Fragilità commoventi, ballate che fanno cerchi nei pensieri, un disco pop rock cantautorale in cui arde poesia e melodia, uno spazio che percorre il classico viatico obbligato testa/cuore che si apre e chiude come un florilegio immaginifico.
Cuore nero è il secondo disco della Massimo Francescon Band – quintetto veneto che con Francescon alla voce, vede anche in organico Alberto Turchetto cori e chitarre acustiche, Marco Dessi basso elettrico, Antonio Moret chitarre elettriche e Matteo Cicciliot alla batteria, una band dall’estetica variegata che rispecchia, oltre ad una maturità tecnica pregevole, il respiro retrò di certi dischi incisi con passione e fuori rotta (splendidamente) da parabole modaiole.
Dieci storie, dieci ascolti che riempiono a sazietà animo e orecchio, arie che riportano allure di Priviero Babi, Massimo Riva Io non me ne frego, un Graziano Romani ingentilito Neanche l’ombra o un Pippo Pollina versatile Cuore nero, Sognando la rivoluzione, tracce che a primo acchito si stampano dentro, come un soundtrack quotidiano che fa luce e ombra all’esistenza.
Il risultato – a fine corsa – è molto intrigante, soprattutto per la varia scelta di idiomi e per “il viaggio” che il tutto ti regala, fintanto che arriva I tuoi occhi sono pieni di sale, un sogno rarefatto (alla Sugar Fornaciari) di voce, sviso elettrico, armonica e deliri mex che ti apre il plesso solare dilaniandolo di grazia.
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