Siamo al centro focale di un dark sodo per quanto riguarda lo spessore magmatico, monolitico per quello stilistico. Questo è il mondo oscuro degli inglesi The Underground Youth, e Hunted il nuovo disco, nove brani lattiginosi e infradiciati di nebbie liquide, un bel combusto di dark, waveing e post tutto che avanza all’ascolto come una tentacolare ossessione da day after.
La band di Craig Dyer non smentisce gli aromi pessimisti di una stilistica shoegazer tutto sommata egregia, un senso di disperazione che alberga in tutta la tracklist e che fa scivolare l’immaginazione in quei scenari lunari nel senso stretto di solitudine, angoscia e psichedelica allucinata, dove tutto è impossibile e tanto altro esasperato.
E’ una formazione schierata tra elettronica, echi e climi freddi, un raggelato poetico che non si concede nulla in più che sia uno scatto di vitalità allegra, tutto è pentecostale, tutto è dolorante, un vero cameo darkly che, nelle vibrazioni baritonali di Dreaming with Maya Deren, intorno alle cospirazioni solenni di Drown in me, nel caos disperato di Slave e nella melodia malata e disturbata di Deep inside of me poggia i suoi capisaldi sonici, i suoi migliori momenti “fobici” di inopinabile fascino.
Non per tutti, ma per chi cerca le profondità insondabili del magnetismo libidine a chili!
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