Nonostante siano nati dieci anni gli astigiani Mangarama hanno deciso di esordire solo quest’anno. Non è un difetto, anzi, a differenza di molte band che dopo due mesi già pubblicano il loro esordio, loro hanno metabolizzato il sound, ci hanno ragionato, provato i pezzi decine e decine di volte, fino a quando hanno deciso quale dovesse essere la direzione da prendere. Scelta saggia e in controtendenza rispetto all’ansia da prestazione e di correre che travolge la società di oggi.
Che poi si corre per arrivare prima dove? Scusate la digressione, ma l’atteggiamento di questa band induce a certe riflessioni. Tornando alla musica, il gruppo musicalmente è figlio delle sonorità nord europee, ma i testi sono in italiano. Chitarre piene si incrociano con un’elettronica sobria e spesso di supporto.
Accostabili agli Afterhours più melodici ed avvolgenti, come anche a molti gruppi italiani di indie-pop, il gruppo è sempre molto attento a chiudere il cerchio. I brani sono quasi sempre molto dialettici, con una chiusura che sintetizza il percorso intrapreso. Un buon esordio, grazie alla capacità di interpretare l’indie-pop in modo innovativo e personale.