Articolo di Giulio Taminelli | Foto di Andrea Ripamonti
«Troppo rock per il mondo hip hop e troppo hip hop per il mondo rock». Così si definisce Jordan Edward Benjamin, meglio conosciuto come Grandson. Un artista eclettico che dal 2018 ad oggi ha accumulato consensi (grazie anche ad una collaborazione di spessore con Mike Shinoda nel brano Running From My Shadow e nel relativo video), imponendosi come uno dei «nomi da ricordare» della scena rap metal moderna. Spinto dalla curiosità di saperne di più su questo ragazzone canadese classe ‘93 naturalizzato statunitense, ho partecipato insieme al fido fotografo Andrea Ripamonti alla tappa Italiana del suo «Inertia Tour 2026», posta nella cornice dei Magazzini Generali di Milano, dedicato alla promozione dell’ultimo album Inertia, pubblicato il 3 settembre 2025 dalla XX Records, etichetta di proprietà dello stesso Grandson.
PINKSHIFT
A scaldare il pubblico dei Magazzini in attesa di Grandson ci hanno pensato i Pinkshift, band statunitense formatasi nel 2022 dall’incontro tra la cantante Ashrita Kumar, il chitarrista Paul Vallejo e il batterista Myron Houngbedji. Il loro show , composta da soli otto brani totali provenienti da entrambi gli album all’attivo del combo, potrebbe essere riassunto con il classico adagio «breve ma intenso». Poco più di mezz’ora sul palco in cui l’energia di Ashrita Kumar ha contagiato tutti i presenti in sala. Voglia di urlare, fare casino alla Rage Against the Machine e un concreto desiderio di far sentire tutto il pubblico protagonista e accettato a prescindere orientamento sessuale o provenienza, tema toccato anche da Grandson e vero e proprio «core» dell’intera serata. Una buona esibizione per loro, resa ancora più interessante dall’assenza di I’m gonna tell my therapist on you, traccia che li ha resi celebri a livello internazionale ma decisamente più acerba rispetto alle loro attuali produzioni
GRANDSON
Che Grandson sia in forte contatto con il suo pubblico lo si capisce già dal suo ingresso sul palco. Zero fronzoli o scenette. Semplicemente lui e la band entrano salutando i presenti con un gran gesto d’affetto e si mettono a suonare. Proprio da questo “suonare” vale la pena di cominciare questa analisi da profano sulla musica di Jordan Edward Benjamin. Onestamente, in cuffia suona in maniera decisamente più morbida! Dal vivo l’esperienza è molto più simile ad un concerto rap metal «vecchia scuola» (non mi va di riscomodare i Rage Against the Machine, ma lo stesso Grandson li cita come suo punto di riferimento). Merito di questa svolta metal è sicuramente della linea di basso. Potente, musicale, profondissimo, in grado di farti tremare le costole. Ditelo come volete, ma l’intero concerto è stato sorretto da giri di basso stupendi in grado di riempire le orecchie dei presenti senza mai contrastare la voce acuta di Grandson.
Parlando invece della gestione del pubblico, da questo punto di vista il cantante dimostra una spigliata capacità comunicativa. Rispetto ad altri frontman che usano la propria presenza per generare una sorta di timore reverenziale nei fan, Grandson ha dimostrato per tutto il concerto di voler essere alla pari con il pubblico, scherzando, invitando a battere le mani o a gridare a seconda delle occasioni e permettendo addirittura ad un fan di salire per suonare la chitarra durante LITTLE WHITE LIES. Questo rapporto d’amore e cura per il pubblico, esplicitato dall’artista anche a parole durante un momento di pausa in cui ha tenuto a sottolineare quanto tenesse al fatto che ogni persona al concerto dovesse sentirsi libera e al sicuro, si nota anche analizzando la scaletta.
Nonostante le ben nove tracce di inertia presenti in lista, in qualche modo Benjamin è riuscito ad inserire anche parecchie rappresentanze di album ed EP, in modo da rappresentare una buona fetta della sua -per ora- breve ma prolifica carriera, ragionamento che permette di «sintonizzarsi» tanto sul fan della prima ora che magari predilige i primi lavori, quanto sul fan più giovane arrivato all’evento spinto dalle ultime novità. Insomma, un buon concerto sia dal lato musicale che da quello umano, sporcato forse dalla troppa fretta nell’eseguire tutti i brani in scaletta, ma sicuramente un ottimo show per tutti i fan di Grandson.
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GRANDSON: la scaletta del concerto di Milano
- AUTONOMOUS DELIVERY ROBOT
- BURY YOU
- We Did It!!!
- Oh No!!!
- BELLS OF WAR
- Stigmata
- PULL THE TRIGGER
- Darkside
- Overdose
- 6:00
- LITTLE WHITE LIES
- SELF IMMOLATION
- Masters of War (Bob Dylan cover)
- BRAINROT
- WHO’S THE ENEMY
- Hold the Line (Tom Morello cover)
- Heather
- Drones
- YOU MADE ME THIS WAY
- Blood // Water
- Encore:
- WWIII
- Riptide
- Stick Up
PINKSHIFT: la scaletta del concerto di Milano
- Evil Eye
- Anita Ride
- Authority Problem
- BURN THE WITCH
- Spiritseeker
- Blood
- Love It Here
- the kids aren’t alright
