerca delle canzoni no. Intervista a GNUT

Claudio Domestico o meglio Gnut sta lavorando a un disco con sonorità nuove, perció prima ci stravolge con un tour orchestrale a tre per tutta Italia e un singolo che cade a pennello in questo cambiamento. Ma alla fine lo fa per dire che siamo sempre liberi di rimanere noi stessi.

Articolo di Marzia Picciano

Esistono ancora i cantautori oggi? Sì, e stanno benissimo. E no, non é perché lo abbiamo capito dal Festivàl. Ad esempio, basta scambiare qualche parola con Claudio Domestico, in arte Gnut. Lo abbiamo fatto a distanza di qualche giorno dall’uscita di Luntan‘a te, singolo registrato in presa diretta in studio live in presa diretta con gli archi di Marco Sica (Guappecartò) e Mattia Boschi (Marta sui Tubi, Wuz), i due combattenti di battaglie passate che porterà sul palco con lui nei prossimissimi giorni – si comincia con una new entry del tour, lo Spazio211 di Torino il 20 marzo – in un tour nuovo, una serie di live trio con archi e chitarra per riprendere tutto il repertorio di Gnut e regalarlo così, in una veste, sicuramente più alta, ancora più intima.

Il tutto in attesa di un nuovo disco? Ma é questa la vera domanda?

Gnut rientra in quel novero di esponenti di un certo tipo di cantautorato che va verso il crudo della carne (non sono tanti, ma grazie a Dio, nemmeno pochi) e lo fa da anni usando un’arma non da poco: scommettendo sul linguaggio universale di casa sua, ma senza scadere in luoghi comuni o facilissime scorciatoie.  No, perché Gnut ha cercato in Italia, e a Napoli, un punto di accoglienza per il cantautorato inglese di Nick Drake; in un ipotetico percorso di costruzione di un’identità musicale propria dai padri nobili e internazionali, ha mantenuto lo sguardo attento, non ha fissato mai il dito, cercando sempre la connessione con la luna.

Quello che ci propone oggi Gnut é un punto di contatto invece con il pubblico per reinventarsi e realizzare qualcosa che desiderava da un po’. In attesa, ovvio, un nuovo modo di esprimersi. Per ora c’é qualcosa, ancora di diverso. Un singolo.

Diciamo che non lo chiamo singolo, perché oggi con i ‘singoli’ ci si aspetta qualcosa di radiofonico, mentre poi qui si tratta di ballate lentissime. Lo chiamo inedito per non confondere nessuno…

Ok un inedito. Che poi da’ il nome al tour, uno show di “ricapitolo”. Cosa ti ha mosso?

È una canzone che fa un po’ da ponte tra quello che ho fatto negli ultimi anni e il lavoro che poi uscirà, penso l’anno prossimo, e che sarà un disco nuovo. Questa canzone non farà parte del disco nuovo: questo avrà delle sonorità molto diverse. Il prossimo lavoro sarà un lavoro diverso pure nei testi, negli arrangiamenti. Sarà una parentesi particolare nel mio repertorio”.  

Quindi meglio prendere fiato e rivedere tutto quello che hai fatto.

Mi andava di fare un ultimo giro, una sorta di giro di boa, con tutte le canzoni che ho suonato negli ultimi anni, che mi hanno accompagnato, che hanno caratterizzato i miei live in una veste appunto, molto cinematografica, con con due archi violino e violoncello, vecchi amici con i quali ho condiviso tanta musica. E quindi questa canzone, questo inedito, è un pretesto appunto per creare questo ponte e riproporre queste vecchie canzoni, prima della pubblicazione di un nuovo album che andrà poi a stravolgere sia la formazione dal vivo, sia la scaletta, sia il mio repertorio, da quando uscirà!”

Ci dobbiamo preoccupare?

“Eh… sì!”

Grandi rivoluzioni?

No scherzo… dipende. Mi piace evolvere in quello che faccio e non ripetere troppo le sempre le stesse soluzioni. Quindi, ci sarà una piccola evoluzione musicale rispetto a quello che ho fatto fino adesso… che a me piace molto! Spero che poi piaccia anche a chi viene a sentirmi.”

Puoi dire di essere arrivato a un momento di fine rispetto a quello che hai fatto fino adesso, e bisogna andare su un’altro punto? Qual è stata l’esigenza?

