“La vergine e la rivoluzione”, dieci brani, cinquanta minuti. I PULP-iTO senza confini, senza limiti. Nessun filo logico. Nessuno schema. Nessun paura. “Nessun rimpianto, nessun rimorso soltanto certe volte capita che appena prima di dormire mi sembra di sentire il tuo ricordo che mi bussa e mi fa male un po’ ” (grazie Max). “La vergine e la rivoluzione”, la luce psichedelica (“Vita vergine”), la new wave italiana e il Consorzio Suonatori Indipendenti (“…attento Ferretti il cavallo ti scalcia, attento Ferretti il montone ti monta…”), il rock italiano (i Marlene Kuntz cantano i “Pugnali d’aria” e la “Rivoluzione”), il pop italiano (“…My favourite football player is Stankovic…”), gocce elettroniche. “La vergine e la rivoluzione”, produce Snowdonia Records. Produce l’Italia.
Come sopra, tredici anni di storia, di concerti, di premi, di concorsi. I PULP-iTO al debutto, “La vergine e la rivoluzione”. La musica dello stivale. La musica nello stivale. Soltanto il rock e la new wave dei primi anni novanta. Sempre in prima fila.