Reportage Live

Not My Value e la nostalgia di un ricordo inventato: cronaca personale di un concerto a Milano

Articolo di AAVV | Foto di Aurelio Russo

Molte delle proposte musicali contemporanee hanno a che fare con la nostalgia. Mi approccio quindi al mio secondo ascolto di A copy of a show that never existed, lo spettacolo live di Not My Value, con una grande curiosità. Avevo già avuto modo di sentirli live a Roma ma ero uscito da quel live con un certo numero di domande e avevo deciso di approfittare della data di Milano in Corte dei Miracoli (uno spazio molto bello dove avevo già sentito concerti di valore) per vedere se sarebbero aumentate o se sarebbe arrivata anche qualche risposta. 

Ad introdurre lo spettacolo c’è un reading di Anna Soares, artista eclettica (nel presentarsi si definisce psiconauta). Ascoltare Anna è un piacere: le domande aumentano. 

Mi piace approcciarmi all’arte con un‘intenzione positiva. Lascio che le forme di espressione si mescolino con il mio pensiero, sintetizzando nuove idee. 

Mentre mi perdo tra le parole di Anna ripensando alla mia capacità di sognare lucidamente, è già arrivato il momento di Not My Value. 

“Ecco a voi il revival”. 

Lo spettacolo inizia con questo annuncio e con la “dichiarazione” del contenuto citazionistico di quanto vedremo. Subito dopo c’è il primo repechage esplicito: un omaggio all’Orchestra Casadei, ad introdurre il primo atto: IL SOGNO. 

Lo spettacolo è infatti diviso in tre atti: SOGNO, LIMBO e REALTA’. 

La musica crea uno spazio altro, interrotto solo dalle domande e dalle affermazioni che NMV84, uno dei personaggi di questa storia, pone allo spettatore. 

Inizio a perdermi nei miei ricordi e un mi viene in mente una citazione: 

I like to think it was the songs that made this band. I know it wasn’t. We used a lot of smoke, very few lights, stepped right back and just made a space where you could lose yourself (but more probably find yourself) in a tide of colour and noise. It sounds simple, but no-one that really wanted to be a rock’n’roll star could have done it. 

L’avevo letta da ragazzo questa cosa e in qualche modo è rimasta con me. Vedo i Not My Value, i pensieri corrono e la musica si fa tessuto su cui si ricama un affastellarsi di domande. 

Cos’è l’arte oggi? 
Posso avere nostalgia di qualcosa che non ho vissuto?
Ricordare un passato che non ho vissuto può essere reale? 

Quanto c’è di mio e quanto c’è di NMV in queste domande? 
Non lo so. 

Mentre ci penso torna l’Orchestra Casadei in una cover surreale de La Mazurka di Periferia, che esplode in un ritornello che cita il no future slogan del fu punk (oramai anche quello un repechage). 

A spettacolo finito Lisa e Claudio si presentano finalmente al pubblico e la sensazione è la stessa di quando si viene invitati con calma a riaprire gli occhi dopo una lunga meditazione. 

I Not My Value sono riusciti a spostare in me l’attenzione da loro come musicisti alla loro opera, qualcosa che mi capita di rado. Non ero alla ricerca delle loro motivazioni (qualcosa che pure sarebbe stata interessante), ma d’un tratto ero alla ricerca delle mie.

La loro ricerca era diventata improvvisamente e inaspettatamente nutrimento per la mia. 

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