“Sì, anche se in realtà… sicuramente non farò un disco dance! Però diciamo che la ricerca che sto facendo musicalmente mi sta portando un pochino a studiare le radici della musica popolare del ‘700, avendo collaborato con musicisti della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Sono stato riportato a un approccio musicale più, diciamo, legato a quando l’industria musicale non esisteva, a quando la musica era una cura per l’anima, per lo spirito, per il corpo, anche.

Dopo una serie di esperienze personali che hanno condizionato la scrittura di un po’ di canzoni, ho trovato questa strada, appunto, per fondere le radici della musica popolare con la musica africana, e con altre reference che ho trovato in questi anni. Sarà un disco con molto groove, molte percussioni. Per i testi, sarà un po’ un concept album, é quello posso dire, perché avrà un unico filo conduttore, quello di questo legame tra noi esseri umani e tutto cio’ che c’è al di sopra di noi e che non possiamo percepire i nostri sensi. E la musica credo sia la forma d’arte migliore per metterci in contatto con questo, più o meno, posso chiamare entità, il nostro lato spirituale in pratica.”

Gnut é legato a La Fabbrica Dischi, che nel suo roster vanta tante entita’ artistiche (per non dire semplicemente cantautori) che hanno approfondito l’esperienza cantautoriale nella sperimentazione di diversi sound e concetti di musica, mischiando terre, acque e arie di piu’ paesi. Prendiamo ad esempio Fabi. Quindi quello che ci dice non é totalmente inaspettato né stravolgente, per quanto innovativo. Ma oggi siamo davanti a uno spettatore medio di programmi televisivi che scopre al Festival della musica italiana che il cantautorato in Italia non é morto, e grida al miracolo guardando con occhi nuovi chi la gavetta l’ha fatta da tantissimi anni nella cd. “musica italiana alternativa” o “indie italiana”. E qui c’é pure Gnut che come pochissimi altri fa cantautorato da tantissimo tempo ed é gia’ allo step successivo della scoperta televisiva del cantautorato.

É come se il mondo fosse sempre un passo indietro ad artisti come Gnut.

“Infatti sono contento di far parte di questa piccola famiglia, che è slegata dalle mode, dalle tendenze (parlando de La Fabbrica). Tutti i miei colleghi hanno un approccio alla musica molto ricercato, molto libero. Credo che sia importante oggi non inseguire gli streaming, le classifiche, le visualizzazioni, Tik Tok e questi modelli di successo, e serva creare un’alternativa per noi stessi, e per chi poi ne ha bisogno, e ha voglia di ascoltare. Una cosa che non sia quello che passano le radio.”
Provocazione, allora. Perché Gnut é stato tra i primi a (aver successo nel) mettere il napoletano nei versi di un cantautorato nuovo. Pero’ ormai lo si é in tanto a usarlo, il napoletano, i dialetti, ma anche il cantautorato.

“Penso che ogni ogni artista deve sentirsi libero di fare quello che vuole. Sicuramente ci sono alcune persone che lo faranno perché puntano a seguire una scia, che evidentemente è diventata una moda, mentre altri lo faranno più per esigenza personale. Per me, fa parte di una ricerca che ho iniziato tempo fa, e credo che, alla fine poi, la sincerità è quello che arrivi, e che fa la differenza e che aiuti a creare un reale grado di comunicazione con chi ti ascolta. Poi ci sono delle mode, ci sono sicuramente delle persone che vorranno cavalcare questa moda… Però ci sono tanti altri artisti che lo fanno per per esigenza personale, per un tipo di ricerca. Boh, io sono per la libertà, ognuno può fare quello che gli pare.”

Pero’ é indubbio che il genere, chiamiamolo erroneneamente partenopeo, o il ricorso alla lingua e simboli di questo territorio, poi il tuo, sia esploso piu’ di tante altre realta’ italiane.

