Esplosi alla grande – nel 2009 – con Embrace, i californiani Sleepy Sun, man mano che sono avanzati nella scena underground americana perdono smalto e coesione, il loro miscuglio di psych rock, allucinazioni, trippy Settantiani ed echi rimbalzanti alla metedrina non riesce quasi più ad attecchire all’ascolto se non con distacco o con qualche reminiscenza per epoche dorate del tempo che fu. Il nuovo e quarto disco Maui Tears, sebbene sovraccarico di tutte quelle funzioni psichedeliche da far stordire chiunque, convince poco se non altro per l’atmosfera continuativa e poco evolutiva del sound, lo ascolti e sembra di ascoltare i dischi precedenti, e questo mette in stallo la performance della band di Santa Cruz consacrando anche un vero rammarico anche da parte di chi ascolta.
Sound desertico e visioni drogate, blues maleodoranti ed intermittenze alcaloidi sono le territorialità acidognole tanto care ai nostri, territorialità che però scorrono via con fare noioso, una tracklist alla quale manca il “pezzo su cui attaccarsi” e viaggiarci sopra, dentro e di fianco, e di conseguenza tutto diventa apatico nonostante la bravura tecnica e d’arrangiamento totale. Nove tracce legate alla bella tonalità drogata di Bret Costantino e annodate a fuzz, ballate, chitarre sdoppiate e idee al limite estetico di certi Black Mountain, ma da sole non bastano a fare da “curva” per un qualcosa di nuovo, un qualcosa che si posti in avanti del puramente “casuale”.
Intendiamoci siamo al cospetto di una grande band ci mancherebbe solamente che anche le grandi band spesso – molto spesso – stagnano in sabbie mobili creative, non è facile ovviamente subissare un successo dietro l’altro, ma magari con uno sforzino di gruppo qualcosa potrebbe venire fuori; al momento – aspettando momenti migliori – godiamocela parzialmente con le effusioni roventi di “11:32”, la buona aria viziata che gira in “Slowdown” e le ottime spennate elettriche che graffiano “Galaxy punk”, poi il futuro tirerà le somme per questa bella realtà sonora al momento persi nel nulla dei loro deserti ispiratori.
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