“Ma quello è sicuro, nel senso che si sta saturando (il mercato n.b.), ma pure nel cinema e nelle fiction è un momento di grande hype per per Napoli, e da un lato va bene, dall’altro sicuramente questa cosa andrà a degenerare, stancherà prima o poi. Però questo rientra nel concetto di mode di cui parlavamo prima. La differenza sta appunto nei gradi di ricerca, se si sta facendo questo lavoro per moda, per assecondare una tendenza nazionale. Poi ci sono tanti generi musicali, e questa moda ha preso negli ultimi anni soprattutto l’hip hop, il rap, la trap. Il Napoletano ha avuto molti riscontri da Liberato a Geolier, e ciclicamente torna. Io ormai ho la la mia età, e so che nell’ambito dell’hip hop e del rap ci sono dei momenti in cui è un genere che va, diventa per le masse, diventa di moda, poi torna ad essere di nicchia ed è un fenomeno molto particolare… che comunque si presta molto al Napoletano. É un genere nato dal Bronx, in America, incontra il Napoletano che ha un grande flow, una grande musicalità… quindi capisco anche per che che in determinati generi si presti tantissimo ad un suo utilizzo.”

Andiamo sul tour. Mattia Boschi e Marco Sica sono stati tuoi collaboratori. Come é nata l’idea di una tournee di questo tipo?

“L’idea di registrare questa canzone con con loro due è nata per caso nel periodo di Natale” precisa, l’ultimo Natale. “In realtà avevo sempre sognato di fare un tour o un disco con un quartetto d’archi. Avevo iniziato a lavorare a questa cosa, solo che il risultato mi mi sembrava troppo classicheggiante, troppo telefonato, diciamo.”

Non solo. “Era anche complicato logisticamente da organizzare. Si stava organizzando per un quartetto e poi, come spesso mi accade, vado a sintetizzare, vado a togliere e quindi ho sintetizzato tutto il concetto, affiancandomi a due musicisti che hanno accompagnato un periodo, anzi due periodi diversi. Con Marco Sica ho suonato dal 2003 al 2008, 2010 più o meno e subito dopo ho pubblicato il mio terzo album, ed è iniziata la mia collaborazione con Mattia Boschi.

Sopresa inconsapevole anche per Gnut. “Loro si sono presentati in studio di registrazione, e anche se pensavo che si conoscessero, in realtà si sono presentati il giorno che abbiamo registrato il pezzo. Ho suonato sette, otto anni prima con Marco Sica, dopo lui si è trasferito in Francia. Ho iniziato la mia collaborazione a Mattia Boschi e che è durata altri sei sette anni anni, e poi ci siamo allontanati perché ho iniziato a lavorare a lavorare con Michele Signore (Nuova Compagnia di Canto Popolare). Quando poi è nata l’esigenza di fare questa questa canzone, e di individuare due archi, ho chiamato i miei due vecchi amici, che si sono incontrati in studio e insieme abbiamo arrangiato un po’ tutto il repertorio”.

Dice “…Che poi sono delle canzoni che in realtà singolarmente loro hanno già suonato tante volte. Solo, abbiamo riunito la famiglia e loro due si sono conosciuti in occasione di questa canzone per questo tour”.

Questo giro di boa pero’ prende il titolo del tuo inedito, Luntan ‘a te, prodotto con Piers Faccini (che ha anche scritto l’arrangiamento per archi con Marco Sica), che poi é un pezzo dal sapore antico come la tradizione, pero’ su qualcosa che ci portiamo dietro culturalmente anche oggi, l’amore quello tossico. Non é un caso che sia uscito a pochi giorni dall’otto marzo? Senza voler entrare nel dettaglio, vediamo una relazione. Ma forse é un pezzo che viene da prima?

Allora in realtà la canzone l’ho scritta da un bel po’ di tempo, ma su un altro lutto (personale). A pochi giorni dalle registrazioni mi sono venute, diciamo, queste nuove parole, questo nuovo testo. Stavo riflettendo sui vari gradi di tossicità che possono raggiungere i rapporti umani, ma sia dal punto di vista delle storie d’amore, ma anche sul lavoro, anche in amicizia. È un periodo in cui é veramente complicato avere dei rapporti sani con con delle persone, e ci sono purtroppo vari gradi. Nelle forme lievi diciamo ci nasce una sorta di piccola violenza psicologica nei rapporti, nelle forme gravi purtroppo abbiamo i dati sul numero di omicidi e femminicidi che avvengono ogni anno nelle case degli italiani. Da questo tipo di riflessione, è nato questo testo che parla del senso di amarezza e delusione che si prova nel momento in cui finisce questo tipo di rapporto, ma anche del grande senso di sollievo che si prova nel momento in cui ci si libera di una persona che suo malgrado, ci sta facendo del male”.

Stando lontani, chiudendo gli occhi ora che tutto é fernut.

Essendo un tema così ampio, ho cercato di raccontarlo in maniera molto semplice, pure perché i dati che arrivano dalle varie notizie sono una piccolissima percentuale di quello che evidentemente poi succede in una cosa cosi radicata nella cultura delle nostre famiglie, diciamo. Mi allarmava proprio questo. Volevo accendere il riflettore sull’argomento, che è comunque è molto attuale. Però a volte sai, le canzoni di hanno la magia di far riflettere, far trovare la la forza nelle persone, che a volte non sanno di poter avere. E quindi se qualcuno riesce attraverso questa canzone a liberarsi di un rapporto nocivo, o addirittura nei casi più gravi a denunciare, avrà fatto già tantissimo, anche se comunque è un tema che riguarda sicuramente le istituzioni che dovrebbero sicuramente cercare un modo per tutelare di più le persone più deboli e le persone vittime di questo tipo di violenza.”

Il cantautore del resto fa proprio questo, interpreta il suo tempo. Ma in questo complesso storico-politico che affrontiamo, una canzone alla volta, non é che sta cambiando anche qualcosa nell’essere cantautore e nel fare il cantautore? Io avverto un cambiamento.

Assolutamente sì. Nel senso…alla fine la scrittura di canzoni è un piccolo miracolo, ed è qualcosa che accompagna la mia vita da quando ho iniziato a suonare la chitarra a quattordici anni. Ho cercato di migliorarmi come chitarrista, e ho cercato poi di tradurre in musica tutte le esperienze che che ho vissuto. L’ho fatto in maniera abbastanza naturale, e credo che sia qualcosa che accomuna un po’ tutti i cantautori. La forma-canzone, anche se mi sto allontanando un pochino nei prossimi lavori, nelle cose che sto scrivendo mi sono allontanato da quel tipo di di canzone, è qualcosa che che ha una forza enorme, dove sei costretto a sintetizzare concetti molto alti in uno spazio molto breve dove la melodia ti aiuta a dire cose che il testo magari non non riesce a dire e viceversa. È una piccola operetta, molto sintetica, che lega poesia, musica. Secondo me fa bene a chi la crea, e crea un legame molto importante con chi ascolta questo tipo di musica. Ma non solo.

É un concetto piu’ ampio no?

Io sono molto appassionato e ascolto pure molta musica strumentale… la musica secondo me ha moltissimi modi e aspetti, solo che il cantautorato, la canzone d’autore ecco, proprio questo piccolo schema fra testo e musica, questa piccola magia che continuiamo a cercare ogni volta, ha qualcosa che nonostante si ripeta ormai da tanti anni, e che le grandi canzoni ormai siano state scritte, ecco restiste ed esiste sempre qualche piccola combinazione per cercare la chiave, per dire ancora qualcosa di nuovo. Ed è fondamentale che questa tendenza vada avanti. Sono contento che che ciclicamente ritorni e che magari anche dopo, tipo Sanremo con Brunori, con Lucio Corsi, ci si sia resi conto che magari qualcuno che racconta la sua vita attraverso una canzone può avere una forza maggiore rispetto a un team di autori che con una parola testa fa il singolo che passano tutte le radio, giusto?

Giusto. Perché soprattutto se tutto cambia, qualcosa di certo eppure nuovo, la combinazione magica io la devo cercare comunque. Come fa Gnut.

Calendario concerti (date in continuo aggiornamento)

20/03 Spazio211 – Torino (NUOVA DATA)
21/03 Sala Vanni – Firenze 
22/03 Teatro Bibiena – Sant’Agata Bolognese (Bo) 
23/03 Limo Club – Pavullo (Mo) 
24/03 Arci Bellezza – Milano 
27/03 Teatro Bolivar – Napoli 
28/03 Spazioporto – Taranto
29/03 Monk – Roma
07/05 Colonne28 – Parma (NUOVA DATA)
08/05 Locomotiv Club – Bologna
18/07 Respira Festival – Olevano sul Tusciano (Sa)

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